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Sanità, in Sicilia spesi 9 mld nel 2016 per l'apparato
di Serena Giovanna Grasso

Secondo l’analisi condotta dalla Ragioneria generale dello Stato, in Sicilia quasi un terzo della spesa corrente è destinato al personale (2,8 miliardi). Ma la Regione vede l’uscita in fondo al tunnel: oggi il disavanzo è pari a 700 mila euro, nel 2006 ammontava ad oltre un miliardo di euro

Tags: Sanità, Spesa Sanitaria, Sicilia



PALERMO – Centododici miliardi e mezzo: a tanto ammonta la spesa sanitaria corrente in conto economico sostenuta dalle regioni italiane nel 2016. Sfiora i nove miliardi di euro, 8,8 per la precisione (quasi l’8% della spesa sanitaria complessiva a livello nazionale), la spesa sostenuta dalla Sicilia, superiore di circa 200 milioni di euro rispetto agli 8,6 miliardi del 2015 (+1,7%). Si tratta del sesto valore più alto rilevato a livello nazionale: valori superiori si rilevano in Lombardia (18,9 miliardi), Lazio (10,8 miliardi), Campania (10 miliardi), Veneto (9 miliardi) ed Emilia Romagna (8,9 miliardi).

Questi solo alcuni dei risultati che emergono dal “Monitoraggio della spesa sanitaria 2017”, l’analisi condotta dalla Ragioneria generale dello Stato. Ricordiamo che il fabbisogno sanitario delle Regione Siciliana è a carico della stessa Regione per una quota pari al 49,11%, la restante quota è a carico del bilancio dello Stato.

Circa un terzo della spesa sanitaria corrente in conto economico è destinato al personale: a livello nazionale si parla di 34,4 miliardi di euro. In Sicilia ammonta a 2,8 miliardi di euro la somma destinata ai redditi da lavoro dipendente, valore in contrazione di quasi un punto percentuale rispetto all’anno precedente (-0,9%). Quasi un quinto della spesa sanitaria nazionale è destinata alla spesa per i consumi intermedi diversi dai prodotti farmaceutici, 21,7 miliardi di euro. In Sicilia, questa tipologia di spesa incide in minor misura (14,6%) ed equivale a quasi 1,3 miliardi di euro.

La spesa per i prodotti farmaceutici in Sicilia incide per il 9,6% sulla spesa sanitaria corrente (per il 9,8% in Italia): si parla infatti di 846 milioni di euro (oltre 11 miliardi a livello nazionale). Quasi il 7% della spesa sanitaria è rappresentato dall’assistenza medico-generica da convenzione (6,8%), che in Sicilia è pari a 599 milioni di euro.

Particolarmente critica è la situazione sanitaria sotto il profilo economico vissuta in special modo da alcune regioni tra cui la Sicilia. Nel 2006, dei circa 6 miliardi di euro di disavanzo complessivo del settore sanitario, circa 3,8 miliardi di euro erano concentrati in tre sole regioni: Lazio, Campania e Sicilia (si parlava rispettivamente di 1,9 miliardi di euro, 749 milioni di euro e 1,1 miliardi di euro). Al fine di far fronte alla situazione di grave squilibrio economico-finanziario strutturale di alcuni Servizi sanitari regionali fu introdotto lo strumento, allora assolutamente innovativo, del piano di rientro. Tale strumento si configura come un vero e proprio programma di ristrutturazione industriale finalizzato al conseguimento di una profonda e permanente riorganizzazione del Servizio sanitario regionale interessato. Ciò avviene attraverso l’individuazione delle aree di importante ritardo o inefficienza, all’origine dello squilibrio economico, a cui è associata la programmazione e l’implementazione di opportune misure di correzione di tali criticità.

In particolare, il gruppo delle Regioni sotto piano di rientro è composto dalle Regioni “storiche” che hanno avviato il piano di rientro nell’anno 2007 e che sono tutt’ora in vigenza di piano (Lazio, Sicilia, Abruzzo, Molise, Campania) nonché la Calabria che ha avviato il piano di rientro nel 2009. Tale gruppo non include la Liguria, in considerazione della sua sottoposizione al piano di rientro limitatamente agli anni compresi fra il 2007 e il 2009. Le regioni Puglia e Piemonte sono state trattate separatamente in quanto sottoposte a un piano di rientro leggero. Infatti, stante la diversità strutturale di tale tipologia di piano rispetto a quelli “ordinari”, necessitano di una trattazione distinta rispetto alle altre regioni sotto piano di rientro.

Naturalmente questa restrizione economica ha inciso non indifferentemente sugli obiettivi di spesa e sui servizi offerti. Oggi la nostra regione è definitivamente uscita da questa situazione di disavanzo: infatti, rispetto all’oltre 1 miliardo di euro di disavanzo complessivo nel settore sanitario, sono da addebitare alla Sicilia appena 0,7 milioni di euro. Oggi gran parte per disavanzo grava sulla Sardegna (320 milioni di euro), Provincia autonoma di Bolzano (227 milioni di euro) e Lazio (163 milioni di euro).

Articolo pubblicato il 22 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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