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Quotidiano di Sicilia

L’energia è in eccesso, ma 1 su 3 paga le bollette con difficoltà
di Rosario Battiato

Il paradosso dai dati Istat. Dall’Isola passano 31 miliardi di mc di gas, ai residenti nessuna convenienza. La Sicilia vanta il peggiore risultato nel Sud, nel Nord lo stesso valore è 5 su 100

Tags: Titti Bufardeci, Confcommercio, Unioncamere



PALERMO – Qualità della vita e distribuzione del reddito - complice anche la crisi internazionale - non decollano e fanno registrare in Sicilia alcuni dei risultati peggiori tra le regioni italiane. Nell’Isola si registrano le maggiori problematiche in termini di difficoltà economiche come conseguenza dei redditi tra i più bassi d’Italia, mantenendo allo stesso tempo uno dei più alti livelli di disuguaglianza.

E i consumi? Nonostante questi dati non proprio incoraggianti gli ultimi bollettini di Unioncamere testimoniano la crescita dei volumi di vendita dei beni di largo consumo in Sicilia, anche se i dati regionali non siano ancora allineati con la media nazionale. Le criticità dei consumi sono state sottolineate anche dall’anticipo di una settimana dei saldi nell’isola che sono partiti il 2 gennaio così come stabilito da un decreto dell’assessore regionale Titti Bufardeci, quando deteneva la delag al commercio. Nel complesso tuttavia, secondo i primi dati Confcommercio, durante le feste nessuna ripresa di grande rilievo (+0,5% per gli alimentari), ma una generale tenuta e qualche timido segnale di risveglio.

Secondo l’Istat non c’è dubbio come nel novero delle regioni dove si registrano serie difficoltà economiche non possa mancare la Sicilia, che continua a segnalare pessime prestazioni anche in rapporto alla macroarea “Sud e Isole”, fanalino di coda dell’Italia. Dal 2007 al 2008 le famiglie che “arrivano a fine mese con difficoltà” sono passate nel “Sud e Isole” dal 22% al 25,6%, a differenza degli aumenti minori registrati al centro, dal 13,2% al 14,3%, e al Nord, dall’11,9% al 12,6%. Non ci sono risultati migliori alle voci “arretrato col pagamento delle bollette” e “arretrato col pagamento del mutuo”. Non stupisce invece il dato che riguarda “non riesce a riscaldare la casa adeguatamente” che addirittura diminuisce al Nord, passando 5,4% al 5,3%, mentre aumenta la percentuale già alta in Sicilia che passa dal 23% al 27,5% (21,2% è la media meridionale). Questo dato testimonia la scelta energetica operata in molte regioni del Nord, Piemonte dal 6,2% al 5,2%, Trentino dal 3,2% al 2,6%, che hanno puntato da subito sull’edilizia ecosostenibile fornendo aiuti e finanziamenti ai privati, una politica che solo adesso sembra essere entrata nell’ottica dei governanti regionali, anche in virtù delle recenti dichiarazioni del governatore Lombardo sulla necessità di investire nello sviluppo sostenibile del privato. La crisi siciliana deve inoltre fare i conti con un reddito mediano familiare che è inferiore al dato nazionale e fa a pugni con la produzione energetica, del 6,5% in eccesso rispetto al consumo.
 
Eppure gli ultimi dati del Bollettino bimestrale di Unioncamere sulle dinamiche dei prodotti del Largo consumo confezionato (Lcc) attestano come “i prezzi di pasta, olio, latte stanno tornando ai livelli precedenti alla crisi – si legge nel comunicato dell’Unioncamere - dopo i forti rincari provocati nel corso del 2008 dalle oscillazioni dei prezzi delle materie prime agricole ed energetiche”. In teoria i prezzi più bassi e il conseguente maggior potere d’acquisto per le famiglie avrebbero dovuto far crescere le vendite e compensare quindi i fatturati, ma non è stato così ovunque.

La Sicilia, seppur avvicinandosi al dato medio nazionale, continua a registrare un ritardo rispetto le altre regioni in termini di volumi e valori a rete corrente di Lcc (drogheria alimentare, bevande, freddo, fresco, cura degli animali, cura della casa e cura della persona): l’aumento tra il quinto bimestre 2008 e il quinto bimestre del 2009 è dell’1,5% a fronte di una media nazionale pari al 2,6%. Un risultato che pone l’Isola al terz’ultimo posto regionale, e avanti solamente alla Campania (1,1%) e alla macroregione Basilicata-Calabria (-3,3%).

Secondo dati diffusi dalla Cgil, a fronte di un aumento del Pil in Sicilia (in realtà fittizio, siamo ai livelli del 1970), mediamente dello 0,8% nel periodo 2001 – 2007, stesso dato degli investimenti, i consumi privati hanno invece registrato una crescita media dello 0,4% , inferiore anche al risultato del Mezzogiorno. Questo trend era già stato ribadito lo scorso luglio nel rapporto “I consumi delle famiglie”. “Nel 2008 – si legge nel rapporto - il Veneto si conferma la regione con la spesa media mensile più elevata (2.975 euro), seguita da Lombardia (2.930) ed Emilia Romagna (2.854). Fanalino di coda, ancora una volta, la Sicilia”.

Articolo pubblicato il 09 gennaio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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