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Formazione professionale: futuro fondi europei, nodo da sciogliere
di Michele Giuliano

Vertice in commissione all’Ars, primi mugugni: “Non sappiamo quale sia la visione del governo”. C’è ancora poca chiarezza su come si vuole impostare il settore nel medio termine

Tags: Formazione, Lavoro, Sicilia



PALERMO - Ancora in attesa di capire come il nuovo governo regionale deciderà di fare partire il settore della formazione professionale, ci si comincia ad interrogare sulle intenzioni dell’esecutivo non solo a breve termine, ma soprattutto nel medio e lungo termine.
 
Non basta un eventuale nuovo avviso, infatti, o, se avverrà, l’avvio del famigerato Avviso 8 a dare un futuro agli operatori del settore, né a dare continuità ad un sistema importante per la formazione dei giovani e meno giovani che vogliano investire sul proprio futuro in alternativa all’istruzione tradizionale.
 
“Il presidente della Regione Nello Musumeci ha detto di voler rivedere la programmazione dei fondi strutturali ma nella relazione portata in Aula e ribadita in Commissione dall’assessore alla Formazione Roberto Lagalla emerge un approccio meramente ragioneristico. Non sappiamo quale sia la visione, l’obiettivo che il Governo ha rispetto all’utilizzo di queste importanti risorse che sono complessivamente di oltre 1,5 miliardi di euro fra il 2014 e il 2020” ha detto il deputato regionale Cateno De Luca, intervenendo ai lavori della Commissione Bilancio dell’Ars che sta svolgendo alcune audizioni degli assessori sullo stato di attuazione della programmazione. “Corriamo il rischio - aggiunge il parlamentare - di una spesa appiattita sull’eredità ricevuta dal passato, soprattutto, rispetto alla Formazione, con la legge 24”. Una strada che, allo stato attuale, ha portato a due anni di fermo assoluto delle attività, con grave danno per enti, dipendenti e allievi. È necessario, ormai, un nuovo percorso, che dia stabilità e certezze. “Sciorinare numeri sulla spesa senza spiegare cosa si intende fare della Formazione significa alimentare inutili aspettative – continua De Luca -. Il Governo non può glissare su questo argomento come fatto dall’Assessore e come fatto dal Presidente Musumeci in aula”.
 
Nulla di fatto, al momento, per tutti coloro che assistono impotenti da parecchi mesi al percorso giudiziario dell’Avviso 8, che sembrava aver segnato la fine di parecchi enti storici, ma che, a colpi di ricorsi e interventi del Cga e del tribunale amministrativo, sono ancora in attesa del responso definitivo, che non arriverà prima del prossimo maggio. Cosa succederà, nel frattempo, non è ancora chiaro, né il nuovo governo si è sbilanciato più di tanto.
 
Lo stop delle attività formative e il taglio ai finanziamenti ha portato molti enti di formazione a chiudere baracca e burattini, e siccome gli enti sono nella maggior parte dei casi no profit e totalmente finanziati dalla Regione non hanno il becco di un quattrino. “Il Governo deve dirci se ha una strategia – conclude De Luca - per cambiare radicalmente il sistema della formazione; deve dirci se vuole mantenere lo status quo, che ha fatto della Formazione professionale un gigantesco bancomat per la politica, oppure se vuole avere un nuovo approccio diverso da quello che ci ha portato al disastro attuale”.
 
Una posizione netta e disincantata sul sistema, che dopo anni di continui inserimenti di personale, nonostante il blocco al 31 dicembre 2008, nonostante la costituzione di un albo che doveva essere una tutela per gli operatori, e che, invece, ha visto, negli anni, un continuo inserimento di nuovo personale, del tutto estraneo al sistema, ormai arrivato alla bancarotta.
 
Troppi operatori, pochi i fondi a disposizione. Un sistema clientelare arrivato al collasso, che necessita una svolta, sia nella gestione dei fondi che nella distribuzione agli enti, in modo da rendere il settore più efficiente e produttivo.

Articolo pubblicato il 23 gennaio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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