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Aeroporti siciliani crescono ma non decollano
di Rosario Battiato

Numeri in crescita per gli scali isolani ma scarsi investimenti (256 mln di € contro 782 del Nord-Ovest). Prezzi alle stelle col resto d’Italia. Raccordi con ferrovia, strade e porti inadeguati

Tags: Aeroporto, Sicilia



PALERMO – I numeri del traffico ci sono, quelli degli investimenti un po’ meno. Nel 2016 i due principali scali isolani hanno gestito circa l’8% del totale del traffico nazionale, ma nei contratti di programma gli investimenti in tutta la Sicilia valgono meno del 6% di quelli nazionali, addirittura un terzo di quelli lombardi. I dati sono stati rilevati nel rapporto “Il sistema aeroportuale italiano” del Censis, eppure gli aeroporti isolani sembrano non saperlo e continuano a crescere.

Dal 1970 al 2015 il numero di passeggeri trasportati (arrivi + partenze) dell’aeroporto di Catania è passato da circa 610 mila a poco più di 7 milioni. In questo lasso di tempo il tasso di crescita medio annuo è stato del 5,6. Anche nella porzione più recente, 2001/2015, il dato medio di crescita è stato sostanzioso (4,3) e gli ultimi riferimenti del 2016 confermano l’ottima tendenza dello scalo etneo.

Anche Palermo ha registrato un tasso medio di crescita importante per anno (4,7 tra il 1970 e il 2015), registrando nel 2015 circa 4,8 milioni di passeggeri trasportati, mentre erano appena 616 mila quasi mezzo secolo prima. Trapani Birgi, seppur sulla base di numeri più contenuti, ha visto un grande balzo in avanti (da 58 mila a 1,5 milioni) con un tasso medio del 23,6 negli ultimi quindici anni.

La tendenza positiva, largamente registrata in quasi tutti gli scali nazionali, è particolarmente presente nel principale aeroporto dell’Isola: negli ultimi quindici anni il tasso medio di crescita di Catania, nella graduatoria che riguarda i primi dieci nazionali per numero di passeggeri, è tra le prime quattro posizioni, battuto soltanto da Bergamo (14,9), Roma Ciampino (14,8), Venezia (5,4) e Bologna (4,8). Anche Palermo si difende, collocandosi comunque davanti ai due milanesi (Linate e Malpensa).

Rispetto agli ultimi dati che fanno riferimento al 2016, inoltre, lo scalo di Catania (7,8 milioni di passeggeri, sesto dato nazionale) ha fatto registrare il secondo tasso di crescita rispetto al 2015 (11,4%), superato soltanto da Bologna (11,5%), con Palermo che si conferma al decimo posto (5,3 milioni) e in crescita di 8,4 punti percentuali. Appena una posizione fuori dalle prime venti troviamo Trapani con 1,4 milioni di passeggeri e una contrazione del tasso di crescita di quasi il 6%. Nel complesso i tre scali isolani valgono il 9% del totale del traffico degli aeroporti italiani nel 2016 (164 milioni).

La buona notizia è che i programmi di investimento dei singoli aeroporti, tramite l’attuazione dei contratti di programma, garantiranno finalmente la presenza di strumenti di pianificazione quinquennali in grado di regolare gli investimenti in infrastrutture. “Ad oggi – si legge sul report del Censis –, la quasi totalità degli scali nazionali ha sottoscritto con Enac i relativi contratti di programma, i quali complessivamente prevedono un totale nazionale di stanziamenti in investimenti che ammonta a quasi 4,2 miliardi di euro”.

Tuttavia non sempre il tasso di crescita e il peso sul totale corrispondono all’effettivo investimento. Del blocco nazionale la Sicilia si deve accontentare di circa 256 milioni di euro, cioè circa il 6% del totale. A Catania (2016/2019) 161 milioni, 74 a Palermo, spiccioli per gli altri. Soltanto per Roma Fiumicino sono stati previsti 1,7 miliardi di euro, mezzo miliardo per Venezia Tessera, 313 milioni per Linate e 265 per Malpensa. Gli scali lombardi (i due milanesi più Bergamo e Brescia) valgono complessivamente 742 milioni di euro, cioè il triplo di quelli isolani.   

