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Assenteismo in Sicilia: a Palermo si arriva a quasi due mesi
di Serena Giovanna Grasso

Secondo il rapporto del Centro di ricerca Ermes, quattro delle nove province siciliane si collocano tra i primi venti posti per maggior numero di assenze causate da malattie, congedi e permessi: si tratta di Caltanissetta, Catania, il Capoluogo e Messina. Solo Siracusa in fondo alla classifica (92esima)

Tags: Assenteismo, Sicilia



PALERMO – I dipendenti pubblici siciliani sono tra i più cagionevoli d’Italia. Infatti, sono ben quattro su nove le province siciliane che si collocano tra le prime venti città italiane per maggior numero di giorni di assenze all’interno della Pa. Questo è quanto emerge dai dati pubblicati dal Sole 24 ore lo scorso lunedì e tratti dal primo rapporto sui Comuni, redatto dal Centro di ricerca Ermes, elaborato sulla base dell’ultimo conto annuale della Ragioneria generale dello Stato.
 
Nello specifico, si tratta di Caltanissetta (terza in Italia), provincia in cui i dipendenti pubblici sono stati tenuti lontani dagli uffici a causa di malattie, congedi e permessi per ben 61 giorni, abbiamo poi Palermo (sesta con 58,9 giorni di assenze), Catania (quindicesima con 56 giorni) e Messina (diciottesima con 55,4 giorni). Se ai primissimi posti vi è un’altissima concentrazione di province siciliane, più in generale è possibile osservare una situazione particolarmente eterogenea: infatti, tra i primi dieci posti per maggior numero di giorni di assenze, troviamo anche province settentrionali come Imperia (settima con 57,9 giorni di assenze) e Lucca (decima con 56,8 giorni di assenze).
 
Secondo quanto osservato dal Centro di ricerca Ermes, nei Comuni piccoli, dove gli organici sono più ridotti e c’è in genere più spirito di squadra ma anche più controllo reciproco, le assenze sono minori (46,1 giorni in media), mentre l’indice sale al crescere delle amministrazioni fino a raggiungere il massimo (51,4 giorni) dove i dipendenti sono più di mille. È quello che si osserva, per esempio, a Biassono (in provincia di Monza e Brianza con 14 giorni di assenza medi a dipendente) e a Mussomeli (in provincia di Caltanissetta con 18,1 giorni).
 
Neppure le altre province siciliane totalizzano risultati tanto migliori: a Ragusa, Trapani, Agrigento ed Enna i dipendenti pubblici si assentano in media dai 52,2 giorni ai 54,3 giorni. L’unica provincia siciliana con i migliori risultati è Siracusa che infatti si colloca al novantaduesimo posto sulle centodue province italiane con 44,9 giorni di assenza in media.
 
Come anticipato, è possibile osservare una situazione particolarmente variegata. Infatti, non sono poche le province meridionali che raggiungono i dieci valori più bassi di giorni di assenze. In particolare, si tratta di Caserta, Isernia, Brindisi, Avellino,Vibo Valentia e Barletta (la provincia con il numero medio di giorni di assenza più basso in assoluto, ovvero pari a 23).
 
L’assenteismo pubblico ha dominato la cronaca con le sue manifestazioni estreme, su cui si sono concentrate anche le risposte della politica: ci riferiamo proprio ai famosi licenziamenti in trenta giorni e alle sanzioni per danno all’immagine per chi timbra l’entrata e imbocca subito l’uscita. A scardinare quest’assenteismo fatto di malattie certificate con generosità, di permessi ad ampio raggio e congedi concessi senza troppi controlli, dovrebbero pensarci i nuovi contratti nazionali del pubblico impiego, che stanno entrando nel vivo del confronto.
 
L’incarico affidato all’Aran, l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, e ai sindacati è chiaro, e arriva da un doppio mandato: il primo è dato dalla riforma del pubblico impiego, attuativa della delega sulla Pubblica amministrazione, che chiede alla contrattazione di vietare qualsiasi forma di aumento dei fondi integrativi nelle amministrazioni che mostrano “significativi scostamenti rispetto a dati medi annuali nazionali o di settore”. Sulla stessa linea, l’accordo fra governo e sindacati firmato il 30 novembre scorso spiega che le nuove intese nazionali dovranno pensare misure incisive e mirate per contrastare fenomeni anomali di assenteismo.

Articolo pubblicato il 16 novembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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