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Quotidiano di Sicilia

Urbanistica governata dal caos
di Rosario Battiato

Piani regolatori vecchi di decenni, abusivismo edilizio ed edificato insanabile: in Sicilia regna l’improvvisazione. Comuni privi di strumenti aggiornati per una corretta gestione del territorio

Tags: Urbanistica, Piano Regolatore, Edilizia, Abusivismo



PALERMO – Il dibattito sull’abusivismo edilizio e sull’abbattimento dell’edificato insanabile torna ciclicamente a dominare la scena mediatica, ma, come sempre, si tratta di ragionamenti ex post, che servono, nella migliore delle ipotesi, a suggerire come recuperare un’area già violata e non tanto a discutere sulla gestione preventiva di un territorio senza controllo. Per normare il caos servono regole certe, altrimenti è il regno dell’incertezza. E l’incertezza produce mostruosità architettoniche, abusivismo, consumo di suolo, irregolarità diffuse e affari oscuri che si nascondono in piloni di cemento. Elementi che si condensano nel territorio siciliano, dove mancano quegli strumenti urbanistici aggiornati e sostenibili che, stando all’ultimo monitoraggio dell’Ispra (ente vigilato dal ministero dell’Ambiente), si trovano più facilmente nel resto d’Italia. Anche se qualcosa pare stia cambiando.

L’esigenza di organizzare il territorio ha origini lontane e risale alla Legge urbanistica del 1942 che norma il Piano regolatore generale comunale (Prg o Prgc) come strumento di comando e controllo del territorio, basato sulla “cultura dell’espansione urbana”, scrivono dall’Ispra nel rapporto sulle aree urbane del dicembre scorso. Nel corso degli anni, tuttavia, le legislazioni regionali e provinciali hanno implementato il vecchio sistema, adottando nomenclature differenziate, ma non sempre con grande successo. Il bilancio dell’Ispra è chiaro: “il Prg, con la proliferazione di molteplici varianti spesso non attuate, non è stato più in grado di controllare l’equilibrio tra la crescita effettiva della popolazione e le possibilità edificatorie, dando luogo a un consumo incondizionato di suolo”.

L’avvio di nuovi strumenti basati sulla qualità del territorio e sul riuso del patrimonio esistente, oltre che su specifici elementi ecologico-ambientali, si è affiancato all’applicazione della Valutazione ambientale strategica per definire quei piani che concorrono “al perseguimento degli obiettivi di sostenibilità e che sono attenti agli effetti sull’ambiente, sull’uomo, sul patrimonio culturale e paesaggistico”. Questi piani di ultima generazione, che operano nel nome del recupero e della gestione del territorio nell’ottica del lungo periodo, non sono tuttavia particolarmente diffusi in Sicilia. Lo certifica l’Ispra, sottolineando che “le regioni più virtuose per quanto riguarda gli strumenti urbanistici di ultima generazione e l’applicazione della Vas sono al Nord Italia: la Lombardia (con il Pgt, Piano di governo del territorio, presente in 12 Comuni capoluogo su 12), l’Emilia Romagna (con il Psc, piano strutturale comunale, 9 grandi Comuni su 9), il Veneto (con il Pat, piano di assetto del territorio, 6 Comuni capoluogo su 7). Per il Sud e le Isole d’Italia emerge la situazione della Campania (con il Puc, Piano urbanistico comunale, in 3 Capoluoghi su 5) e la Sardegna (con il Puc, 4 Comuni di grosse dimensioni su 9)”.

In Sicilia non si può certo parlare di una situazione particolarmente aggiornata: il quadro generale lo ha fornito l’Ispra e noi lo abbiamo implementato con gli eventi più recenti che hanno coinvolto i territori interessati. A Trapani il Piano regolatore – oggetto della recente campagna elettorale, poi conclusasi con un nulla di fatto, dopo l’annullamento delle elezioni per il mancato raggiungimento del quorum dell’unico candidato rimasto in gara – risale al 2010 e risulta essere uno dei più recenti tra gli strumenti urbanistici dei Capoluogo isolani. Ad Agrigento lo strumento urbanistico in questione risale al 2009, anche se è stato considerato illegittimo dal Cga lo scorso novembre in seguito a tre ricorsi che ne avevano denunciato l’approvazione oltre i limiti di tempo concessi dalla legge. A Siracusa bisogna tornare indietro di dieci anni, al 2007 e proprio a giugno c’è stato l’appello di Legambiente per una profonda revisione del Prg.
 
A Ragusa c’è un Piano regolatore approvato con determina dirigenziale che registra la data del 2006, anche se proprio alla fine di luglio il Consiglio comunale ha approvato la delibera concernente le direttive generali per la revisione del Piano regolatore della città, atto propedeutico per procedere all’aggiornamento. Stessa data per il comune di Caltanissetta, cioè il 2005, mentre a Palermo, città marchiata dall’infamante periodo del “sacco”, la variante generale al Prg è stata approvata nel 2004, anche se alla fine di settembre è arrivata l’approvazione dello schema di massima del Prg “Palermo 2025”, uno strumento fondato sulla rigenerazione urbana.
 
