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159 incompiute, immobilizzati 3,7 mld
di Rosario Battiato

Un quinto delle opere iniziate e mai ultimate in Italia si trova in Sicilia. Costate 500 mln, ne mancano 250 per finirle. Riaprire i cantieri metterebbe in circolo quasi 4 mld di € per l’economia isolana

Tags: Sicilia, Incompiute, Nello Musumeci



PALERMO – Nell’elenco delle 159 infrastrutture incomplete di Sicilia, secondo l’ultimo aggiornamento pubblicato la scorsa estate dall’Ufficio speciale dell’assessorato regionale delle Infrastrutture, si trovano opere fognarie e idriche, stradali, ferroviarie ma anche scuole, strutture sportive, centri sociali per anziani e molto altro.
 
La volontà di rendere operativo questo mezzo miliardo di investimenti già fatti e congelati è stata dichiarata dall’assessore Marco Falcone in una recente intervista al Corriere del Mezzogiorno: “Il nostro impegno è dare una svolta al degrado in cui versano le nostre strade, le ferrovie e riattivare le opere incompiute, ferme a causa di vari motivi”.
 
Un problema serio perché la Regione resta di gran lunga la realtà col maggiore numero sul territorio nazionale (159 su 752, circa un quinto del totale). Per completarle, oltre al pungolo dell’assessorato, serviranno ancora circa 300 milioni di euro, secondo la tabella dell’Ufficio speciale, ma è verosimile che, in realtà, i costi siano molto più elevati. Le ragioni del blocco sono differenti: scadenze dei termini contrattuali, altre beghe contrattuali e assenza del collaudo.
 
Un vero e proprio spreco di denaro stigmatizzato da Santo Cutrone, presidente di Ance Sicilia, che al QdS ha dichiarato come “Pur nella copiosa disponibilità di risorse stanziate, gli investimenti in opere pubbliche spesso si arenano in intoppi burocratici”. In particolare, ha proseguito Cutrone, da troppi anni “alla Sicilia viene negato il ‘diritto allo sviluppo’, che è possibile prima di tutto attraverso la disponibilità di infrastrutture efficienti”. In questo senso si spera nel nuovo governo regionale: “Auspichiamo che l’impegno dell’assessore Falcone, certamente positivo perché viene posto come prioritario all’inizio del suo mandato, possa trovare attuazione, a beneficio prima di tutto della popolazione siciliana che attende il riconoscimento di un diritto alla mobilità, al rifornimento idrico, alla stabilità del territorio, all’offerta di servizi e di scuole almeno pari a quello delle altre regioni d’Italia, e subito dopo a ristoro del comparto dell’edilizia che non può più sopportare a lungo la carenza di cantieri aperti”.
 
Le risorse sprecate hanno un peso non indifferente, come suggerisce il moltiplicatore di John Maynard Keynes che permette di individuare l’effetto sul reddito complessivo di un certo livello di investimento o di spesa pubblica all’interno del sistema economico (per una propensione marginale al consumo dello 0,8 assumerà un valore pari a 5). Nel caso isolano, qualora venissero riprese le 159 opere, considerando quanto già speso e quanto si dovrebbe spendere (complessivamente circa 750 milioni di euro), si arriverebbe a produrre un incremento dell’economia pari a 3,7 miliardi di euro.

Articolo pubblicato il 06 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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