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Buoni pasto, ecco tutte le novità
di Simone Belvedere

Adesso i coupon possono essere spesi anche presso mercatini, agriturismi, fiere e spacci aziendali. Sono 80mila le aziende italiane che usano i voucher in sostituzione della mensa

Tags: Buoni Pasto



ROMA - Già da diverse settimane si parla molto delle nuove regole che il 9 settembre sono entrate in vigore per quanto riguarda l’utilizzo dei buoi pasto.

Come previsto dal decreto del ministero dello Sviluppo economico di giugno 2017,i buoni pasto sono cumulabili, mentre fino a poco tempo fa era possibile usare un solo buono per pasto. Inoltre, sarà possibile per i lavoratori utilizzare i buoni pasto in tutti i luoghi in cui è possibile acquistare generi alimentari, mentre prima erano spendibili solamente in alcuni bar, supermercati e ristoranti.

Stando a quanto suggeriscono i dati del ministero, sono circa 80mila le aziende italiane che fanno uso di buoni pasto come servizio di sostituzione della mensa, e ammontano a più di 2 milioni e mezzo i lavoratori che ricevono i buoni pasto, la maggior parte dei quali impiegati nel settore privato. A conti fatti, quindi, il giro d’affari che ruota attorno ai buoni pasto in un anno raggiunge i 3 miliardi di euro.

Ma le novità non finiscono qui, infatti, i buoni pasto saranno spendibili anche nei mercati locali, negli spacci aziendali, addirittura negli agriturismi e nelle fiere: l’unica condizione che va rispettata è che se ne faccia uso solo per acquistare generi alimentari.
Per quanto riguarda, invece, la cumulabilità giornaliera, il tetto massimo che è stato stabilito è di 8 buoni pasto per ogni singola transazione, per un valore totale massimo fissato a 40 euro giornalieri.

Con il decreto ministeriale di giugno, però, non tutto è cambiato per quanto riguarda la fruizione dei buoni pasto, infatti, è ancora vietato cedere i buoni pasto a terze persone o farne uso al di fuori delle giornate lavorative. Inoltre, i buoni pasto sono ancora dotati esclusivamente del loro valore facciale, poiché è vietata la possibilità di ricevere del resto contante per aver pagato qualcosa con i propri buoni pasto. Rimane ancora immutata l’integrazione del denaro contante, che deve essere sommato al valore del buono, nel caso in cui si debba raggiungere una quota superiore per un pasto a cui si è interessati. Il datore di lavoro è ancora obbligato a erogare un numero di buoni pasto pari al numero delle giornate lavorative svolte dal singolo lavoratore, a cui vanno sommate eventuali  occasioni in cui il lavoratore non ha usufruito di un servizio mensa, qualora sia disponibile.

Quindi, dal mese di settembre , i buoni pasto diventano sempre più simili a una moneta e potrebbero contribuire, in questo modo, a dare una spinta ai consumi.

In un quadro generale come questo, non mancano sicuramente i malcontenti di alcuni negozianti, che male accolgono la presentazione dei buoni pasto in fase di pagamento. Infatti, molti preferiscono rinunciare a una buona fetta di clientela pur di non accettare i buoni pasto.

Ciò è dovuto al fatto che chi accetta i buoni mensa deve fornire un servizio anticipandone i costi, in attesa di un rimborso delle società emettitrici, situazione che per i piccoli esercenti potrebbe presto rivelarsi insostenibile.
Sarà compito degli organismi di vigilanza impedire gli abusi monitorando l’uso che si fa dei buoni pasto.

Articolo pubblicato il 20 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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