Di un anno prima è la variante del Comune di Messina, ma anche per la città dello Stretto ci saranno a breve novità interessanti. Alla fine di luglio, infatti, la Variante di tutela ambientale che si sta portando avanti nella città della Stretto è stata scelta come riferimento nazionale del progetto “Casa Italia”, iniziativa del governo per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio: “Il lavoro sin qui svolto – ha spiegato l’assessore all’Urbanistica, Sergio De Cola - e in fase di valutazione da parte del Consiglio comunale punta alla messa in sicurezza dei nostri territori e alla tutela dell’Ambiente”.
 
Nel comune di Enna c’è un piano originario del 1979 e una revisione che prevedeva anche la Vas (unico comune siciliano) avviata nel 2015. Alla fine di giugno si è conclusa la fase di studio del Piano regolatore. A Catania, infine, c’è un pezzo da museo, il Prg risale al 1969, anche se ha visto diverse varianti nel corso degli anni (l’ultima approvata nel novembre del 2015), e a metà luglio c’è stato l’ennesimo affondo di Sebastiano Arcidiacono, vice presidente vicario del Consiglio comunale, in riferimento alla vicenda di corso dei Martiri: “Manca lo strumento di pianificazione generale”.
 

 
Consumo di suolo eccessivo così nasce il rischio dissesto
 
PALERMO – Senza strumenti di controllo, l’attacco al territorio è semplificato. A placarlo non servono nemmeno le evidenti conseguenze derivate dal consumo di suolo, come il dissesto che ormai riguarda da vicino diversi territori isolani.
L’edizione 2017 del rapporto dell’Ispra sul consumo di suolo ha confermato il ruolo di rilievo rivestito da diverse realtà siciliane. “A livello comunale – si legge nel rapporto – i maggiori valori di superficie consumata si riscontrano a Roma (31.564 ettari), con una crescita di ulteriori 54 ettari nei primi sei mesi del 2016 (lo 0,17% in più) e in molti comuni capoluoghi di provincia: Milano (10.424 ettari), Torino (8.548), Napoli (7.408), Venezia (7.126), Ravenna (7.088), Palermo, Parma, Genova, Verona, Ferrara, Taranto, Catania, Perugia, Reggio Emilia e Ragusa (tra i 5.000 e i 7.000 ettari di suolo artificiale nel 2016)”. Valori elevati anche in realtà che non sono capoluogo: Vittoria (5.307 ettari) e Marsala (circa 3.700 ettari) su tutti.
I primi tre comuni siciliani per consumo di suolo rispetto alla superficie territoriale sono Isola delle Femmine (53,9%), Gravina di Catania (48,8%), Villabate (47,1%), mentre in valore assoluto ci sono Palermo (63 kmq), Vittoria (53 kmq) e Catania (51 kmq). Per consumo di suolo pro capite, la peggiore è Sclafani Bagni (4.730 mq per abitante), seguita da Butera (2.333) e Acate (2.080). Le due province più coinvolte sono state Catania (295 kmq) e Palermo (292 kmq), anche la percentuale più elevata di consumo di suolo spetta a Ragusa: 15,3% contro una media regionale del 7,2%.
 

 
Piani di nuova generazione per riqualificare i territori
 
PALERMO – Il quadro nazionale dell’approvazione degli strumenti urbanistici è necessario per individuare quali realtà hanno già investito risorse e impegno politico per approntare strumenti di ultima generazione, cioè in grado di evitare le nuove costruzioni e avviare una riqualificazione urbanistica, considerando anche i numerosi bonus messi in campo dal governo tra efficientamento energetico e “casa sicura” per la messa in sicurezza antisismica delle abitazioni.
L’Ispra ha raccolto, nel rapporto 2016 sulla qualità urbana, gli estremi delle delibere di approvazione degli strumenti urbanistici vigenti, segnalando inoltre anche le varianti più recenti, dal momento che in molti Comuni ce ne sono state diverse nel corso degli anni. Inoltre, sono state considerate anche delibere, atti, protocolli dei pareri motivati della Vas e le delibere di avvio dei procedimenti di Vas, nonché le delibere di adozione dei nuovi piani in itinere. Il quadro nazionale si può riassumere in questo modo: 11 piani approvati prima del 1990, si tratta di Prg e due di questi sono dei primi anni Settanta; 10 tra il 1990 e il 1999 (9 Prg, di cui la variante di un Pdf, piano di fabbricazione, e 1 Psc, Piano strutturale comunale); 59 piani tra il 2000 e il 2010 (31 Prg, 12 Puc, piano urbanistico comunale, 13 Psc, 2 Pat, piano assetto territorio, e 1 piano di governo del territorio); 36 piani approvati dopo il 2010 (10 Prg, di cui la variante di un PdF, 6 Puc, 5 Psc, 4 Pat e 11 Pgt).
I Comuni capoluogo dell’Isola non vanno oltre i tradizionali Prg, e nessuno di loro può vantare un piano posteriore al 2010.

Articolo pubblicato il 01 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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