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Mario Emanuele Alvano: "Accorpare le funzioni dei Comuni più piccoli"
di Francesco Sanfilippo

Forum con Mario Emanuele Alvano, segretario generale Anci Sicilia

Tags: Mario Emanuele Alvano, Anci Sicilia



Quali sono le principali criticità degli Enti locali della Sicilia?
“L’elemento più significativo, a mio avviso, é che il sistema delle Autonomie locali in Sicilia, forse più che in altre parte d’Italia, in questa fase storica non riesce a essere attore protagonista dello sviluppo del proprio territorio. Le criticità derivano da una somma di fattori e di problemi ai quali non si é data alcuna risposta. Sul fronte del personale, per esempio, decenni di politiche sganciate dalla valorizzazione del merito e delle competenze hanno prodotto, pur in presenza di un numero significativo di lavoratori, un grave deficit in termini di capacità amministrativa o istituzionale. Deficit che si é aggravato ancor di più nell’ultimo decennio in conseguenza di una legislazione nazionale e regionale sempre più complessa e, in molti casi, anche confusa cui spesso non si riesce a tener testa anche per la mancata rigenerazione della classe burocratica. A ciò si aggiunga che dovrebbe essere favorita la gestione associata delle funzioni, specialmente per i piccoli Comuni”.
 
 
Perché è impossibile accorpare i piccoli Comuni?
“Nessuna scelta che riguardi le istituzioni locali può essere imposta dall’alto. Ne é recente testimonianza la riforma delle Province: nel tentativo di ‘migliorare’ il loro funzionamento si sta rischiando il caos istituzionale. Ogni Comune ha una sua identità e una sua storia, spesso un patrimonio di tradizione, ricchezza e bellezza. Principalmente in ogni Comune, anche in quello più piccolo, vivono dei cittadini cui vanno garantiti servizi essenziali e non. È da qui che bisognerebbe partire, interrogandosi su quali siano, caso per caso, le istituzioni che possano garantire l’erogazione di servizi di qualità. In alcuni casi la gestione più efficiente di servizi e funzioni non può essere realizzata dal singolo Comune, ma occorre associarsi. Per altro verso non é più concepibile che 390 Comuni siamo chiamati a gestire, ognuno per suo conto e, talvolta, ognuno a suo modo, identiche funzioni e servizi senza quasi alcuna differenza tra la grande città e il piccolo Ente. Del resto, la popolazione va invecchiando e molti piccoli comuni sono soggetti a un progressivo spopolamento. Tutto ciò deve portare a un cambiamento della loro stessa natura, accentuando l’offerta di servizi socio-assistenziali di prossimità”.
 
Perché molti Comuni non chiudono i bilanci nei tempi previsti dalla legge?
“Il bilancio di previsione è atto di programmazione. È, o dovrebbe essere, l’atto politico attraverso il quale pianificare lo sviluppo della comunità. Rispetto a ciò abbiamo riscontrato, negli ultimi anni, seri problemi derivanti dal passaggio dalla vecchia contabilità a quella introdotta con la riforma dell’armonizzazione contabile, che ha trasformato il bilancio in triennale, economico-patrimoniale e consolidato. Ciò lo ha reso più complesso, soprattutto nei tanti Enti carenti di adeguate figure professionali. Ma, in realtà, il problema é più grave. Per certi aspetti è come se l’adozione di un approccio più ‘aziendale’ nella Pa locale avesse scoperchiato un vaso di Pandora, facendo emergere criticità e problematiche che investono la capacità di programmazione, l’autonomia finanziaria e la gestione dei tributi locali”.

