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Tax compliance un miraggio, occorre semplificare le norme
di Valeria Arena

Relazione del Garante del contribuente per la Sicilia: sistema fiscale troppo oneroso e complesso. La fiducia tra i cittadini e le Istituzioni nell’Isola è tra le più basse d’Italia

Tags: Tax Compliance, Tasse, Fisco



PALERMO – In Sicilia l’applicazione della tax compliance resta ancora un miraggio. È quanto si legge nell’ultima relazione del Garante del contribuente siciliano, Salvatore Forastieri, sui rapporti tra fisco e contribuenti isolani. Nella nostra regione, infatti, la persistenza di un sistema fiscale troppo oneroso e complesso rappresenta ancora un grosso ostacolo all’adesione spontanea dei cittadini verso l’obbligazione tributaria.
 
Nonostante la leggera ripresa economica registrata negli ultimi anni, in Sicilia, secondo l’Istat, il 55,4% della popolazione, quindi più della metà, è a rischio povertà ed esclusione sociale, mentre il reddito pro capite (15.305, -29% rispetto a quello della media italiana) resta ancora uno tra i più bassi d’Italia. Ne deriva che le famiglie siciliane continuano ad essere tra le più povere del nostro Paese, circostanza che alimenta le diseguaglianze economiche e sociali.
 
Parecchi problemi anche sul fronte prettamente economico, dove si è registrata, nel 2016, una stagnazione dell’intero comparto produttivo, e nel settore del lavoro, protagonista di una non indifferente battuta d’arresto. Una situazione piuttosto grave, che conferma il pessimo stato di salute della nostra economia.
 
A ciò si aggiunge un quadro fiscale poco rassicurante: “L’elevata pressione fiscale – si legge nel documento - l’introduzione di più stringenti disposizioni tributarie e, più in generale, atteggiamenti non ispirati allo “Statuto” e la confusione normativa che ormai da troppo tempo caratterizza il settore dell'imposizione fiscale, pesano moltissimo (evidentemente in negativo) sull’auspicato miglioramento del rapporto tra gli Uffici fiscali ed i cittadini”. “La limitazione della detrazione Iva – continua - ossia la stretta sui termini per esercitare il diritto alla detrazione dell’Imposta sul Valore aggiunto, come si diceva prima, costituisce un grande problema per i contribuenti, un problema che può addirittura comportare, in considerazione del tempo estremamente limitato per portare a termine tutte le operazioni che conducono alla detrazione, la perdita di una sensibile fetta della detrazione stessa. Una circostanza, quest’ultima, che cozza fortemente con i principi dell’Unione Europea di detrazione e neutralità dell’Iva che rappresentano i cardini dell’imposizione nell’ambito europeo”.
 
Tutto questo rende il rapporto tra il fisco e i contribuenti siciliani estremamente conflittuale. Secondo il contribuente, quindi, l’obiettivo centrale della nuova amministrazione regionale dovrebbe essere quello di contribuire alla realizzazione di una vera semplificazione delle norme, al fine di “eliminare la ‘zona grigia’ che rappresenta il terreno di coltura nel quale prolificano non solo l’evasione ma anche la corruzione ed il malaffare più in generale”. Fondamentale, da questo punto di vista, è il potenziamento dello Statuto dei diritti del contribuente. Oltre ai legislatori, però, occorre l’impegno degli attori coinvolti, ossia i professionisti del settore e gli organi deputati alla gestione dei tributi, come le Agenzie fiscali, gli Enti locali e l’Agente della riscossione.
 
Infine, ruolo estremamente importante anche per la figura del Garante per il contribuente, le cui proposte per la Sicilia sono essenzialmente sei: una migliore definizione dei casi per i quali è applicabile l’istituto dell’Autotutela, la previsione di un “regime dei minimi” più semplice, la revisione della misura di tutti gli interessi applicabili nell’ambito tributario, una rivisitazione dell’istituto del “ravvedimento operoso”, al fine di renderlo più facilmente accessibile da parte di tutti i contribuenti, la possibilità di estendere agli atti dell’Agenzia delle Entrate la disposizione, introdotta con la legge di Stabilità 2013, che prevede la sospensione immediata, su richiesta del contribuente, delle cartelle di pagamento ritenute illegittime e l’obbligo degli uffici che hanno effettuato l’iscrizione a ruolo di fornire tempestivo riscontro e l’estensione dell’agevolazione prevista dall’art.1 del D.L. 31/5/2014 n.83 (Credito d’imposta per favorire le erogazioni liberali a sostegno della cultura), attualmente finalizzata soltanto al recupero dei beni culturali di appartenenza pubblica, anche agli interventi finalizzati al recupero di beni culturali “vincolati” di proprietà privata.
 
Solo così avvierebbe quel percorso di fiducia necessario tra cittadini/contribuenti e istituzioni locali e la possibilità di poter applicare la tax complience.

Articolo pubblicato il 16 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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