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Pd alla resa dei conti dopo il voto in Sicilia
di Raffaella Pessina

Il segretario: “Ogni volta che parliamo di noi perdiamo consensi”.Crocetta: “Non ci sono alternative a Renzi, ora dialogo

Tags: Matteo Renzi, Rosario Crocetta, Pierluigi Bersani



PALERMO - Ieri è stata una giornata difficile per il Partito Democratico, che si è ritrovato a dover fare i conti sulle cause che lo hanno visto perdente alle regionali in Sicilia. Ma i temi affrontati sono stati anche quello delle future alleanze in vista delle prossime elezioni nazionali, e anche quelli della leadership di partito e soprattutto del programma elettorale da sottoporre agli italiani.

L’ex governatore della Sicilia Rosario Crocetta ha dichiarato che non vi sono alternative a Renzi alla guida del partito. “L’obbligo è trovare un dialogo e aprirsi al confronto – ha detto Crocetta che a proposito delle prese di distanza di Grasso e Boldrini, aggiunge: “Non dobbiamo rinunciare al progetto: il Pd non può che lanciare una sfida unitaria”. Sulla possibilità di trovare accordi con le forze di Centrodestra, Crocetta sottolinea: “Io ero alternativo alla destra e comunque non è sulle tipologie di alleanza che si vince o si perde ma sui temi. - Le risposte non si danno con un progetto moderato: dobbiamo farci carico di alcune emergenze e dobbiamo coinvolgere anche l’Europa, ad esempio su misure come reddito di inclusione sociale”. Per Crocetta, in proposito, la proposta del M5s “non è di per sé sbagliata: non torna come ammontare delle risorse per le misure ma come tendenza è corretta”, ha concluso Crocetta.

Il segretario Matteo Renzi ha ribadito la volontà di costruire una coalizione larga di Centrosinistra, rinsaldando prima l’asse con Dario Franceschini e con Andrea Orlando. “Questa volta non ci sono problemi nel Pd, siamo tutti d’accordo sulla linea dell’apertura”, ha quindi tirato le somme. Ma i mal di pancia nella sinistra permangono con Giuliano Pisapia che oggi da Roma ha lanciato una “nuova proposta che intercetti i milioni di elettori del Centrosinistra delusi dalle politiche di questi ultimi anni”, e Mdp che propone Pietro Grasso come leadership alternativo a Renzi nella sinistra. Daniele Marantelli avverte: “Con il voto in Sicilia la campana è suonata per tutti. Senza un colpo di reni all’insegna della coesione di tutto il Centrosinistra, pur nei limiti consentiti dalla legge elettorale, l’alternativa al Centrodestra sarà rappresentata dal Movimento 5 Stelle. Chi non vede questo pericolo è politicamente incapace o, peggio, in malafede”. E si è augurato un Pd che dia prova di unità, realismo e consapevolezza, discutendo i problemi che preoccupano gli italiani. “Ci sarà bisogno di tutti per contrastare le disuguaglianze e vincere le prossime sfide”, ha concluso Marantelli.

Renzi nel suo intervento ha sottolineato che i problemi interni al Pd devono rimanere tali. “Ogni volta che parliamo” dei problemi interni al Pd “perdiamo consenso e i sondaggi calano”. “Finché - ha aggiunto - abbiamo parlato di vaccini, tasse, innovazione, siamo cresciuti, anche nel periodo della scissione.Quando invece ci guardiamo all’interno si determina un impoverimento della proposta politica del Pd e quindi del Paese”. Renzi ha auspicato una coalizione di Centrosinistra larga ed ha avvertito però che il tempo a diposizione è poco, chiedendo l’impegno di tutti “sapendo che in questi giorni stanno accadendo cose che dovrebbero farci riflettere. Saremo il primo gruppo parlamentare della prossima legislatura – ha aggiunto convinto Renzi - C’è una comunità che ha voglia di affidarsi a qualcuno che la smetta con le polemiche interne e torni a parlare del futuro dei propri figli”.
 
Pierluigi Bersani, chiede un “cambio di passo” da parte del Pd come precondizione per un’intesa elettorale ed un riconoscimento degli errori che a suo giudizio sono stati commessi sotto la guida di Renzi. “L’unità non basta – ha detto Bersani - Ci vogliono dei contenuti nuovi. Se non spieghiamo alla gente come dar lavoro o come sconfiggere la precarietà, se non diciamo alla gente che abbiamo messo 23 miliardi su un Jobs act per sconfiggere la precarietà ed abbiamo il record storico della precarietà, e mi fermo lì per tacere su sanità, per tacere di scuola, per tacere di fisco; se non ci mettiamo delle cose nuove, noi non riusciamo a convincere gli elettori”.

Articolo pubblicato il 14 novembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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