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Si è conclusa la visita del Dalai Lama in Sicilia
di Redazione

Leoluca Orlando lo ha accolto a Palermo: “È tornato nella ‘sua’ città”. Diversi i temi trattati durante l’incontro, tra i quali quelli legati alla questione migranti

Tags: Dalai Lama, Palermo, Leoluca Orlando



PALERMO - Il Dalai Lama Tenzin Gyatso, leader spirituale del Tibet e premio Nobel per la Pace, ha concluso la sua visita in Sicilia dopo avere partecipato alla conferenza “Educazione alla gioia” al Teatro Massimo di Palermo.

Diversi i temi trattati durante l’incontro, tra i quali quelli legati alla questione migranti: “Qui in Sicilia - ha dichiarato - state praticando la compassione per gli altri, state accogliendo i migranti. Vi prendete cura di loro e vi ringrazio per questo. Nel mondo ci sono tanti individui che praticano l’altruismo e anche qui, dalla Sicilia, credo che dovrebbe partire un coordinamento mirato a ricostruire le distruzioni dei luoghi da cui arrivano i migranti”.

“I tibetani - ha aggiunto - sono 150 mila e pensiamo di ritornare e ricostruire il nostro posto quando non ci saranno problemi. Le nazioni che ospitano per prima dovrebbero offrire educazione e istruzione ai bambini, mentre chi è più grande dovrebbe avere addestramento tecnologico per poi cosentine loro di tornare nel loro Paese”.

Il Dalai Lama ha anche commentato il problema del terrorismo (guarda il video), chiarendo come “l’uso sbagliato della religione può essere distruttivo. Denominare un certo tipo di religione come terrorismo è sbagliato. Un vero musulmano mai uccide, un vero buddista mai uccide. È sbagliato titolare con frasi come terrorismo islamico perché la gente si fa un’idea sbagliata”.

In contrapposizione alla paura che scaturisce da momenti di crisi internazionale, il leader spirituale del Tibet ha spiegato: “La felicità è qualcosa che viene sviluppata da dentro, attraverso i nostri pensieri. Io da tempo promuovo di inserire nell’odierno sistema d’istruzione di sviluppare amore e compassione basati sull’esperienza comune”.

“Paura e sfiducia - ha ribadito il leader spirituale - provocano grandi problemi. Chi si rivolge a noi con rabbia provoca malessere nell’altra. Rabbia e paura a livello fisico fanno male, lo dicono anche i dottori”.

Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che 21 anni fa aveva già conferito al Dalai Lama la cittadinanza onoraria, ha mostrato al leader spirituale un Ficus religiosa, albero sacro per eccellenza per i buddhisti, che non cresce nei nostri climi ma che è stato coltivato dall’Università di Palermo e sarà piantumato nell’orto botanico della città nel segno dell’accoglienza e comune convivenza tra culture diverse. Sono stati poi donati a Tenzin Gyatso una bottiglia di olio della pace; il pane della pace, impastato dai giovani migranti accolti alla Missione speranza e carità del missionario laico Biagio Conte; un rosario in ametista e dell’acqua benedetta proveniente dal santuario di Santa Rosalia. Il Dalai Lama ha anche ricevuto da Orlando la medaglia della città di Palermo, ha firmato il libro d’onore e gli sono state conferite altre due cittadinanze onorarie, quelle di Ventimiglia di Sicilia e di Isola delle Femmine.

“Il Dalai Lama - ha detto Orlando - è tornato a Palermo, nella ‘sua’ città, nella città che nel 1996 gli ha conferito la cittadinanza onoraria. Ricordo la mia emozione e l’orgoglio di sindaco che con quella scelta lanciava un messaggio di futuro, affermava una visione e un cammino che facesse di Palermo non più capitale della mafia, non più capitale soltanto del diritto ma capitale dei diritti, spesso mortificati dal diritto, dalle leggi degli Stati”.

“Grazie, Santità - ha aggiunto - per avere accettato di essere, da anni lontani, punto di riferimento in una città dove la gioia era e deve essere liberazione dall’interno di ciascuno da egoismi e liberazione dalla soffocante cultura dell’appartenenza e dove sia quotidiano, vita domestica il rispetto della persona umana, di ogni persona umana”.

“Tanto si è fatto - ha concluso il primo cittadino - tanto dovrà essere ancora fatto, ma a Palermo ormai questo cammino è irreversibile e la presenza nella nostra città del ‘palermitano’ Dalai Lama ricorderà che a Palermo siamo tutti palermitani, senza distinzione di religione o credo, di colore della pelle o di lingua, di nazionalità o luogo di nascita”.

Articolo pubblicato il 19 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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