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Split payment, nel 2018 si allarga la platea dei soggetti interessati
di Serena Giovanna Grasso

Tags: Split Payment, Fisco, Iva, Mef



PALERMO – È stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale numero 14 dello scorso 18 gennaio il decreto firmato dal ministro dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, che stabilisce le modalità di attuazione relative all’ampliamento dell’ambito di applicazione dello split payment per il versamento dell’Iva sui servizi resi alle amministrazioni pubbliche e alle società quotate.
 
Il meccanismo di split payment, ovvero scissione dei pagamenti, è una misura attuata al fine di evitare le numerose frodi in ambito Iva e la continua evasione fiscale. Chi emette la fattura nei confronti della Pa incassa quindi solo l’importo della prestazione, mentre l’Iva viene liquidata direttamente allo Stato.
 
A partire da quest’anno, lo strumento si applicherà anche nei confronti degli enti pubblici economici nazionali, regionali e locali (incluse le aziende speciali e le aziende pubbliche di servizi alla persona), le fondazioni partecipate dalle amministrazioni pubbliche, le società controllate indirettamente dalle Pa, le società partecipate dalle amministrazioni pubbliche, da enti o società pubbliche per una quota non inferiore al 70%.
 
Naturalmente la disposizione continua ad applicarsi nei confronti delle società controllate direttamente dalla presidenza del Consiglio dei ministri, ministeri, Regioni, Province, Città metropolitane, Comuni e unioni di Comuni, oltre a tutte quelle amministrazioni per cui il regime era già stato previsto in base alla Legge 190/2014 (Leggi di Stabilità 2015), ovvero lo Stato, enti pubblici territoriale e consorzi da questi costituiti, Camere di commercio, Università, Asl e istituti ospedalieri ed enti pubblici di assistenza e beneficienza.
 
Il decreto ministeriale specifica che l’elenco dei soggetti sottoposti a split payment è pubblicato dal dipartimento delle Finanze entro il 20 ottobre di ciascun anno e varrà a partire dall’anno successivo. Soltanto per il 2018 i soggetti interessati allo split payment devono fare riferimento all’elenco pubblicato dal dipartimento Finanze lo scorso 19 dicembre.
 
L’elenco delle pubbliche amministrazioni che usano lo strumento è consultabile sulla specifica piattaforma informatica, al link http://www1.finanze.gov.it/finanze2/split_payment/public/.

Chi presta o chi cede beni o servizi, deve emettere la fattura con le modalità ordinarie e indicare il riferimento allo split payment, fare poi rivalsa dell’Iva che non viene incassata dal fornitore ma versata direttamente dall’ente pubblico. In sede di registrazione della fattura, l’Iva viene annotata nel registro Iva vendite ma non calcolata nella liquidazione periodica. Questo storno Iva, può essere effettuato con una successiva e specifica scrittura che indichi allo stesso tempo la registrazione della fattura e l’ammontare dell’Iva da dare e da avere.

Per i contribuenti che applicano la scissione dei pagamenti, e che inevitabilmente quindi risulteranno a credito, è prevista la possibilità che queste operazioni rientranti nello split payment rientrino nel calcolo di quelle che possono ottenere il rimborso Iva anche trimestrale, del credito basato sull’aliquota media.
 
Già lo strumento ha prodotto i primi risultati. Secondo il Mef, “nel mese di novembre il gettito dell’Iva sugli scambi interni ha evidenziato una crescita del 12%. Tale incremento è dovuto ai versamenti effettuati dalle società soggette alla disciplina dello split payment che, in base al meccanismo di pagamento, a novembre hanno proceduto alla liquidazione periodica e al versamento dell’Iva includendo anche la quota da split payment trattenuta e accantonata a partire dal mese di agosto”.

Articolo pubblicato il 23 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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