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Grandi città: negligenza on the road
di Rosario Battiato

Per le manutenzioni restano soltanto le briciole e così circolare sulle strade diventa un rischio per la sicurezza. Istat: a Palermo, Catania e Messina 4.200 incidenti (2016) di cui 50 mortali

Tags: Manutenzione, Sicurezza, Strade, Sicilia, Istat



PALERMO – È un meccanismo inceppato, che non prevede una soluzione. I siciliani continuano a morire sulle strade killer (192 vittime nel 2016), registrando una particolare incidenza nelle arterie dell’abitato urbano, dove si verificano l’80% degli incidenti e poco meno del 60% delle morti. In questo quadro, sono le città metropolitane a rivestire un peso determinante: il 65% del totale regionale di morti e incidenti si registra nel loro territorio. E intanto la manutenzione langue, perché è minima la riscossione delle infrazioni al Codice della strada, che dovrebbe servire, almeno per la metà, per riparare le arterie viarie.

Sono stati 3.960 gli incidenti che hanno riguardato le strade urbane (incluse anche provinciali, statali e regionali entro l’abitato) dei comuni di Palermo, Catania e Messina, pari al 10% del totale degli incidenti registrati nei quattordici principali comuni italiani. Numeri che si traducono in un costo salato in termini di vite umane: 56 vittime, pari al 17% del conto totale dei grandi centri (329). In questo tragico bilancio, vanno menzionati altri 5.800 feriti, circa il 10% dei 59.399 registrati nelle altre realtà. Nella macabra classifica dei morti sulla strada, Palermo e Catania occupano rispettivamente il quinto (25 morti) e il sesto posto (20) tra le località più popolose a livello nazionale.

Un peso non indifferente, che trova un’altra zavorra se consideriamo la situazione relativa alle aree metropolitane in generale. Sulle strade urbane di Palermo il numero degli incidenti è passato da 2.405 (2015) a 2.548 (2016) e il numero di decessi da 18 a 29.
Catania è l’unica isolana ad aver superato il tasso di mortalità nazionale (4,8 contro 4,5), a causa di una crescita importante negli ultimi due anni (dal 3,4% a 4,8%), anche se la variazione del totale dei morti ha visto una riduzione del 29% nel lungo periodo (2016/2010). Nell’area etnea sono comunque cresciuti gli incidenti urbani (2.254 nel 2016), a fronte di una riduzione delle vittime (da 39 a 28), e anche quelli extraurbani (da 435 a 473 incidenti, da 14 a 10 vittime).

Anche a Messina il tasso di mortalità ha fatto registrare una crescita, da 3,4 a 4,2, sebbene sia comunque incoraggiante (-21,4%) la tendenza. I numeri in valore assoluto fanno riferimento a 987 incidenti sulle strade urbane e 339 su quelle extraurbane, rispettivamente con 14 morti (+4 rispetto al 2015) e 8 morti (-9 rispetto al 2015).

Se spostiamo la lente di ingrandimento sul quadro regionale, scopriamo che la Sicilia ha fatto registrare una crescita del numero di incidenti tra il 1981 e il 2016, passati da 6.390 a 11.067 (8.850 solo nelle strade urbane). Quest’ultimo dato, se escludiamo una lieve crescita rispetto al 2015, risulta comunque il più basso degli ultimi vent’anni. Netta anche la tendenza in relazione al numero dei morti: i 192 (108 sulle strade urbane) registrati nel 2016 sono i più bassi in assoluto dal 1981 a oggi. Il numero di feriti, che è stato pari a 16.601, ha registrato, a eccezione del 2015, il miglior risultato dal 1996.

A preoccupare è però il peso specifico che le tre grandi città rivestono nel quadro regionale. Per comprenderne il ruolo è sufficiente ricordare che tra Palermo, Messina e Catania, considerando soltanto l’area comunale, si concentrano poco meno della metà del totale degli incidenti regionali (circa 4 mila su 11.067) e quasi un terzo delle vittime (56 su 192). Incisivo è anche il conteggio dei feriti, con 5.800 su 16.601 totali, cioè circa il 35% del dato regionale.

