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Pensioni dei regionali, un taglio ai privilegi
di Patrizia Penna

Corte dei Conti (sentenza 501/17): “Legittima l’applicazione della l.r. 9/2015”. Grazie alla riforma Baccei importi ridotti del 20%

Tags: Regione Siciliana, Pensioni, Corte Dei Conti



PALERMO - La turris eburnea dei privilegi dei pensionati della Regione siciliana non appare più così impenetrabile come un tempo.
È questa l’impressione che si ricava leggendo la sentenza n. 501/2017 della Corte dei Conti siciliana con la quale viene respinto il ricorso di un ex dipendente che lamentava l’erronea determinazione del trattamento di quiescenza ai sensi dell’arti. 52 della legge regionale 9/2015, in quanto di gran lunga inferiore a quello determinato ai sensi dell’art. 20 della legge regionale 21/2003.

In buona sostanza, la parte ricorrente intravedeva nella riforma del 2015 che porta la firma dell’assessore regionale, Alessandro Baccei, una violazione dei principi costituzionali per il fatto che la parte di pensione da calcolarsi con il sistema retributivo vede come base di calcolo non già l’ultima retribuzione, bensì la media delle ultime cinque retribuzioni, con ciò determinando condizioni più sfavorevoli per lo stesso ricorrente.

La riforma Baccei scaturisce da precise richieste avanzate a suo tempo dal governo nazionale poiché di fatto essa ha determinato un’equiparazione tra il  sistema pensionistico statale e quello regionale, ma al contempo anche una riduzione degli importi pensionistici di circa il 20% per almeno 9.000 pensionati siciliani. La sentenza della magistratura contabile che porta la firma del Giudice unico delle pensioni, Maria Rita Micci, ha una portata che potremmo definire storica poiché ribadisce a chiare lettere che nessun diritto è stato violato: la scelta del legislatore non può considerarsi arbitraria ma solo legata al fluire del tempo. L’istituto previdenziale – si legge nel documento – ha agito in piena conformità alla normativa, di natura transitoria, vigente che, innegabilmente, deve ritenersi il frutto di scelte tutte finalizzate ad uniformare, nel lungo periodo, il trattamento pensionistico regionale a quello statale nel più ampio disegno di risparmio della spesa pubblica”. E ancora: “Ciò che l’ordinamento tutela è il ragionevole affidamento in ordine al mantenimento del trattamento pensionistico già maturato, mentre non sussiste un principio di intangibilità e di non modificabilità dei metodi di calcolo dei trattamenti di quiescenza, secondo il diverso fluire del tempo; conseguentemente è manifestamente infondata la connessa prospettata questione di incostituzionalità”.

Possono tirare un sospiro di sollievo Regione siciliana e il Fondo pensioni che nel 2017 si accingono a spendere complessivamente oltre 600 milioni di euro per il trattamento pensionistico del personale regionale: cifre impressionanti che rendono incomprensibile la scelta dell’Ente regionale di farsi carico della previdenza dei suoi dipendenti.

Non a caso “l’anomalia” siciliana rappresenta un unicum nel panorama delle regioni italiane.

Articolo pubblicato il 18 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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