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Crisi: chiuso un anno difficile anche per i liberi professionisti
di Rosalba Mancuso

Dagli avvocati, agli ingegneri e agli architetti, passando dai notai e dai dottori commercialisti. Gli ingegneri hanno subito perdite consitenti: oscillanti dal 70 all’80 per cento

Tags: Gaetano Fede, Rino La Mendola



PALERMO - Dopo la crisi,  liberi-professionisti a rischio povertà anche in Sicilia. Il settore più colpito, secondo il dato nazionale rilevato da Contribuenti.it, , che riporta la chiusura di 300 mila studi, è quello delle professioni dell’area giuridico-economica. 
In Sicilia, il 50% degli avvocati, in un anno, guadagna meno di 9 mila euro. Oltre alla crisi, sul futuro della categoria ha pesato l’accesso illimitato alla professione che ha fatto lievitare la concorrenza e fatto scendere le tariffe a livelli indecorosi. Basti pensare che a Catania gli iscritti sono più di quelli di Verona e Venezia. La riduzione del fatturato si aggira tra il 20-30%. Queste le analisi rilevate dal Presidente dell’Unione Regionale degli Ordini Forensi, Ignazio De Mauro e dal suo Vice Massimo Cambria.

Ma nella nostra Isola, a soffrire sono anche Ingegneri ed Architetti. I primi hanno subito una riduzione del fatturato del 40%, a cui seguono anche le difficoltà dei secondi. “Per rilanciare il settore- commenta Gaetano Fede, Presidente della Consulta Regionale degli Ingegneri - bisognerebbe adottare alcune misure, non definitive, ma molto importanti, come il Piano Casa, che significherebbe lavoro per la categoria e per l’indotto”. La difficoltà della categoria è confermata anche dalle misure della Cassa di Previdenza degli Ingegneri, che  da sempre rigorosa con  gli iscritti nel chiedere il regolare e puntuale pagamento delle quote contributive, viste le gravi difficoltà attuali, ha scelto di posticipare il pagamento dei contributi ad aprile 2010. 

“Molti studi professionali- afferma Rino La Mendola, Presidente della Consulta Regionale degli Ordini degli Architetti - che prima attingevano alle commesse pubbliche, oggi hanno dirottato i loro interessi nel campo privato, che era già abbastanza povero e caratterizzato da un’offerta certamente superiore alla domanda. Le crescenti difficoltà di  accesso al settore  dei lavori pubblici, determinate da una legislazione di settore che, inseguendo e, talvolta,  mal recependo le direttive europee, ha, di fatto, trasformato il professionista in un imprenditore che, per accedere agli incarichi professionali, è costretto a passare per gare fondate su parametri selettivi di tipo quantitativo, come  il ribasso dell’onorario il quale, dopo  le recenti riforme, può raggiungere percentuali altissime... del 70 o anche dell’80%. Un’altra ragione della crisi,  è determinata  dalla riforma universitaria, che  ha aumentato il numero di qualificazioni professionali. Tuttavia, anche l’architetto deve fare i conti con  un mercato, che,  a fronte di una scarsa domanda, propone una notevole offerta di professionisti. Basti pensare che solo in Sicilia  operano più di  12.000 architetti…”.

E la crisi cambia anche il modo di lavorare dei notai, che, coscienti delle difficoltà di imprese e cittadini, siglano accordi con associazioni di categoria ed enti pubblici per offrire consulenza gratuita. Succede, ad esempio, con il protocollo d’intesa siglato tra i consigli notarili di Catania e Caltagirone e la Provincia Regionale di Catania.
 

 
L’approfondimento. Anche per il notariato cali nel fatturato dell’8-10%
 
“Negli ultimi tre anni, il notariato, in Sicilia, ha fatto registrare un calo medio annuo di fatturato dell’8-10% - afferma Giuseppe Pilato, Presidente del Comitato Regionale Notarile. Crisi condizionata dall’eliminazione di alcune competenze, come le dichiarazioni di vendita auto, la crisi dei mutui. La categoria sta cercando di contenere gli effetti della crisi evitando i licenziamenti del personale, offrendo consulenze gratuite a cittadini ed imprese e per non far chiudere gli studi dei giovani notai, esiste l’istituto dell’integrazione notarile, corrisposto dalla Cassa di Previdenza della categoria, tramite assegno, ai colleghi, che non raggiungono i livelli minimi di reddito”. Intorno all’1 - 2%, invece le chiusure rilevate da Santo Russo Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Palermo. La maggiore criticità della categoria, secondo Russo, è rappresentata dalle difficoltà dei piccoli studi professionali e dei giovani che aspirano alla professione, segnata dalla concorrenza degli abusivi e dalla sempre maggiore presenza dei CAF. Per arginare le difficoltà, l’Ordine ha siglato una convenzione con un istituto bancario per offrire un credito agevolato senza garanzie ai nuovi studi professionali.

Articolo pubblicato il 08 gennaio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Getano Fede
Getano Fede


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