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Racket, le imprese siciliane denunciano ancora troppo poco
di Michele Giuliano

Nel resto d’Italia la crescita media di denunce è del 64%, mentre in Sicilia è solo del 38%. L’Isola 17° nella classifica nazionale; peggio soltanto Abruzzo, Campania, Calabria

Tags: Racket, Sicilia



ROMA - Un passo avanti in gran parte dell’Italia, in Sicilia appena appena un passettino e forse nemmeno. È un quadro a tinte fosche quello che emerge dal numero di denunce fatte dalle imprese vittime delle estorsioni. Nei 6 anni compresi tra il 2010 e il 2015, in base ad un’elaborazione fatta dalla Cgia di Mestre su dati Istat, viene fuori che in Sicilia il numero di denunce è aumentato del 38%.
 
Numero che da solo non dice praticamente nulla, anzi potrebbe anche indurre ad un ottimismo. Purtroppo così non è se poi si accosta questo dato a quello della maggior parte delle regioni italiane. La Sicilia è solo 17° in questa classifica e peggio di lei fanno solamente Abruzzo, Campania e Calabria.

Nel 2010 le denunce delle imprese siciliane per estorsioni erano appena 650, nel 2015 sono salite a 897 ma è chiaro che stiamo parlando di cifre ancora minime rispetto all’entità del fenomeno che è realmente radicato nel tessuto socio-economico siciliano. La media italiana dell’aumento di denunce per il racket è del 64%, quindi quasi il doppio della Sicilia.

Le regioni più virtuose Valle d’Aosta, Trentino, Emilia Romagna e Umbria con denunce raddoppiate o addirittura triplicate e quadruplicate. Paradossalmente è al nord che si registrano gli incrementi percentuali più importanti: nel Trentino Alto Adige del +188%, in Emilia Romagna +172,8 e in Friuli Venezia Giulia +125,4. L’ultima regione nordestina, il Veneto, ha registrato un incremento percentuale del 79,5%, pari ad un aumento in termini assoluti di 217 denunce. La regione con il più alto numero di denunce segnalate all’Autorità giudiziaria è la Lombardia che nel 2015 ne ha registrate 1.336. Al secondo posto troviamo la Campania con 1.277 e al terzo il Lazio con 916.
 
“Il fenomeno estorsivo - dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo - è un tipico reato praticato dalle organizzazioni criminali di stampo mafioso ai danni degli imprenditori. Oltre ad acquisire illecitamente del denaro con la violenza e le minacce, l’obiettivo principale è quello di controllare il territorio. Il fatto che nelle regioni del Nord siano in forte aumento le denunce per estorsione, segnala ancora una volta che questi gruppi criminali organizzati si sono diffusi in modo capillare in tutto il Paese e in particolare nelle regioni più ricche”.

Secondo i dati di Transcrime, Centro di ricerca dell’Università Cattolica di Milano, si stima che il fatturato complessivo dell’estorsione organizzata in Italia oscilli tra i 2,7 e i 7,7 miliardi di euro l’anno. Pur essendo molto contenute (nel 2015 le segnalazioni sono state solo 375), non va nemmeno sottovalutato il fenomeno dell’usura. “Con le sole denunce effettuate all’Autorità giudiziaria – dichiara il segretario della Cgia Renato Mason – non è possibile dimensionare il fenomeno dell’usura. Le segnalazioni, purtroppo, sono molto esigue. Tuttavia, l’attenzione non va assolutamente abbassata, perché come sanno gli addetti ai lavori è molto difficile che le vittime trovino la forza per denunciare i propri strozzini. Oltre al perdurare della crisi e la conseguente stretta creditizia, sono soprattutto le scadenze fiscali o la necessità di fronteggiare piccoli imprevisti di spesa a spingere molte micro aziende nella morsa degli usurai, spesso per importi molto contenuti che non superano qualche migliaio di euro”.

Articolo pubblicato il 08 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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