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Dati Istat: 1 giovane su 4 ha un impiego a termine
di Redazione

Nel secondo trimetre 2016 più di 8 milioni fuori dal sistema di istruzione

Tags: Lavoro, Disoccupazione, Istat, Giovani, Neet



ROMA – Secondo quanto emerso dai dati forniti dall’Istat, nel focus “I giovani nel mercato del lavoro”, oltre un giovane su quattro di età compresa tra i 15 e i 34 anni ha un lavoro a termine.

Nel secondo trimestre del 2016, 8 milioni 10 mila giovani tra i 15 e i 34 anni sono fuori dal sistema di istruzione e formazione cosiddetto formale. Il 29,5% (2 milioni 363 mila) ha al più un titolo secondario inferiore, il 51,8% (4 milioni 146 mila) un titolo secondario superiore e il 18,7% (1 milione 500 mila) un titolo terziario.

Il numero di giovani non più inseriti in percorsi di istruzione aumenta al crescere dell’età e al crescere dell’età aumenta anche la quota di coloro che possiedono titoli di studio medio-alti.

Tra i giovanissimi la maggioranza possiede al più la licenza media; tra coloro che appartengono alla classe di età 20-24 anni vi è una prevalenza di diplomati; nelle due classi più elevate è più consistente la quota di chi ha un titolo di studio terziario, arrivando ad interessare il 25% circa dei 30-34enni.

Il 40% dei diplomati e il 60% dei laureati hanno avuto almeno un’esperienza di lavoro durante l’ultimo corso di studio. La maggioranza di queste esperienze è stata parte del corso di studio: il 25,8% dei diplomati e il 36,1% dei laureati hanno effettuato stage, tirocini o apprendistati all’interno del programma di istruzione.

Tra i giovani che si affacciano al mondo del lavoro il tasso di occupazione è al 60% e cresce all’aumentare del livello di istruzione: 47,4% per chi ha un titolo di studio basso, 63,0% per i diplomati, 71,7% per i laureati.

Tra coloro che sono usciti dal sistema di istruzione la quota di occupati in lavori atipici è del 51,7% per i laureati e del 64,4% per i diplomati. All’aumentare dell’età i giovani occupati in lavori temporanei passano dal 66,6% dei 15-19enni fino al 15,3% dei 30-34enni.

Molti giovani trovano lavoro con la segnalazione di parenti, amici o conoscenti e spesso sono impieghi a orario ridotto. Inoltre, il 41% dei diplomati e il 31,4% dei laureati dichiarano che per svolgere adeguatamente il proprio lavoro sarebbe sufficiente un più basso livello di istruzione rispetto a quello posseduto.

Soltanto l’11,9% dei giovani ha ricevuto, nel 2015 una qualche forma di aiuto nella ricerca di lavoro da parte di una istituzione pubblica: il 13,8% degli occupati che hanno iniziato un lavoro negli ultimi 12 mesi, il 15,1% dei disoccupati e il 6,5% della forza di lavoro potenziale. Il 29,5% ha al massimo un titolo secondario inferiore.

Nel Mezzogiorno una quota significativa di giovani si presenta nel mercato del lavoro con al più la licenza media, a conferma della forte incidenza degli abbandoni scolastici precoci e del grande divario nella dispersione scolastica tra quest’area e il Centro-nord. Infatti, la quota di giovani usciti dal sistema di istruzione con almeno il diploma della secondaria superiore è solo del 64,3% a fronte del 75,2% e del 74,0%, rispettivamente del Centro e del Nord. Nel Centro-Nord risulta significativamente superiore al Mezzogiorno anche la quota di chi è in possesso di titolo terziario: un giovane su cinque contro un giovane su sette. Ed è allarme al Sud.
Sono 3,2 milioni gli under 35 che non studiano e non lavorano. Non possiamo propriamente chiamarli “Neet” perchè quella definizione si applica alla fascia d’età compresa tra i 15 e i 29 anni.

Sempre nel secondo trimestre 2016, il tasso di occupazione dei 15-34enni è stato pari al 40,6%. Questo valore “sconta il fatto che una parte consistente di questo collettivo è ancora inserita in percorsi di istruzione e formazione e dunque meno o per nulla interessato a entrare nel mondo del lavoro”, ha spiegato l’Istituto. Restringendo però il campo di osservazione ai soli giovani che sono usciti dal percorso educativo formale, 8 milioni e 10 mila unità, la quota di occupati sale al 60% (4.809 mila unità).

I giovani senza lavoro, soprattutto laureati, sarebbero disponibili a trasferirsi per motivi di lavoro la loro residenza. A parità di livello di istruzione, le maggiori disponibilità a traslocare, anche all’estero, si riscontrano in giovani provenienti da ambienti familiari culturalmente più elevati.

Articolo pubblicato il 28 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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