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Ars, come si "cambia" per non morire
di Raffaella Pessina

Ottantasettesimo cambio di casacca: Apprendi lascia Crocetta e va con Fava. Nella provincia di Catania 40 giovani hanno lasciato il Pd

Tags: Ars, Elezioni, Claudio Fava, Rosario Crocetta



PALERMO - Un altro cambio di casacca all’Assemblea regionale siciliana e, c’è da scommetterci, non sarà l’ultimo. Questa volta è coinvolto il partito Democratico, dove è stato Pino Apprendi che ha deciso di aderire al progetto di Claudio Fava. “Sono convinto che possa essere risolutore per i tanti problemi che ci ritroviamo – ha detto Apprendi - principalmente perché il governo guidato da Crocetta é stato condiviso dal centro sinistra con protagonista il Partito Democratico”.

Apprendi è una figura ormai storica di Palazzo dei Normanni ed è deputato da ben tre legislature. “Sin dalle prime riunioni del Pd, dichiarai che per parlare della nuova competizione elettorale, bisognava sciogliere il giudizio sull’operato del Governo Crocetta, che a mio avviso - prosegue - era veramente disastroso, mentre c’era chi sosteneva che non tutto era da buttare. Questa diversità di giudizio non mi avrebbe permesso di fare una campagna elettorale sincera nei confronti degli elettori e di tutti i cittadini. Il mio giudizio sul governo è netto, la Sicilia è arretrata su tutto”.

I cambi di casacca sono stati veramente molti in questa legislatura, alcuni dettati dal cambio di denominazione del gruppo parlamentare, altri dovuti al deputato che non ha più condiviso la linea politica del proprio partito o movimento. Complessivamente comunque i cambi sono avvenuti per 47 deputati alcuni dei quali hanno cambiato più volte nell’arco della stessa legislatura. I parlamentari che cambiano partito però non perdono consensi, a riprova che la politica la fanno le persone e non i partiti, diventando così preziosi serbatoi di voti contesi dalle compagini politiche. Inoltre sono nati gruppi proprio negli ultimi tempi per evitare la raccolta di firme, e altri sono risorti dalle loro ceneri. A prevederlo è la legge regionale numero 29 del 1951, che all’art.13 recita: “Nessuna sottoscrizione è richiesta per i partiti o gruppi politici costituiti presso l’Assemblea regionale in gruppo parlamentare nella legislatura precedente o che nell’ultima elezione regionale abbiano ottenuto almeno un seggio”. Per questo All’Ars si è aperta una vera e propria corsa alla formazione di nuovi gruppi quando al voto mancavano meno di 50 giorni.  L’obiettivo è stato quello di formalizzare le nuove denominazioni per farle coincidere con quelle delle liste depositate dai partiti per le regionali del 5 novembre prossimo. La scheda elettorale risulterà così arricchita di altri sei simboli, rendendo comunque più difficile la scelta per l’elettore e con un maggiore rischio di errori.

Ecco così che è comparso l’Arcipelago di Leoluca Orlando, è risorto il Megafono di Rosario Crocetta, solo per fare qualche esempio. Il cambio troppo facile di partito è stato al centro di una polemica scatenata nel 2015 da Pippo Sorbello, nel corso di una seduta all’Ars quando disse che “Molti di quelli che hanno cambiato casacca… hanno avuto nomine a iosa di parenti, di amici e amici degli amici: io  (ha detto Sorbello) sono forse uno dei pochi che non ha avuto niente”.

I cambi di casacca inoltre non hanno confini: si attuano da destra a sinistra, e gli unici, o quasi, che sono rimasti immuni da questa pratica sono stati i componenti del Movimento Cinquestelle. Tranne il caso di Antonio Venturino che, appena eletto si è iscritto al Megafono per poi giungere al gruppo Arcipelago.

Le defezioni non si fermano comunque all’interno del Palazzo dei Normanni, almeno per quanto riguarda il Partito Democratico: “Sono 40 i Giovani Democratici della provincia di Catania che hanno deciso di non rinnovare la tessera dell’organizzazione ed uscire dal Partito democratico” e che “guardano con interesse al percorso di Articolo 1-Mdp” e alla “candidatura di Claudio Fava a Presidente della Regione Siciliana”. È quanto sostengono Federica Barbato e Salvatore Trovato, dei giovani democratici. “Oggi - sostengono il Pd è un ambiente chiuso e diviso, dove si decide senza discutere, ormai estraneo al contesto politico e sociale”. “Appoggiare Claudio Fava - osserva Trovato - è come respirare aria fresca ed è finalmente l’occasione per ritornare a fare una politica veramente vicina ai bisogni delle persone e davvero libera di gridare alle persone ciò che pensa”.

Articolo pubblicato il 29 settembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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