Questa situazione non compromette la gestione degli Enti?
“La gestione degli Enti locali in Sicilia è resa particolarmente complessa da diversi fattori. Tra questi vi é anche un problema di carattere istituzionale e legislativo. È noto che il sistema delle Autonomie locali, per così dire, ‘subisce’ le leggi nazionali e regionali. Ciò vale a maggior ragione per la Sicilia, regione ad Autonomia speciale. La qualità della legislazione è lontanissima dall’essere soddisfacente. Troppo spesso il Parlamento produce disposizioni poco chiare, in conflitto tra loro e rispetto alle quali nessun si pone realmente il problema della loro attuazione o attuabilità. Di tutto ciò ne fa le spese il funzionamento dei Comuni. Spesso in una legge ci si limita a descrivere quello che gli Enti locali dovrebbero fare, senza che nessuno si sia posto il dubbio sull’effettiva capacità e possibilità di adeguarsi. Molto spesso i Comuni si trovano tra due o più fuochi: il Governo e il Parlamento, che hanno voluto una determinata legge, il cittadino, che reclama i propri diritti, e il giudice, che non può che affermare il rispetto della legge. Esiste in Italia un serio problema di interpretazione e attuazione delle leggi. Paradossalmente, anche il problema di garantire la qualità della legislazione si affronta attraverso altre regole, sfortunatamente con norme inattuate. Mi riferisco a quelle che impongono di utilizzare Air (Analisi impatto della regolazione) e Vir (Verifica impatto della regolazione). Si tratta di strumenti che permetterebbero di stabilire se una legge è necessaria, quale soggetto deve svolgere i compiti previsti, quali sono le difficoltà, con quali altre leggi va coordinata una norma, quali soggetti devono essere coinvolti e successivamente quali risultati concreti sono stati ottenuti”.
 
Come favorire la crescita economica dei comuni?
“Il rafforzamento della capacità amministrativa degli Enti locali, accompagnato da iniziative di semplificazione delle procedure per le imprese, diventa centrale anche per la crescita economica dei territori. I nostri 390 Comuni rappresentano un concentrato unico di tradizioni, bellezza e ricchezza ancora poco valorizzato per lo sviluppo turistico e commerciale. È necessaria una potente azione di marketing territoriale per promuovere la nostra merce più preziosa: il clima e le ricchezze naturalistiche, unitamente alle eccellenze della dieta mediterranea e alle meraviglie del nostro artigianato. Credo sia necessario rendere l’offerta turistica solida attraverso operazioni di sistema che puntino sulle infrastrutture materiali e immateriali necessarie, non disperdendo risorse e unificando la promozione territoriale”.
 
I Comuni conoscono le risorse del territorio su cui investire?
“Ogni comunità conosce bene le meraviglie del proprio territorio e le risorse che può offrire, spesso però non riesce a promuoverle. Quello della promozione delle risorse ambientali, culturali, gastronomiche e artigianali dovrebbe essere in Sicilia un’attività da fare a tempo pieno, con una strategia condivisa di lungo e medio periodo. In questo settore le divisioni avvantaggiano gli altri. Non si può più improvvisare. Occorre una regia unica per la Sicilia, all’interno della quale sommare gli sforzi dei singoli territori”.
 
Come uscire dallo stallo in cui è la riforma delle Province?
“L’Anci Sicilia su questo tema ha affermato in più occasioni che è importante fare chiarezza, superando la confusione istituzionale degli ultimi anni e garantendo proporzionalità tra funzioni attribuite e risorse erogate. Più che le Province in molti casi sono state abolite semplicemente le funzioni gestite dall’Ente intermedio, con un grave danno per il cittadino utente di strade e scuole e per gli amministratori comunali, che sono rimasti ancora più soli e impotenti rispetto alle legittime aspirazioni dei cittadini e delle imprese. Adesso è necessario ritornare a un approccio sobrio e concreto, ponendosi prima del problema dei meccanismi elettorali quello di come garantire i servizi. Bisogna chiarire chi può gestire al meglio il territorio e con quale risorse. A mio avviso, attraverso il superamento di un modello di governance statico e immaginando territorio per territorio e servizio per servizio quali scelte effettuare. Dobbiamo anche riflettere sul fatto che oltre la metà dei Comuni siciliani ricadono nelle tre Città metropolitane, perciò occorre ripensare anche le competenze e le funzioni evitando duplicazioni”.
 
 
Quali azioni dovrà intraprendere il presidente Musumeci in tema di Autonomie locali?
“Il rapporto tra Regione ed Enti locali non può che essere fondato su una leale collaborazione tra soggetti aventi pari dignità costituzionale. Per il resto, ritengo che le priorità siano note: questione finanziaria ed eliminazione dell’attuale sperequazione nella distribuzione delle risorse tra gli Enti, tema istituzionale con riferimento all’Ente intermedio e agli incentivi per le gestioni associate e questione del personale con riferimento ai precari, alla formazione e al sostegno alla capacità istituzionale”.

Articolo pubblicato il 19 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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