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Renzi si smarca dal Pd siciliano
di Carlo Alberto Tregua

Ripartire dalle macerie di Crocetta

Tags: Matteo Renzi, Pd, Sicilia, Elezioni



La due giorni di Renzi a Taormina e a Catania, avente per oggetto formale la presentazione del suo libro Avanti, che ricorda la testata socialista, è trascorsa senza lasciare segni sulla campagna elettorale.
Dopo la conferma dell’appoggio di mezza Alleanza popolare dell’inutile Alfano al rettore dell’Università di Palermo, Fabrizio Micari, i candidati in corsa più accreditati alla vittoria finale sono tre. Gli altri (Claudio Fava, Roberto La Rosa, Franco Busalacchi, Piera Maria Loiacono, Lucia Pinsone e Vittorio Sgarbi) sono di contorno e hanno tutto il diritto di partecipare alla campagna elettorale.
Claudio Fava ha un ruolo determinante nel futuro del Pd siciliano, perché sottraendogli fra il 7 e il 10% (politicamente) dei voti lo relega al terzo posto. Si tratta della vendetta di Massimo D’Alema nei confronti di Matteo Renzi: far perdere la Regione siciliana al suo vecchio partito, in modo da creargli le premesse negative per la prossima campagna elettorale nazionale.

È sentimento comune, che abbiamo percepito da molti personaggi del Pd siciliano, la rassegnazione alla sconfitta, perché il retaggio di Rosario Crocetta è insuperabile. Egli, come presidente della Regione, ha fatto più danni che il ciclone Irma, sia all’economia che ai siciliani. Per questa ragione, i candidati del Pd al seggio dell’Assemblea regionale, corrono come cavalli solitari nonostante il disgusto degli elettori siciliani.
Erroneamente, però, si dà la responsabilità totale di quanto accaduto in Sicilia a Matteo Renzi, perché la Sicilia è stata governata da quel pezzo del Partito democratico che a livello nazionale è all’opposizione, rappresentata da Orlando ed Emiliano. Nella maggioranza del Pd siciliano ci sono molti dell’Mdp bersaniano.
Tuttavia, Matteo Renzi ha ugualmente la responsabilità oggettiva dei disastri di Crocetta, perché fin da quando divenne segretario del Pd e poi presidente del Consiglio aveva il dovere di capire come andavano le cose qui e costringere Crocetta alle dimissioni.
Vero è che il Governo Renzi ha fatto firmare a Crocetta un’intesa che è una sorta di capestro per la Regione siciliana, ma è anche vero che il mancato rispetto dei patti non è stato adeguatamente sanzionato.
 
 
In questo quadro, rientra l’adesione di Ap in appoggio al rettore Micari, anche se è costato ad Alfano il dissanguamento di parecchi deputati regionali, nonché di senatori e deputati ritornati alla casa madre.
Ma Alfano è ormai alla canna del gas e pur di salvare se stesso e i quattro amici del bar si è ormai totalmente asservito a Renzi, che certamente gli avrà offerto il salvagente per le prossime elezioni nazionali. Dai sondaggi venuti fuori in questi giorni, il malridotto partito dell’attuale ministro degli Esteri è accreditato fra il 2 e il 2,3%. Ma dopo i trasferimenti, tale percentuale si avvicinerà pericolosamente allo zero.
Fabrizio Micari è un valente professore e aveva ottime probabilità di far funzionare la sua Università, così come fece a suo tempo Roberto Lagalla, che ha conseguito notevoli risultati (fra l’altro Lagalla è stato un supporter di Micari).
Però, osserviamo che avrebbe fatto bene a dimettersi dalla carica, piuttosto che mettersi in congedo, perché sul piano etico non si deve mai giocare su due campi e bisogna assumere la responsabilità delle proprie decisioni, giuste o sbagliate che siano.

Micari forse non si è dimesso sapendo che le sue probabilità di approdare alla Presidenza della Regione sono estremamente modeste, non già a causa del suo valore, ma per la frantumazione dell’area che lo supporta.
In questo quadro, svetta la figura di Leoluca Orlando, sindaco di Palermo e presidente di AnciSicilia, il quale nella maturità sta dimostrando le doti di leader ancor più di prima. Vogliamo ricordare che quando si dimise dalla Democrazia cristiana e fondò la Rete (1991), il primo quotidiano con cui fece il Forum per annunciare l’evento fu il QdS.
Escludendo dalla partita a tre la molto imbrobabile vittoria del Pd, resta la gara a due fra Musumeci e Cancelleri. Nei forum che faremo con i candidati alla Presidenza, porremo la questione fondamentale della Sicilia: la lotta ai privilegiati e l’inserimento del merito e della responsabilità in tutti i livelli istituzionali, sociali ed economici.

Articolo pubblicato il 13 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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