Da questo punto di vista sembra quasi che i grandi numeri arrivino senza faticare per gli scali siciliani. Gli aeroporti, infatti, pur costituendo l’unico sistema teorico e non riconosciuto di continuità territoriale tra gli isolani e il resto del Paese e il vettore principale per i turisti, non sembrano godere di una grande rete di supporto.

I servizi per collegarli con le città sono soltanto su gomma (e ci vorrà del tempo per il collegamento ferroviario) – nel 2015 più di 2 passeggeri su 10 in Italia utilizzano sistemi condivisi di trasporto pubblico, in Sicilia meno di 1 su 10 (Istat) – e sul potenziale mancato resta il dubbio relativo a quanto potrebbero crescere gli scali isolani con un sistema turistico in grado di promuovere adeguatamente le proprie ricchezze e con sistema infrastrutturale (strade, ferrovie, etc...) pensato per garantire gli spostamenti.
 


Catania-Roma Fiumicino è la prima tratta d’Italia
 
PALERMO – I numeri ufficiali dell’Enac per il 2016 hanno registrato più 164 milioni di passeggeri (+4,8% rispetto al 2015). Catania e Palermo entrano nella classifica dei top ten nazionali con lo scalo etneo al sesto posto nazionale (7,8 milioni di passeggeri) e primo scalo del Mezzogiorno, davanti a Napoli (6,7 milioni) e a quello del capoluogo (5,3 milioni).
I siciliani si distinguono anche nelle tratte, occupando le prime quattro caselle. Catania-Roma Fiumicino è la più frequentata d’Italia (oltre un milione di passeggeri), seguita, a poche migliaia di distanza, dalla tratta opposta. Terzo e quarto posto sono occupati dall’andata Palermo-Roma Fiumicino e ritorno con circa 800 mila passeggeri per tratta.
Tra le compagnie resta indiscusso il primato di Ryanair con 32,6 milioni di passeggeri, seguita da Alitalia (23,1 milioni) ed Easyjet (14,3 milioni). L’analisi per macrocategoria vede una metà del mercato complessivo in mano ai vettori low cost (49,5%), dato in crescita del 7% e che raggiunge il 51,6% nell’ambito domestico.
Gli altri isolani sono Trapani, che si prende il ventunesimo posto con 1,4 milioni di passeggeri, un dato che risulta in lieve contrazione rispetto allo scorso anno (-5,9%). Sette posizioni più in basso si presenta Comiso con 459 mila passeggeri e una tendenza nettamente in crescita (+50,8%), che si distingue come la seconda migliore d’Italia. Ancora più in basso gli altri scali minori: al trentesimo posto si trova Lampedusa con 224 mila passeggeri (+22%) e quattro posizioni dopo Pantelleria con 139 mila (+7,2%).
 

 
Continuità territoriale: Sicilia ferma all’anno zero
 
PALERMO – La continuità territoriale è soltanto sulla carta. Il caro biglietti continua a riguardare da vicino i siciliani e i vari progetti regionali per elaborare delle tratte su cui volare a prezzi ridotti sono caduti nel vuoto. L’ultimo capitolo di questa lunghissima diatriba risale al 2016 con la legge di Stabilità 2016 e, in particolare, con il comma 486: “al fine di garantire un completo ed efficace sistema di collegamenti aerei da e per la Sicilia – riportiamo dalla Gazzetta Ufficiale –, che consenta la riduzione dei disagi derivanti dalla condizione di insularità e assicuri la continuità del diritto alla mobilità anche ai passeggeri non residenti, è attribuita alla Regione siciliana una somma di 20 milioni di euro per l’anno 2016. Le risorse di cui al presente comma sono impiegate in conformità alle vigenti disposizioni europee e nazionali in materia di oneri di servizio pubblico nei collegamenti aerei infracomunitari”.
A volere quella norma era stato l’onorevole Nino Minardo che, a distanza di due anni, è tornato a parlare di questo famoso fondo in una nota dello scorso 14 settembre, specificando la risposta “inaccettabile, incomprensibile e irriguardosa” ricevuta dal ministero delle Infrastrutture in seguito a tre interrogazioni sul tema.
A questo proposito da Roma hanno fatto sapere che “per la possibilità di estendere la continuità territoriale agli aeroporti di Comiso e Trapani si conviene sulla necessità di rinnovare il bando per le tratte di Lampedusa e Pantelleria e di trattare le istanze di Comiso e Trapani in successivi tavoli tecnici”.

Articolo pubblicato il 12 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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