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Messina - Scontro sul destino dell'elipista di Taormina
di Massimo Mobilia

La Soprintendenza vorrebbe che la struttura fosse smontata, il Comune cerca invece di mantenerla. Nei giorni scorsi lo stop alle procedure di smontaggio arrivato dalla Regione

Tags: Taormina, Elipista



TAORMINA (ME) – In attesa che Taormina torni a ospitare il G7, per la ministeriale delle Pari opportunità del 15 e 16 novembre, rimane vivo lo scontro con la Soprintendenza ai Beni culturali di Messina per il mantenimento dell’elipista di contrada Bongiovanni. L’opera era stata realizzata dall’Aeronautica Militare la scorsa primavera, per accogliere i Capi di Stato insieme allo scalo di contrada Piano Porto, per un costo complessivo di circa 2 milioni e mezzo di euro. In sede di Conferenze dei Servizi però, le due elipiste erano state classificate a “carattere temporaneo e reversibile”.
 
Facendo così seguito agli accordi, la Soprintendenza diretta da Orazio Micali aveva ordinato al Comune, già nei giorni successivi al summit di maggio, lo smontaggio delle piste. Mentre l’elipista Piano Porto era stata subito smantellata (perché ricadente su terreno privato), su quella di Piano Piscina (così chiamata perché attigua alla piscina comunale) però, Palazzo dei Giurati aveva preso tempo, perché ritenuta di “pubblica utilità” e quindi puntando a trasformarla in permanente. Da quel momento è iniziato uno scontro a tutto campo.

A fare un po’ di chiarezza nella vicenda, proprio nei giorni scorsi è arrivato il parere del dipartimento regionale dei Beni culturali, con la dirigente Maria Elena Vopes che ha bocciato l’ordinanza con la quale la Soprintendenza aveva ritenuto “abusiva” l’elipista taorminese (Ord. n. 5828 del 3 ottobre), accogliendo il ricorso del sindaco, Eligio Giardina. Il soprintendente Micali - che nella stessa ordinanza aveva concesso altri 60 giorni di tempo per lo smontaggio - aveva ribadito, dal suo punto di vista, come l’opera non fosse conforme allo strumento urbanistico comunale perché priva della necessaria autorizzazione paesaggistica (prevista dal D.Lgs. 42/2004). In mancanza di quest’ultima, veniva “accertata la violazione degli obblighi di protezione e conservazione”, in relazione alla pericolosità che il volo degli elicotteri possa determinare per i monumenti taorminesi, a cominciare dal Teatro Antico.

Al contrario invece, la Regione ha chiarito che le norme relative all’inquinamento acustico non sono di competenza della Soprintendenza, ma solo del Comune, e che la stessa elipista può garantire il diritto alla salute, quindi un interesse pubblico, per le emergenze del vicino ospedale San Vincenzo. D’accordo su questo punto anche il dirigente dell’Asp di Messina, Gaetano Sirna, e quello del 118 peloritano, Domenico Runci, pronti a gestire lo scalo considerando anche la presenza dell’unico Centro di cardiologia pediatrica del Meridione. Incassato l’ok dell’assessorato, la pista rimane per il momento dove si trova, ma la querelle non è ancora chiusa perché si attende il pronunciamento del Consiglio regionale per l’urbanistica (probabilmente ormai dopo le elezioni), sulla proposta di variante urbanistica sui terreni di contrada Bongiovanni, che il Consiglio comunale aveva già deliberato a febbraio per salvare l’elipista, e che rafforza la posizione di Palazzo dei Giurati. “Non si può sprecare un’occasione del genere - ha ribadito Giardina - sia per l’investimento prodotto, sia per la pubblica utilità dell’opera che non è abusiva. Siamo fiduciosi sul parere del Cru e ci difenderemo in tutte le sedi”.

Un’altra contesa è aperta al Tar, su proposta del commissario straordinario per il G7, Riccardo Carpino, in rappresentanza del Governo nazionale, che ha dato mandato all’Avvocatura dello Stato per presentare anch’esso ricorso contro l’ordinanza della Soprintendenza ritenuta illegittima, alla stregua del parere dato dalla dirigente Vopes, perché “devono essere gli organi ordinari a disporre la permanenza o meno dell’opera”.

C’è infine il Cvsm, l’ente che ha gestito la vicina piscina fino allo scorso marzo, contrario all’elipista e che parla di “delitto allo sport”. In realtà con il Comune è in atto una contesa legale perché le parti si reclamano, a vicenda, la copertura di servizi e utenze. Ma questa è un’altra storia.

Articolo pubblicato il 25 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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