Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

La ripresa non basta a risollevare il Sud
di Lorena Peci

Secondo l’ultimo rapporto Svimez il Mezzogiorno esce dalla recessione, ma non è sufficiente a colmare le emergenze sociali. Nel 2017 il Pil del Meridione cresce dell’1,3% e mostra i primi segni di solidità

Tags: Svimez, Economia, Mezzogiorno, Sviluppo, Pil



ROMA - L’ultimo rapporto sull’economia nel Mezzogiorno realizzato da Svimez, Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, ha rivelato una stima positiva a metà per il Sud del Paese: il Meridione è finalmente uscito dalla lunga recessione consolidando la ripresa nel 2016, ma ciò non è sufficiente ad affrontare le emergenze sociali, quali il lavoro che continua a mancare e l’alto tasso di povertà (10 meridionali su 100 risultano in condizioni di povertà assoluta).
Il tasso di occupazione nel Mezzogiorno è infatti ancora il più basso d’Europa, ben il 35% inferiore rispetto alla media, nonostante nei primi otto mesi del 2017 siano stati incentivati oltre 90 mila rapporti di lavoro nell’ambito della misura “Occupazione Sud”.
 
Previsioni per il 2017 e il 2018
Secondo le stime Svimez, aggiornate ad ottobre, nel 2017 il Pil italiano cresce dell’1,5%, risultato congiunto del +1,6% al Centro Nord e del +1,3% al Sud. Per il 2018 è previsto un saggio di crescita del Pil nazionale dell’1,4%, con una variazione territoriale dell’1,4% al Nord e dell’1,2% al Sud. Traino della crescita, sia per il 2017 che per il 2018, è l’andamento della domanda interna, che al Sud registra +1,5% per il 2017 e +1,4% per il 2018. Altra stima importante riguarda le esportazioni e gli investimenti totali che nel 2018 aumenteranno più nel Mezzogiorno che al Centro-Nord.
 
Principali dati economici del 2016
A sorpresa emerge dal rapporto che nel 2016 il Pil è cresciuto più al Sud che al Nord: +1% contro +0,8%. Il Pil più performante tra le regioni meridionali è stato quello della Campania che si attesta intorno al +2,4%. Più modesta la Sicilia la cui crescita si attesta al +0,3%, penultima fra le regioni del Sud e seguita solo dall’Abruzzo che segna un dato negativo con -0,2%.
Nel 2016 inoltre i consumi delle famiglie meridionali sono aumentati dell’1,2%, mentre al Nord dell’1,3%; nello specifico a crescere meno al Sud è la spesa alimentare e quella per le abitazioni. Gli investimenti hanno visto invece un incremento positivo del 2,9%, in linea con la crescita del Centro Nord che si attesta al +3%. In generale l’aumento del Pil al Sud mostra i primi segni di solidità, con il recupero del settore manifatturiero, cresciuto del 2,2%, la ripresa edilizia (+0,8%), il positivo andamento dei servizi (+0,8%) e soprattutto grazie alla ripresa del turismo.
 
Interdipendenza tra Sud e Nord
L’economia delle regioni meridionali ha un forte ritorno anche nelle regioni del Centro-Nord: basti pensare che la domanda interna del Sud, data dalla somma di consumi e investimenti, attiva il 14% del Pil delle regioni settentrionali. Inoltre le risorse che affluiscono in varie forme al Sud, non restano circoscritte alle sole regioni meridionali, ma hanno effetti economici sull’intero Paese.
 
Rilancio degli investimenti pubblici
Drastico calo degli investimenti pubblici nel 2016 dopo la crescita modesta del 2015. L’andamento della spesa in conto capitale in questi anni ha visto il Sud a un livello molto più basso rispetto ai livelli che si attestavano nei periodi precedenti alla crisi: a livello nazionale nell’ultimo cinquantennio, il crollo della spesa per infrastrutture è stato del -2,2%, dato da un -0,8% del Centro-Nord e uno spaventoso -4,8% al Sud.
 
Qualità del lavoro al Sud
Al Sud si registra una crescita degli occupati ma a basso reddito. In particolare l’aumento dei posti di lavoro nell’ultimo biennio riguarda innanzitutto gli occupati anziani e poi il lavoro a tempo parziale, il quale spesso però non deriva da una scelta del lavoratore ma da una necessità.
Si afferma dunque sempre di più un aumento dei lavoratori a bassa retribuzione, conseguenza di un’occupazione di minore qualità e della riduzione d’orario.
 
Depauperamento del capitaleumano meridionale: Sicilia regione che perde di più
Spaventosi i numeri per quanto riguarda la migrazione al Sud. Nel 2016 il Mezzogiorno ha perso complessivamente 62 mila abitanti. Tra le regioni meridionali in particolare la Sicilia è quella che nel 2016 ha perso più residenti, con un dato che riporta 9.300 dipartite. La perdita di 200 mila laureati al Sud, significa, considerando i costi per sostenere i loro percorsi di studi elevati, una perdita netta di circa 30 miliardi, trasferiti alle regioni del Centro Nord e in piccola parte all’estero.
 
La ripresa non migliora il contesto sociale
A conclusione dunque si ritorna alla considerazione iniziale: la ripresa non è sufficiente ad affrontare le emergenze sociali del Sud. Nel 2016 dieci meridionali su 100 risultano in condizione di povertà assoluta, contro poco più di sei al Centro Nord. Il rischio di cadere in povertà è il triplo al Sud rispetto al resto del Paese; in Sicilia e in Campania sfiora addirittura il 40%.

Articolo pubblicato il 08 novembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