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Quotidiano di Sicilia

Ecco come di aria si può morire
di Rosario Battiato

Polveri sottili e inquinanti sottraggono mesi di vita ai cittadini. Un decennio di analisi città per città. In Italia più di 90 mila morti prematuri all’anno. Il report presentato al Senato

Tags: Aria, Inquinamento, Sicilia



PALERMO – Di cattiva aria si può morire e gli italiani dovrebbero saperlo. Sono 91 mila i morti prematuri all’anno in Italia per inquinamento atmosferico, cinquemila in più della Germania e quasi il doppio del Regno Unito e il triplo della Spagna. Numeri che si concentrano in particolari zone del Paese, tra cui il bacino padano, la provincia di Firenze, il perugino, le aree metropolitane di Roma e Napoli, la Puglia e il porto di Taranto e la costa Sud-est della Sicilia.

I dati sulla mortalità, che sono stati rilevati per il 2005 dal Viias (valutazione integrata dell'impatto ambientale e sanitario) con un progetto concluso nel 2015 e finanziato, tra gli altri, dal ministero della Salute, sono stati ripresi dal rapporto “La sfida della qualità dell'aria nelle città italiane”, presentato venerdì scorso al Senato dalla Fondazione sviluppo sostenibile, presieduta dall'ex ministro Edo Ronchi.

Il dato nazionale, statisticamente quantificato in 1.500 morti premature all’anno per inquinamento per milione di abitanti, supera di gran lunga la media europea (1.000). Dei 91 mila decessi complessivamente conteggiati, la porzione più robusta riguarda le polveri sottili pm 2,5 (66.630), seguite dal diossido di azoto (21.040) e quindi dall'ozono (3.380).

Circoscrivendo il raggio d’azione del progetto Viias alla Sicilia, è stato effettivamente stimato un tasso di mortalità più elevato per la provincia siracusana e gli scenari di rischio per i prossimi anni, senza interventi adeguati, potrebbero essere ancora peggiori. Tuttavia, al di là di queste particolari aree a rischio, in termini di mesi di vita persi i siciliani possono dirsi soddisfatti.
 
Secondo quanto riportato dalla Fondazione, al Sud e alle Isole il numero si ferma a 5,7 mesi persi contro una media nazionale di 10 e di 14 per il Nord.

Le problematiche relative alla qualità dell’aria isolana non si fermano qui. La Sicilia, infatti, è nel mirino della Commissione Ue con ben due procedure di infrazione sul tema della “cattiva applicazione della direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell'aria ambiente”: la 2014/2147 segnala la Sicilia per superamento dei valori limite di Pm10 in Italia e la 2015/2043 relativamente ai livelli di biossido di azoto. 

Manca ancora il Piano regionale di qualità dell’aria, che è già stato redatto dall’Arpa e apprezzato dalla Giunta regionale sei mesi fa, ed è ancora in attesa del via libera alla procedura di Vas (Valutazione ambientale strategica) da parte dell’assessorato dell’Ambiente. Entro il 2018 si prevedono comunque 54 nuove stazioni operative per aggiornare il sistema di monitoraggio della qualità dell'aria.

Da rivedere anche il sistema trasporti delle grandi città. È sufficiente ricordare che, prendendo in esame 12 città italiane ed europee superiori ai 200 mila abitanti, Palermo è quella che risulta col tasso maggiore di mobilità legato al trasporto privato (più del 70%) e porzioni veramente esigue per trasporto pubblico e piedi o bicicletta. Città come Madrid, Berlino, Barcellona, Londra e Parigi hanno tassi di spostamento col mezzo privato compresi tra il 15 e il 40%. Merito anche di un sistema di trasporti urbano certamente sostenibile e affidabile. E su questa strada, visti gli ultimi successi  di metropolitana a Catania e tram a Palermo, bisognerà insistere ancora nei prossimi anni.

Articolo pubblicato il 03 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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