I numeri diventano più sostanziosi se confrontiamo le strade urbane delle tre città metropolitane con le altre realtà siciliane. In questo caso si sono registrati 71 morti su 108 e 5.789 incidenti su quasi 9 mila. Circa il 65% di morti e incidenti avviene dunque a Palermo, Catania e Messina.

La tendenza è nazionale – “nel 2016 sulle strade urbane si sono verificati 131.107 incidenti (74,6% del totale), che hanno causato 176.423 feriti (70,8% del totale) e 1.463 morti (44,6% del totale)”, si legge sul report Istat – anche se in Sicilia si abbina ad altre due serie criticità: i timidi interventi delle Amministrazioni locali nella manutenzione delle strade e la facilità di evasione rispetto alle sanzioni.

A fornire gli ultimi dati sulla spesa delle Amministrazioni locali su questo versante è openbilanci.it, che offre i bilanci consuntivi 2014 di Catania, Messina e Palermo. Facendo un focus nel settore della viabilità (spese per la manutenzione stradale, ridisegno delle strade, costruzione di infrastrutture e installazione arredo urbano), scopriamo che, tra le grandi città, cioè superiori ad almeno 200 mila abitanti, Catania è settima su otto posizioni, con 34,79 euro pro capite di spesa. Nelle città con almeno 50 mila abitanti, Catania scivola intorno alla centesima posizione, mentre Palermo riesce a fare un po’ meglio (74esima posizione) con 46,81 euro. Per Messina non ci sono dati di dettaglio.

Se la strade non brillano certo per qualità, allora dovrebbe essere l’azione di vigilanza a garantire maggiore sicurezza. In qualche modo è così: tra il 2013 e il 2015 le entrate potenziali da violazioni al Codice della Strada, considerando tutti i comuni siciliani, sono passate da 79,3 milioni a 114 milioni all’anno. Tuttavia le riscossioni sono ancora al minimo storico. Tanto per fare qualche esempio – abbiamo trattato il tema nell’inchiesta dell’11 luglio “I vigili multano, ma il siciliano non paga” – a Palermo la riscossione era del 49,6% nel 2013, ma numeri ancora più bassi si erano registrati a Catania (fonte Corte dei Conti).
 


Il confronto tra Italia e Sicilia. Per il Sud numeri in aumento
 
PALERMO – Anche a livello nazionale le città metropolitane hanno un peso specifico non indifferente nel dato relativo agli incidenti e alla mortalità: 40,4% del totale in Italia (71.030) per gli incidenti e 28,9% delle vittime (950).
In particolare, come spiegato dall’Istat, è importante l’analisi relativa ai grandi comuni, che di fatto rappresentano l’aspetto più corposo all’interno delle aree metropolitane. Questi numeri consentono di “delineare importanti caratteristiche nelle principali realtà urbane italiane e di individuare elementi utili per le politiche sulla sicurezza stradale a livello locale”. Gli incidenti stradali in tali aree (Torino, Milano, Verona, Venezia, Trieste, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Palermo, Messina, Catania) rappresentano, nel 2016, il 25,5% del totale in Italia (44.878), le vittime l’11,8% (386). La buona notizia riguarda la sostanziale riduzione, dopo la crescita del 2014 e del 2015, registrata nel 2016 con un “lieve aumento del numero di incidenti e una diminuzione in quasi tutte le realtà territoriali del numero di vittime”.
Ci sono anche richieste comunitarie da rispettare: “Rispetto al 2010 i decessi nei grandi comuni, punto di riferimento per l’obiettivo europeo 2020, sono scesi nel 2016 del 26,6% (media Italia -20,2%)”. I comuni dove il calo delle vittime è stato più consistente sono Genova (-59,4%), Verona (-48,1%), Bologna (-42,9) e Firenze (-40,0%), ma in generale la “maggior parte dei territori presenta una riduzione dei morti, dentro e fuori l’abitato tra 2016 e 2015”. I comuni dove si registra invece un aumento in termini assoluti, solo sulle strade nell’abitato, sono “Napoli, Palermo, Messina e Catania”. Le vittime sulle strade urbane rappresentano circa un quinto del totale in Italia per la stessa categoria di strada, quelle sulle strade extraurbane il 3,1% (nel 2015 rispettivamente 23,4% e 4,6%).

Articolo pubblicato il 29 agosto 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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