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Discariche illegali: l'Ue ne taglia 25. Sicilia promossa soltanto per una
di Rosario Battiato

Si tratta dei siti che obbligano l’Italia a pagare una penalità semestrale in seguito alla condanna di Bruxelles. A far risparmiare lo Stato sarà soprattutto la Campania che perde 14 aree abusive

Tags: Ambiente, Rifiuti, Sicilia, Unione Europea



PALERMO – Ancora un piccolo passo verso il risanamento ambientale del Paese, piccolissimo per la Sicilia. Ieri il ministero dell'Ambiente ha reso noto che 25 discariche abusive hanno lasciato l'elenco dei siti che obbligano l'Italia a pagare una penalità semestrale in seguito alla sentenza di condanna della Corte di Giustizia Ue del 2 dicembre del 2014. In Sicilia si è passati da 11 a 10.
Nella lista delle discariche non conformi alla direttive 77/442 e 91/696 sono rimaste adesso 77 irregolari, meno della metà rispetto alle iniziali 200 sancite nella sentenza di tre anni fa. Si abbassa anche la penalità semestrale che l'Italia deve pagare a Bruxelles: dalla prima di 39,8 milioni di euro si è arrivati 16 milioni, circa 200 mila euro a sito.

È stata la direzione generale Ambiente della Commissione europea a inviare una lettera al ministero, replicando, in questo modo, alla documentazione italiana del giugno scorso che faceva riferimento al lavoro svolto per la bonifica e la messa in regola di 33 siti. Per otto di questi esame non superato, per gli altri via libera. A far risparmiare una bella somma allo Stato italiano saranno soprattutto le discariche campane (ben 14 tra le 25 promosse), seguite da quelle dell'Abruzzo (4) e del Lazio (3). Una a testa per Sicilia, Umbria, Venero e Toscana.

Nell'Isola il sito che non sarà più oggetto delle attenzioni di Bruxelles è “Penisola Magnisi” a Priolo Gargallo, nel siracusano. Ne restano comunque ben 10, che si vanno ad aggiungere alle 23 della della Calabria, alle 14 dell'Abruzzo, alle 11 della Campania, alle sei del Lazio, della Puglia e del Veneto, e a una delle Marche.

Le discariche in elenco rientrano nella procedura 2003/2077 relativa alla “Non corretta applicazione delle direttive 75/442/CE sui 'rifiuti', 91/689/CEE sui 'rifiuti pericolosi' e 1991/31/CE sulle 'discariche'”. La sentenza della Corte Ue è la 196/13 ed è arrivata nel dicembre del 2014.

Da quella data il numero delle discariche è andato a ridursi vertiginosamente, premiando l'impegno del governo italiano. Una necessità, perché le sanzioni hanno comunque un peso. Oltre alla porzione forfettaria da 40 milioni di euro, c'è una penalità semestrale originariamente fissata in circa 40 milioni di euro per la mancata esecuzione della sentenza di condanna del 26 aprile del 2007. Si tratta, in altri termini, di circa 200 mila euro a sito per ogni sei mesi, cioè di circa 2 milioni di euro per la sola Sicilia.

Per il ministro Galletti “è l'ennesimo buon risultato del grande lavoro di squadra che unisce il ministero dell'Ambiente, la struttura di missione della Presidenza del Consiglio e le autorità italiane in Europa, il nuovo commissario Gen.Giuseppe Vadalà e gli enti territoriali interessati in un continuo confronto con la Commissione Ue”. Restano comunque “ancora troppe le discariche abusive in Italia e che non si possa essere davvero contenti fin quando queste non si saranno azzerate”.

Per l'Isola il settore ambientale resta un vero incubo: l'ultimo monitoraggio ha evidenziato la presenza di ben 9 procedure di infrazione che la riguardano direttamente tra depurazione, emissioni, inquinamento sonoro, direttiva Habitat e mancato aggiornamento del Piano rifiuti.

Articolo pubblicato il 07 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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