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Quotidiano di Sicilia

Woodcock, Scafarto e Travaglio: congiura?
di Carlo Alberto Tregua

Malagiustizia

Tags: Giustizia



La Giustizia italiana possiede gli anticorpi contro tutte le deviazioni, per fortuna. Infatti, sono gli stessi magistrati che mettono sotto accusa i loro colleghi quando si accorgono che essi possono aver deviato dalla retta via.
Gli stessi anticorpi sono all’interno delle Forze dell’Ordine perché può capitare che un poliziotto, un carabiniere o un finanziere, ed ora un forestale, possano andare fuori dal percorso di legittimità su cui devono invece camminare.
Ha ragione il Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette quando, riferendosi all’episodio dei due carabinieri e delle turiste americane, ha esclamato: “Se fosse vero, si tratterebbe di un fatto di gravità inaudita”.
Lo stesso accade quando un finanziere si fa corrompere o quando un poliziotto va fuori via. E tuttavia, i cittadini devono essere grati ai tre Corpi perché essi li tutelano veramente contro i reati di ogni genere.

Stessa gratitudine i cittadini devono avere nei confronti della Magistratura requirente e giudicante perché riesce sempre a rimettere a posto le eventuali deviazioni interne.
L’assoluzione di Clemente Mastella e della moglie, Sandra Lonardo, conferma come i cittadini debbano avere fiducia nelle toghe, che in quel caso non hanno accolto per niente le accuse basate su indizi e non su prove che avessero dimostrato la colpa al di là di ogni ragionevole dubbio. Ovviamente, dovremo attendere le probabili ulteriori due sentenze di secondo e terzo grado.
La questione che riguarda l’ex primo ministro, Matteo Renzi, è esplosa in queste ultime due settimane con particolare fragore perché sembra che emergano elementi che in prima considerazione facciano supporre una sorta di congiura fra il pm John Woodcock, il maggiore dei carabinieri, Gianpaolo Scafarto, supportati dal Fatto Quotidiano e dal direttore, Marco Travaglio.
Quest’ultimo ha una forte antipatia per Renzi e farebbe qualunque cosa per dimostrare la sua tesi che è poi la linea editoriale del quotidiano da lui diretto. Ma le ipotesi sono una cosa, i fatti sono un’altra e gli stessi fatti possono essere visti in bianco o in nero.
 
Non sappiamo come si concluderà questa vicenda, ma già il sospetto che pezzi dello Stato possano aver congiurato contro il primo ministro allora in carica, a prescindere da chi impersoni questa carica, è molto grave e turba la coscienza dei #Cittadiniperbene.
I quali devono potersi fidare delle Istituzioni. Diversamente, sono disorientati perché non capiscono la verità, soprattutto quando le questioni si infilano in quel forno mediatico dove molti giornalisti pur di fare colpo, straparlano (in radio e tv), o strascrivono sui loro fogli.
La questione del forno mediatico è gravissima e non viene affrontata né dalle Istituzioni né dagli Ordini nazionale e regionali dei giornalisti.
Non è possibile, infatti, che si dia notizia di quella che in modo ignorante viene definitivo Avviso di garanzia mentre è una Informazione di garanzia. Con ciò si ribalta il principio costituzionale della difesa del cittadino, che viene “informato” come se la pubblica opinione avesse voce in capitolo sulla sua innocenza o colpevolezza.

Il Pubblico ministero Woodcock non è nuovo ai flop delle sue inchieste e ricordiamo le parole del Primo Presidente della Corte di Cassazione, Giovanni Canzio quando, all’inanugurazione dell’anno giudiziario 2017, ha pronunciato una severa ammonizione dei confronti dei giudici requirenti: “Occorre aprire una finestra sulle indagini dei Pm”.
La finestra dovrebbe avere il controllo dei risultati fra indagini e condanne. Se un Pm apre cento fascicoli e non ottiene nessuna condanna, non si può avere considerazione del suo lavoro. Ma vi sono Pm che aprono cento fascicoli e ottengono 70-80 condanne: dieci e lode.
Nessun uomo di Stato deve operare per acquisire notorietà ma ognuno deve osservare la regola etica del rispetto dei cittadini e, contestualmente, colpire senza indugio e con la massima severità coloro che commettono reati di ogni genere. Maggiore severità va usata per i reati compiuti dalla criminalità organizzata e quelli contro la corruzione.
Fiducia nelle Istituzioni che funzionino con rigore e rispetto delle regole etiche, oppure non c’è lo Stato.

Articolo pubblicato il 19 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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