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La Natura denuda l'egoismo dell'Uomo
di Carlo Alberto Tregua

Normali esondazioni e terremoti

Tags: Terremoto, Alluvione, Esondazione



Quando capita una sciagura, come terremoto, esondazione, scivolamento di montagne ed altro, molti benpensanti se la prendono con la Natura e qualche altro col Padreterno. Né la prima, né il secondo sono causa di quello che avviene su questa Terra.
C’è di più. Tutti gli eventi naturali del tipo di quelli citati, in parte non sono prevedibili, ma molti lo sono.
È l’Uomo che non vuol capire, nonostante la sua millenaria esperienza, questi fenomeni naturali. Non capendoli non si attrezza adeguatamente per fronteggiarli, anzi, addirittura è causa di alcuni di essi.
L’abusivismo edilizio non controllato, non combattuto, è uno degli elementi che turbano il territorio. Ma è più grave la costruzione di migliaia di immobili debitamente autorizzati dai rispettivi Comuni, che non potevano e non dovevano essere costruiti laddove essi si trovano.
Il disastro di Giampilieri del 2009 dimostra quanto precede e cioè che gli immobili debitamente autorizzati ma costruiti sul letto del fiume, non dovevano esserlo.

I continenti si allontanano e si avvicinano continuamente. Quando si avvicinano uno va sotto o sopra l’altro. Tutti i movimenti sono la fonte dei terremoti. Un fenomeno del tutto naturale che non può essere evitato e nemmeno previsto, almeno allo stato attuale delle conoscenze umane.
Però si può operare in modo che le conseguenze non siano catastrofiche con la perdita di vite umane, ma quest’opera di prevenzione nel nostro Paese non è mai stata fatta da una classe politica miope, che ha sempre guardato l’oggi e mai il domani o il dopodomani.
Abbiamo più volte citato il Giappone come Paese di grande lungimiranza, che ha ricostruito tutti gli immobili con criteri rigorosamente antisismici e ora non risente quasi più dei frequenti terremoti che si verificano in esso.
Neanche le eruzioni sono prevedibili, e solo la lentezza di percorrenza del magma consente di salvare vite umane, anche se eruzioni improvvise al di sotto dei crateri centrali non sono contrastabili. Quando nell’area del Vesuvio, dopo l’eruzione devastante del 79 d.C. abitano 600 mila persone  e non c’è un piano efficiente di evacuazione date le strade strette, si può comprendere l’entità del disastro in caso di nuova eruzione.
 
Le esondazioni dei fiumi vengono sempre imputate alle bombe d’acqua. Si tratta di una scusa palese perché la verità è che il letto di ogni fiume non ha adeguati argini, non è opportunamente dragato e curato con quella ordinaria manutenzione che si impone e che dovrebbero effettuare Comuni, Province e Regioni.
Lo stesso dicasi delle strade comunali, le quali non hanno i tombini e le caditoie opportunamente nettate con la conseguenza che qualunque rovescio allaga le strade medesime.
E dire che tutte queste opere di manutenzione ordinaria e straordinaria di fiumi e strade farebbero aprire decine di migliaia di cantieri e procurerebbero l’occupazione di centinaia di migliaia di persone.
Le Pubbliche amministrazioni non seguono questa via maestra, ma quella del clientelismo, per cui c’è la continua corsa alle assunzioni, alla stabilizzazione dei precari, all’affidamento delle consulenze e ogni altra forma di corruzione etica e legale.  

Il cambiamento del clima è conseguente all’inquinamento sempre maggiore. I ghiacciai si sciolgono, il livello dei mari aumenta, rosicchiando la terra ed invadendola. Tutto questo è conseguenza del fatto che l’Uomo non programma il futuro.
Ma la Natura si vendica e denuda la sua pochezza. Si vendica appunto con le esondazioni, con i disastri idrogeologici e con ogni altra forma di reazione all’egoismo umano.
Cosicché la temperatura aumenta di parecchi gradi ogni decina d’anni, l’acqua piovana si concentra in nuvole immense che provocano le bombe, i tifoni diventano sempre più cruenti.
Solo di fronte a questi fenomeni l’Uomo dichiara la sua impotenza, ma spesso non riconosce le proprie colpe. Ciò perché è egoista e pensa che debbano essere gli altri a fare qualcosa: tutto è fattibile ma non nel mio giardino (Nimby).
Contro questa mentalità diffusa nel mondo c’è solo un’arma: la cultura, che genera conoscenza e competenza e, per conseguenza, la crescita mentale dell’Uomo.
Ma i tempi sono lunghi e nel mentre i disastri ambientali continuano.

Articolo pubblicato il 14 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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