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Questione meridionale: in Sicilia la situazione è drammatica
di Redazione

Gli ultimi dati Istat evidenziano un divario crescente e smentiscono l'ottimismo di molti politici. Berlusconi oggi promette un "Piano Marshall per la Sicilia", mentre il governo Musumeci dovrà fare i conti con l'eredità di Crocetta

Tags: Pil, Occupazione, Istat, Svimez, Povertà, Dati, Economia, Divario, Sicilia, Nord, Sud, Mezzogiorno



PALERMO - Tutto è relativo. Anche il Pil. Stando alle percentuali, il Prodotto interno lordo 2016 del Sud è cresciuto dell’1 per cento. Quello delle aree del Nord Italia, dello 0,8 per cento. Significa che almeno sulla carta siamo cresciuti più dei milanesi, tanto per dirla in modo facile. Le percentuali però sono relative, perché i valori assoluti di partenza sono molto diversi: per il Sud l’1 per cento vale 4 miliardi di euro, per il centro-nord quello 0,8 per cento vale dieci miliardi di euro.
 
I ritmi quindi restano molto diversi e la forbice tra Nord e Sud, come ha più volte messo in evidenza il QdS, si è invece allargata.
 
A dirlo adesso è anche l’stat, che definisce la “questione meridionale” sempre più importante, soprattutto alla luce dei nuovi dati della contabilità regionale e provinciale, diffusi dall’Istituto di statistica e aggiornati al 2016, che confermano anche le stime nazionali pubblicate a settembre 2017. Il differenziale negativo del Mezzogiorno è molto ampio, con un livello del Pil pro capite è di 18,2mila euro, inferiore del 44,2% rispetto a quello del Centro-Nord (del 44,1% nel 2015). In termini di reddito disponibile per abitante il divario scende al 34,5%.
 
Questione meridionale: la conferma in un lungo elenco di dati
 
Sintetizziamo così, per punti, la situazione fotografata dai dati Istat:
  • La spesa pro capite per consumi finali delle famiglie a prezzi correnti nel 2016 è di 19,9mila euro nel Nord-ovest, 19,6mila euro nel Nord-est, 17,8mila euro al Centro e 12,9mila euro nel Mezzogiorno. Il divario negativo tra Mezzogiorno e Centro-nord è del 32,6%.
  • Il Pil per abitante nel 2016 risulta pari a 34,2mila euro nel Nord-ovest, a 33,3mila euro nel Nord-est e a 29,9mila euro nel Centro.
  • Nel 2016 il Pil in volume, a fronte di una crescita a livello nazionale dello 0,9% rispetto all'anno precedente, ha registrato un incremento dell'1,3% nel Nord-est, dello 0,9% nel Nord-ovest e dello 0,8% sia al Centro che nel Mezzogiorno.
  •  Tra il 2011 e il 2016 le aree che hanno registrato i più marcati cali del Pil sono il Centro (-0,8%) e il Mezzogiorno (-0,6%). La flessione è stata più contenuta nel Nord-ovest (-0,5%) mentre per il Nord-est si registra una sostanziale stabilità (-0,1%).
  •  Nel periodo 2011-2016 la migliore performance dell'occupazione è stata registrata dalla Provincia Autonoma di Bolzano-Bozen (+0,7%), mentre quella più negativa ha riguardato Umbria e Calabria, con un calo degli occupati di circa l'1% annuo.
  •  Il reddito disponibile per abitante, misurato in termini nominali, nel 2016 è pari a circa 21,5mila euro nel Nord-ovest, 21mila euro nel Nord-est, 19,1mila euro nel Centro e 13,5mila euro nel Mezzogiorno.
  •  La graduatoria delle regioni per livello di reddito disponibile pro capite nel 2016 vede al primo posto la Provincia Autonoma di Bolzano-Bozen, con circa 24,6mila euro, e all'ultimo la Calabria, con 12,4mila euro.
  •  Nel 2016 il reddito disponibile aumenta dell'1,6% nel Centro e nel Mezzogiorno, come nella media nazionale, e dell'1,5% nel Nord-ovest e nel Nord-est.
  •  Nel 2015 Milano è la provincia con il livello di valore aggiunto per abitante più elevato, pari a 45,7mila euro, seguita da Bolzano-Bozen con 37,4mila. All'ultimo posto si colloca Medio Campidano con 12,9mila euro.
  
Berlusconi cavalca il dramma: “Faremo un piano Marshall per la Sicilia” 
 
“In Sicilia non funziona nulla, ci sono autostrade che sono state progettate da anni ma ancora non ci sono appalti, manca il contatto con l'Ue e con l'Italia. Manca il ponte sullo stretto, il mio governo l'aveva progettato ma poi è arrivata la sinistra e ha pensato che siccome avrebbe potuto portare il mio nome non possiamo farlo. Io ho promesso che per quando saremo al governo faremo un grande piano Marshall da 3 a 5 miliardi per la Sicilia per farla risorgere”, ha dichiarato proprio oggi Silvio Berlusconi a radio 105.
 
La situazione particolare in Sicilia: i dati regionali
 
Nell'inchiesta pubblicata proprio ieri dal QdS, emerge un quadro socio-economico della Sicilia decisamente allarmante. Fonti ufficiali come Istat o ministero dell’Economia inseriscono la regione tra le ultime posizioni nelle graduatorie nazionali, attribuendole parecchi record negativi. Ecco quali: 
  • La percentuale di popolazione a rischio povertà ed esclusione sociale: per l’Istat, nel 2015 erano oltre 2 milioni e 700 mila i siciliani in difficoltà, il 55,4% della popolazione totale. Dato di gran lunga superiore a quello della media del Mezzogiorno (46,4%), del Centro (24%) e del Nord (17,4%).
  • Settore lavoro: secondo elaborazioni Svimez su dati Istat relativi all’anno 2016, l’Isola è infatti la regione con la massima diffusione di bassa intensità lavorativa (28,3%) e tra le più alte percentuali di disoccupazione sia totale (22,1%) che giova-nile (57,2%), distanziando pesantemente la media italiana (11,7% e 37,8%) e quella di regioni virtuose come la Lombardia (7,4% e 29,9%). Quest’ultima infatti registra un tasso di occupazione del 66,2%, contro il 40,1% siciliano.
  • Reddito pro-capite: è davvero basso, fermo a 15.305 euro, secondo i dati Mef, soprattutto se paragonato a quello riguardante la media nazionale, 20.630 €, e la Lombardia, 22.980, e un Pil tra i meno alti di Italia.
  • Il Prodotto interno lordo siciliano: nel 2016 era di quasi 82 miliardi, in leggero aumento rispetto all’anno precedente (+0,3%), mentre quello pro capite si attestava a 16 milioni. Nello stesso intervallo di tempo, il nostro paese e la Lombardia
  • crescevano rispettivamente dello 0,9% e dell’1%.
  • La pesante eredità lasciata dal governo Crocetta: una scarsa dotazione infrastrutturale, ferma, secondo l’indice di Unioncamere, a 84,9 punti (la Liguria, la prima di Italia, ne ha 173), e una “cassa” di fondi Ue non spesi di 17,6 miliardi.
 

Articolo pubblicato il 20 dicembre 2017 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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