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Quotidiano di Sicilia

Pil della Sicilia e bugie della politica
di Patrizia Penna

Nel II trimestre a livello nazionale si registra una crescita del +1,5% su base annua. Nell’Isola nessun segnale di ripresa. La ricchezza prodotta resta “inchiodata” ai valori di 22 anni fa: 82,8 miliardi € (anno 2015)

Tags: Pil, Economia, Sicilia



PALERMO - La stima preliminare Istat del Pil nazionale relativa al secondo trimestre 2017 che attesta una crescita dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e un sorprendente +1,5% su base annua, rappresenta un record per il Belpaese degli ultimi sei anni.
Al netto dei proclami della classe politica che non ha perso tempo nell’attribuirsi tutti i meriti della ripresa, c’è stato anche chi ha sottolineato che sono più le luci che le ombre dal momento che nell’Eurozona la ricchezza prodotta corre a ritmi ben più sostenuti. Ma è un fatto incontrovertibile che l’Italia stia crescendo ormai da dieci trimestri consecutivi. Non può dirsi lo stesso della Sicilia che aspetta ancora di rialzare la testa dopo otto anni di crisi economica senza precedenti che ha messo in ginocchio un sistema produttivo che già strutturalmente era contraddistinto da equilibri estremamente precari.

La politica siciliana non è riuscita a dare le risposte ai problemi reali dei cittadini e delle imprese. Il risultato è stato il baratro a cui ormai assistiamo inermi da anni: se prendiamo in esame il dato Istat relativo al Pil a prezzi concatenati (valori di riferimento anno 2010), nel 2014 la Sicilia è tornata indietro nel tempo al lontano 1995, quando la ricchezza prodotta si attestava a quasi 83 miliardi: rispetto al 2013 è andato perduto lo 0,9% del prodotto interno lordo. “La Sicilia tra il 2007 e il 2014 - ha spiegato tempo fa al Quotidiano di Sicilia  Antonio Cinque, direttore della Banca d’Italia, sede di Palermo - , ha vissuto ben 8 anni consecutivi di recessione, la più lunga e intensa dal dopoguerra. Durante questo periodo, la nostra regione ha perduto oltre 12 punti di Pil, a fronte dei 9 punti nella media italiana, la spesa per consumi delle famiglie si è ridotta di quasi il 14% e quella per investimenti fissi lordi è arretrata di quasi il 40%. Ugualmente pesante è stata la dinamica negativa del mercato del lavoro”.

La classe politica isolana, in barba alle fonti quali Istat e Banca d’Italia e facendo piuttosto riferimento a stime preliminari destituite di ogni fondamento “ufficiale”, ha sbandierato presunti incrementi della ricchezza prodotta che non trovano alcun riscontro nella realtà dei fatti. Basti pensare alle slide di Crocetta, presentate in occasione del lancio ufficiale del nuovo movimento #RiparteSicilia. In quell’occasione, il Presidente della Regione siciliana parlò di un incremento del Pil isolano del 3,6% nel 2015 rispetto al 2012.
L’Istat ci racconta ben altro poiché  ha successivamente rivisto il dato siciliano 2014, “abbassandolo” da 82,7 a 81,1 miliardi di euro e riportando il vecchio valore 2014 nel 2015 (82,8 miliardi). Ciò significa che la politica ci racconta un’Isola che non c’è.

Secondo la Cgia di Mestre, il Pil pro-capite siciliano nel 2015 si attesta a €17.191, nel 2007 era di € 17.976: -4,4% la variazione registrata.

Ma il Pil regionale non è l’unico parametro a generare lo sconforto dei siciliani. Rispetto al 2015, nel 2016 le assunzioni a tempo indeterminato sono calate del 34% (Bankitalia). E ancora: nel 2007, secondo la Cgia di Mestre, il tasso di occupazione era del 12,9%, nel 2016 si attesta al 22,1%.

Nel 2007 la popolazione a rischio povertà ed esclusione sociale in Sicilia era del 50,5%. Nel 2015 la percentuale è salita al 55,4%.

Articolo pubblicato il 18 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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