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Amarù: "Dal 1999 ad oggi 30 mld dall'Ue ma crescita in Sicilia pari a zero"
di Chiara Borzì

Il vicepresidente di Sicindustria, Rosario Amarù, fa il punto sulle difficoltà degli industriali ad accedere ai fondi. “Problemi di programmazione e qualità della spesa. Interventi dispersi in mille canali”

Tags: Rosario Amarù, Sicindustria



CATANIA – La difficoltà che la Regione dimostra nella spesa dei fondi europei ha conseguenze a cascata sulla vita quotidiana dei siciliani. Non riuscendo infatti né ad impiegare con efficacia né a spendere i finanziamenti, nell’isola viene alimentato un colpevole ritardo in tutti i campi dove, invece, si necessità di interventi importanti e soprattutto urgenti.
 
Il dato di spesa dei fondi Ue in Sicilia (come documentato dal QdS poche settimane fa) oscilla tra lo 0 e l’1% per la programmazione 2014-2020. La situazione regionale è abbastanza problematica -per non dire drammatica - a fronte della chiara necessità d’interventi strutturali che la Sicilia e il suo mondo imprenditoriale hanno di bisogno.
 
Sono stati garantiti alla Sicilia oltre 30 miliardi di fondi europei – ha dichiarato il vice presidente di Sicindustria Rosario Amarù – Il risultato? Una crescita pari a zero del tasso di occupazione dal ’99 ad oggi a causa, proprio, della mancata spesa. Ma non solo. La Sicilia era una regione in ritardo nei confronti delle regioni più sviluppate del Paese e tale è rimasta con il disagio sociale che questo comporta. Abbiamo assistito a politiche che hanno privilegiato una strategia “diffusiva” degli effetti di reddito e di spesa, con finalità di acquisizione e gestione del consenso, piuttosto che una trasformazione radicale del contesto socio-economico regionale. Gli altri stati, con i soldi che noi abbiamo finora polverizzato, hanno costruito aeroporti, steso binari dell’alta velocità, raddoppiato le corsie autostradali e dotato città e campagne di reti internet a banda larga”.
 
Nel mondo del lavoro si hanno esempi lampanti. In Sicilia il tasso di disoccupazione è pari al 22,1 per cento (2017), un dato diminuito di appena 2 punti percentuali in diciotto anni.
 
Alla stessa maniera occorre fare qualcosa per rilanciare l’occupazione. Secondo le ultime stime diffuse da Bankitalia il tasso di occupazione siciliano è il più basso d’Italia. Sono stati persi 160 mila posti di lavoro e recuperati solo 40mila. La media di occupati è del 40,5 per cento mentre in Italia è del 57,7 per cento.

Quali difficoltà si riscontrano rispetto all’accesso ai fondi?
“Il problema non è tanto di difficoltà nell’accesso. Il problema è di programmazione e di qualità della spesa. Bisogna avere il coraggio delle scelte e capire che interventi dispersi in mille canali non portano crescita ma solo effetti tampone a brevissimo termine. Per far fronte alle attuali criticità occorre intervenire sulla governance, che deve essere duratura e assicurare le adeguate competenze amministrative nella gestione del programma; coordinamento tra le Autorità di Gestione (Fesr, Fse, Feam, Psr); e meccanismi di selezione. La procedura “a sportello” utilizzata nei primi bandi di questa nuova programmazione, insieme a criteri di ammissibilità troppo blandi, non garantiranno quell’inversione di rotta necessario nell’utilizzo dei fondi Ue. Il rischio è infatti sempre quello di procedere con interventi non finalizzati allo sviluppo, ma al mero sostegno dei redditi e di gestione del consenso”.
 
I finanziamenti alle imprese sono erogati in tempo?
“Anche su questo versante, purtroppo, si registrano criticità. Spesso accade che l’imprenditore per realizzare gli investimenti rispettando i tempi previsti dai bandi, si indebiti con le banche. Poi, però, lungaggini burocratiche e mancanza di liquidità da parte della Regione, portano a dover attendere anni prima di ricevere il finanziamento, con tutto ciò che ne consegue”.

Articolo pubblicato il 07 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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