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Rubavano gasolio in Libia per venderlo in Europa
di Redazione

Sgominata banda internazionale: nove ordinanze di custodia

Tags: Gasolio, Libia, Sicilia, Truffa



CATANIA - La Guardia di finanza ha eseguito l’arresto di due maltesi, due libici e quattro italiani (altri tre libici sono ricercati, mentre uno è detenuto nel suo Paese) nei confronti dei promotori, organizzatori e componenti di un’associazione a delinquere internazionale dedita al riciclaggio di gasolio libico illecitamente sottratto dalla National oil corporation (Noc), la compagnia petrolifera nazionale della Libia, trasportato via mare in Sicilia e successivamente immesso nel mercato italiano ed europeo.

L’indagine, denominata “Dirty oil”, è stata coordinata dalla Procura distrettuale della Repubblica etnea. In Italia tra il 2015 e il 2016 sarebbero arrivati oltre 82 milioni di chilogrammi di gasolio libico trafugato per un valore d’acquisto pari a circa 27 milioni di euro a fronte di un valore industriale di mercato pari a oltre 51 milioni di euro.

L’associazione criminale mirava ad acquisire la disponibilità di un flusso continuo di gasolio a un prezzo ribassato rispetto alle quotazioni ufficiali (in alcuni casi anche fino al 60%) garantendo alla società italiana acquirente un margine di profitto costante e più elevato.

Gli ideatori dell’affare internazionale, al fine di ostacolare la ricostruzione dei passaggi materiali, documentali e finanziari sottesi al commercio di gasolio, hanno costruito un variabile sistema di società, a più livelli, poste fittiziamente tra venditori e acquirenti finali.
In una fase successiva, l’organizzazione ha mutato il sistema di frode: il prodotto non era più accompagnato da certificati attestanti la falsa origine saudita ma da falsi certificati libici.

Per quanto concerne la successiva distribuzione sul territorio nazionale del carburante importato dalla Maxcom bunker Spa, i finanzieri etnei sono riusciti a tracciare, in alcuni casi, la destinazione finale del gasolio immesso in Sicilia e in Campania, riuscendo a smascherare una distinta associazione a delinquere finalizzata alla sistematica evasione dell’Iva e alla vendita a distributori stradali “compiacenti” di gasolio “extra-rete”.

Il gasolio libico sarebbe stato riciclato e immesso, all’insaputa dei consumatori finali, anche nei distributori stradali. Il traffico riguarda gasolio da bunkeraggio, ossia destinato al rifornimento di carburanti o combustibili, di unità navali e, dopo miscelazioni in uno dei depositi fiscali della Maxcom di Augusta, Civitavecchia (Rm) e Venezia, sarebbe stato immesso nel mercato italiano ed europeo (Francia e Spagna in particolare) a un prezzo similare a quello dei prodotti ufficiali pur essendo di qualità inferiore.

Secondo quanto accertato, l’associazione, alla quale è stata anche contestata l’aggravante mafiosa per la presenza di Nicola Orazio Romeo, ritenuto vicino alla famiglia mafiosa dei Santapaola-Ercolano, si sarebbe avvalsa anche dell’opera di miliziani libici armati dislocati nella fascia costiera confinante con la Tunisia.

In un anno di indagini i militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Catania sono riusciti a documentare dettagliatamente oltre 30 viaggi in nave.

“Non possiamo escludere – ha dichiarato il procuratore della Repubblica a Catania Carmelo Zuccaro riferendosi all’operazione ‘Dirty oil’ - che parte dei proventi di questi traffici illeciti sia andata all’Isis, ma non ne abbiamo evidenza. Sappiamo, però, che nel passato nei territori controllati da queste milizie dedite anche a questo contrabbando vi erano anche soggetti dell’Isis”.

“Il traffico – ha aggiunto Zuccaro - procura ai libici profitti estremamente ingenti e siccome una delle persone coinvolte, Ven Khalifa, è a capo di una milizia in Libia, per esempio controlla la città di Zwara, noi abbiamo ragione di ritenere che sia uno degli ‘smuggler’ più importanti e quindi uno degli autori dei traffici di clandestini”.

Articolo pubblicato il 19 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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