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I Comuni ignorano gli evasori
di Eleonora Fichera

Un’intesa siglata nel 2012 con Agenzia Entrate e Guardia di Finanza consente il recupero delle imposte nazionali non pagate. Nel 2016 i sindaci sono riusciti nell’impresa di recuperare 93 mila euro

Tags: Evasione Fiscale, Sicilia, Fisco, Agenzia Delle Entrate



PALERMO - Nell’eterna lotta della Sicilia contro l’evasione fiscale e contributiva, i comportamenti illeciti continuano ad avere la meglio. Affitti in nero, contratti di lavoro irregolari, esercizi commerciali che ignorano scontrini e fatture, sottraggono ogni anno milioni di euro alle casse degli Enti locali isolani. Perdite che i Comuni siciliani, perennemente in gravi difficoltà economiche, non possono di certo permettersi.

Cosa si potrebbe fare per contrastare un fenomeno tanto radicato nel nostro territorio? Gli strumenti, a dire il vero, ci sono. Il 15 giugno del 2012, infatti, la Regione Sicilia (adeguandosi a un sistema già attivo nel resto d’Italia e introdotto con Dlgs 23/2011) ha siglato un protocollo d’intesa con Agenzia delle Entrate, Guardia di finanza e Anci Sicilia con lo scopo di arginare l’evasione ormai dilagante. Il meccanismo, sulla carta, è piuttosto semplice: i primi cittadini segnalano presunte irregolarità all’Agenzia dell’Entrate che si attiva per effettuare i relativi accertamenti. I Comuni, poi, vengono ricompensati per la loro attività di vigilantes recuperando il 100% degli importi evasi su Irpef, Iva e Ires. Un sistema rapido ed efficace, che conviene a tutti e che chiama in causa direttamente i sindaci, autorità che, almeno teoricamente, dovrebbero essere in prima linea nella lotta all’evasione. Eppure qualcosa deve essere andato storto perché l’iniziativa non ha portato i risultati sperati.

Stando agli ultimi dati del ministero dell’Interno, elaborati dalla Uil, nel 2016 in tutta Italia sono stati recuperati solo 13 milioni e 320 mila euro, cifra in costante calo dal 2014 (tre anni fa la somma registrata fu di 21.163.000 euro, 17.064.000 nel 2015). L’impegno dei Comuni nel contrasto all’evasione, quindi, è ancora poco incisivo: 517 sono gli Enti locali che hanno attivato la procedura sui 7.685 totali (appena il 6,7% del totale).
 
Se si volge lo sguardo alla Sicilia, poi, il quadro peggiora. L’Isola è tra le regioni che hanno fatto peggio. Nella top ten dei Comuni che hanno recuperato importi maggiori, non compare nessuna città siciliana. A oggi solo 25 Enti su 390 (il 6,4%) hanno attivato la procedura di compartecipazione al contrasto all’evasione.
 
Numeri per certi versi imbarazzanti, che hanno fatto sì che lo scorso anno l’Isola raccogliesse solo briciole: nel 2016, infatti, nelle casse degli Enti locali siciliani sono rientrati appena 93.333 euro. Tra i Municipi più attivi, quelli della provincia di Catania (i 9 su 58 che hanno attivato la procedura sono riusciti a recuperare 16.593 euro) ed Enna, dove 5 Comuni hanno inviato segnalazioni per 21.398  euro, cifra più alta tra quelle registrate nell’Isola. Imbarazzanti i risultati del palermitano: solo 11.451 recuperati dagli unici 2 Comuni (su 82) che hanno attivato la procedura. Fanalino di coda, della Sicilia così come dell’intero Stivale, la provincia di Messina: solo lo 0,9% del totale dei Comuni (uno su 108) ha accertato irregolarità. Quasi inesistenti i numeri di Caltanissetta: appena 115 gli euro riscossi nella provincia.

Dati alla mano, i casi sono due: o l’evasione fiscale in Sicilia non esiste, e quindi non c’è nulla da segnalare, o non ci si attiva abbastanza per contrastarla. Sentendoci abbastanza sicuri di poter scartare la prima ipotesi, resta da domandarsi per quale motivo i sindaci isolani, al di là dei grandi slogan da campagna elettorale, facciano così poco per riportare nelle casse dei propri Comuni gli importi evasi. A conti fatti sembra, infatti, che intorno al tema dell’evasione fiscale ci sia tanto interesse ma poco impegno.

Quando la procedura fu attivata, una parziale “giustificazione” a questo comportamento fu data dalle differenze che vigevano in Sicilia rispetto al resto d’Italia. In un primo momento, infatti, sfruttando ancora una volta in maniera impropria l’autonomia, la normativa siciliana prevedeva che rientrasse nelle casse degli Enti locali solo il 30% degli importi segnalati (nella Penisola, invece, si riusciva a recuperare fino al 100%), mentre il restante 70% andava alla Regione. Una percentuale, forse, non tanto alta da stimolare la partecipazione attiva dei primi cittadini. Ma negli ultimi anni la Sicilia si è adeguata al resto d’Italia, arrivando, come abbiamo detto, a far rientrare il 100% degli importi segnalati.

I sindaci, quindi, non hanno più scuse. Oltre al supporto della Guardia di Finanza e i continui controlli sul territorio per accertare le irregolarità, i primi cittadini hanno a disposizione anche uno strumento importante, ma forse non utilizzato a dovere: la certificazione Isee. L’Indicatore della situazione economica, fondamentale per ricevere sussidi e sgravi fiscali, permetterebbe ai sindaci isolani di verificare con relativa facilità il corretto comportamento fiscale dei propri cittadini.

Ma quanto si potrebbe recuperare concretamente mettendo in atto gli interventi previsti dalla procedura? I risultati delle altre Regioni italiane, lo abbiamo detto, non sono soddisfacenti. Ciononostante, dare uno sguardo alle altre realtà della Penisola può aiutarci a capire le cifre minime che sembrano esserci in ballo. Perché, sa da una parte è vero che si poteva fare di più e meglio, è anche vero che alcune Regioni, pur con il minimo impegno, sono riuscite a riscuotere cifre ben più alte di quelle registrate in Sicilia. La "virtuosa" Lombardia (dove a “lottare” sono 124 Enti locali su 1.523) ha recuperato 5.206.467 euro, la Liguria (con 22 Comuni attivi su 235) 1.051.724 euro. In Emilia Romagna, infine, dove il numero di Comuni si avvicina molto a quello Siciliano (333) ma la partecipazione alla procedura è decisamente più diffusa (hanno partecipato ben 100 Enti locali), sono stati recuperati 3.095.614 euro. 

Risorse importanti che ai Comuni siciliani servirebbero come il pane per tentare di stabilizzare, almeno in parte, le proprie precarie finanze. Una chance potenzialmente fondamentale che però i sindaci isolani non sembrano interessati a sfruttare. Ancora una volta, cattiva amministrazione e noncuranza hanno trasformato una preziosa opportunità in un’occasione persa. Simbolo di questa negligenza diffusa, i primi cittadini siciliani che snobbando gli strumenti a propria disposizione, più che “controllori” impegnati nella lotta all’evasione appaiono quasi come complici silenziosi dei “furbetti” che sottraggono alle casse dei Comuni quote sempre più significative.

Articolo pubblicato il 27 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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