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Lavoro "precoce", come si può avere accesso all'Ape sociale
di Michele Giuliano

La Sicilia è la terza regione d’Italia ad aver presentato più domande: oltre 5 mila i richiedenti. Chi lavora per meno di sei mesi non perderà lo stato di disoccupazione

Tags: Sicilia, Ape Sociale, Inps, Pensione



ROMA - Chi lavora per meno di sei mesi non perde lo stato di disoccupazione. Questo semplice assunto è alla base della decisione dell’Inps di attivare la possibilità di accedere all’Ape sociale anche per chi ha avuto rapporti di lavoro brevi, per l’appunto di durata minore a 180 giorni.
 
È quanto si legge in un messaggio dell’Inps, nel quale si precisa che le nuove domande di certificazione verranno esaminate alla luce del nuovo indirizzo interpretativo e quelle respinte saranno riesaminate d’ufficio. Una buona notizia per i molti che lo hanno richiesto, tantissimi in tutta Italia (oltre 60 mila, numero che ha superato il tetto previsto per l’anno), e più di 5.600 nella sola Sicilia, che si pone come terza regione per numero di domande, dietro soltanto a Lombardia e Veneto, che hanno registrato rispettivamente 11 mila e 6.700 domande.
 
A seguire la nostra regione troviamo invece il Piemonte, l’Emilia Romagna, il Lazio e la Toscana. La nuova nota porterà quindi al riesame delle domande precedentemente rigettate; i tempi necessari per ricontrollare la documentazione non incideranno sulla decorrenza del trattamento richiesto, che per il 2017 rimarrà agganciata alla data di maturazione dei requisiti e delle condizioni di legge

L’Ape sociale è un assegno che viene erogato fino al momento in cui si raggiunge l’età per la pensione vera e propria, per permettere a determinate catgorie di anticipare l’accesso alla pensione. L’importo dell’Ape sociale è calcolato in base ai contributi versati al momento della richiesta, ma con la soglia massima di 1.500 euro lordi al mese e senza tredicesima mensilità.
Le categorie che possono beneficiare di questa agevolazione, introdotta in via sperimentale al momento fino al 31 dicembre 2018, sono i disoccupati che hanno finito integralmente di percepire, da almeno tre mesi, la prestazione per la disoccupazione loro spettante, i soggetti che al momento della richiesta e da almeno sei mesi assistono il coniuge, l’unito civilmente o un parente di primo grado convivente con handicap grave. Ancora, possono usufruire dell’Ape gli invalidi civili con un grado di invalidità pari o superiore al 74%, e i dipendenti che svolgono o abbiano svolto da almeno sei anni in via continuativa una delle attività lavorative considerate usuranti dal decreto attuativo.
 
I richiedenti devono avere almeno 63 anni di età e 30 anni di anzianità contributiva, e non essere titolari di alcuna pensione diretta. Un provvedimento che può essere molto utile per coloro i quali si trovano in condizione di disoccupazione, ad una età in cui rientrare nel mondo del lavoro è difficile, mentre l’età pensionabile continua ad aumentare e si allontana sempre più.
 
Dal 2019, l’età pensionabile salirà a 67 anni, cinque mesi in più rispetto allo stato attuale. Con la pubblicazione da parte dell’Istat delle nuove stime sull’aspettativa di vita, cambierà questa soglia perché proprio alla speranza di vita è legata, per legge, l’età in cui diventa possibile andare in pensione. Entro la fine dell’anno, quindi, il governo dovrà emanare un decreto ministeriale per fissare la nuova soglia che dal 2019 potrebbe salire a 67 anni. Sembrerebbe però esserci la volontà, da alcune forze politiche, di rivedere tale meccanismo della legge Fornero soprattutto alla luce del pressing dei sindacati. La questione resta molto complessa, e ci sono in campo alcune ipotesi.
 
L’aumento ad esempio potrebbe valere solo per alcune categorie di lavoratori, oppure potrebbe essere più contenuto rispetto ai 5 mesi.

Articolo pubblicato il 31 ottobre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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