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Consumo suolo, in Sicilia cresce: aumenta il rischio idrogeolico
di Rosario Battiato

Ispra: tra il 2015 e il 2016 si registra un incremento della aree impermeabilizzate (coperte da cemento). La media isolana è di +0,32%, a fronte di quella nazionale ferma allo +0,22%

Tags: Dissesto Idrogeologico, Ambiente, Sicilia



PALERMO – Il mantra della riqualificazione del patrimonio edilizio e della riduzione del consumo di suolo non attecchisce in Sicilia. Ancora una volta, i dati annuali dell’Ispra, rilasciati nei giorni scorsi col report “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”, confermano la tendenza di lungo periodo che vede un avanzamento, tra il 2015 e il 2016, delle aree impermeabilizzate, cioè coperte dal cemento. Numeri che alimentano le potenzialità del rischio idrogeologico che interessa da vicino il territorio isolano.
 
“Le aree più colpite risultano essere le pianure del Settentrione, dell’asse toscano tra Firenze e Pisa, del Lazio, della Campania e del Salento, le principali aree metropolitane, delle fasce costiere, in particolare di quelle adriatica, ligure, campana e siciliana”.
La fotografia scattata dall’Ispra è impietosa e ribadisce alcuni concetti che sono ormai una costante nell’orbita nell’aggiornamento annuale dei dati che riguardano il consumo di suolo. Lo scorso anno, in 15 regioni italiane, viene superato il 5% di consumo di suolo, con il valore percentuale più elevato in Lombardia e in Veneto (oltre il 12%) e in Campania (oltre il 10%). Seguono Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Puglia e Liguria, con valori compresi tra l’8 e il 10%. La Sicilia si colloca appena più in basso (7,18 contro una media nazionale di 7,64).
 
A preoccupare, infatti, non è tanto il dato percentuale complessivo, ma il tasso di crescita che la Sicilia continua a manifestare: +0,32% rispetto all’anno precedente a fronte di una media nazionale ferma allo 0,22%. L’Ispra certifica che “gli incrementi percentuali maggiori, tra la fine del 2015 e la metà del 2016, sono nelle regioni Sicilia, Campania e Lazio”. Percentuali che hanno un risvolto preoccupante in termini di valore assoluto: i cambiamenti più estesi sono avvenuti in Lombardia (648 ettari di nuove superfici artificiali), Sicilia (585 ettari), e Veneto (563).
 
Andando più nel dettaglio, si scopre che le aree maggiormente affamate di suolo sono quelle metropolitane, insieme alle province costiere e all’area meridionale della Sicilia. Il quadro isolano vede la netta predominanza, almeno a livello statistico, della provincia di Ragusa (15,3%), seguita da Siracusa (9,6%) e Trapani (8%). Il consumo di suolo in valore assoluto “premia” invece Catania (295 kmq), seguita da Palermo (292 kmq) e Ragusa (248 kmq).
 
A livello comunale, è Isola delle Femmine ad aver determinato il più elevato consumo di suolo rispetto alla superficie territoriale (53,9%), seguita da Gravina di Catania (48,8%) e Villabate (47,1%). In valore assoluto, il podio è costituito da Palermo (63 kmq), Vittoria (53) e Catania (51).
 
L’analisi dei dati siciliani pone un ulteriore elemento di preoccupazione che riguarda il consumo di suolo nelle aree a pericolosità sismica alta e molto alta. Nell’Isola circa il 90% dei comuni si trova nelle due più elevate fasce di rischio di sismico, quindi non è un dato che stupisce, ma merita comunque una riflessione per evitare future catastrofi. La Sicilia, infatti, ha registrato la seconda più elevata percentuale di consumo consumato nelle aree a pericolosità molto alta (6,2%), superata dalla Campania (6,8%) e davanti alla Calabria (5,9%).

Articolo pubblicato il 25 novembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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