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Pil Italia: +1,4%, senza droga-Draghi +0,2%
di Carlo Alberto Tregua

Effetto “Quantitative easing”

Tags: Pil, Economia, Mario Draghi, Quantitative Easing



L’Istat ha pubblicato il dato provvisorio di crescita del Pil del 2017 nella misura di 1,4%, riducendolo così rispetto a quello che era stato detto in precedenza, cioè l’1,5%.
La percentuale di crescita non è farina del sacco del governo, tanto che il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, nel Def di settembre ha indicato che l’effettivo aumento sarebbe stato dello 0,2%. A cosa si deve imputare la differenza positiva? Sia all’effetto Draghi che alla debolezza dell’euro che ha facilitato molto le esportazioni e per conseguenza l’aumento della ricchezza prodotta.
L’effetto Draghi, cioè il quantitative easing, che rappresenta l’acquisto dei titoli di stato dei Paesi più indebitati, ha consentito di fare abbassare gli interessi ai due fanalini di coda dell’Uem e cioè l’Italia e la Grecia.
L’abbassamento degli interessi ha consentito a sua volta di finanziare con tanti rivoli categorie di cittadini i quali, trovandosi più soldi in tasca, hanno fatto aumentare i consumi, seppure di poco.
 
Il Presidente della Bce ha fatto una contestuale operazione, cioè quella di portare il tasso di interesse sui depositi a zero e in qualche caso nel versante negativo. Questo, di rimbalzo, ha fatto sì che il costo del denaro per imprese e cittadini, nella stessa area euro, venisse ridotto a meno di due punti percentuali, favorendo da un canto il credito alle imprese e, dall’altro, facendo esplodere il numero ed il valore dei mutui per immobili, soprattutto quello di prima casa.
L’effetto Draghi è stato positivo. però, visto nel medio periodo, si mostra come una sorta di droga perché non mette di fronte alle proprie responsabilità quegli Stati che continuano a destinare risorse alla spesa pubblica cattiva, cioè quella improduttiva, che a sua volta alimenta sprechi, inefficienze, malversazioni e corruzione.
Come sempre, le iniziative buone hanno aspetti cattivi. Bisogna bilanciarne gli effetti e adottare opportune correzioni.
Cosicché Draghi ha mandato un messaggio preciso agli Stati molto indebitati e cioè che avrebbe ridotto alla metà, da 60 a 30 miliardi al mese, l’acquisto di bond e rialzato entro quest’anno il tasso fino all’1%.
 
Va capito che questi piccoli numeri non sono importanti in quanto tali, bensì per l’effetto che provocano nei mercati e soprattutto per il meccanismo di fiducia e sfiducia che fa agire cittadini e imprese in una direzione piuttosto che in un’altra.
La prospettiva di riduzione dell’acquisto di bond e di contestuale aumento del costo del denaro, si trasferisce inevitabilmente dalla Bce agli Stati membri, con la conseguenza che i mercati interni cominciano a muoversi nella direzione di un allineamento del costo del denaro ai tassi vigenti in tanti altri Paesi avanzati.
Ma anche i bond statali costeranno di più. Si stima che il debito italiano, con i tassi di interesse tornati alla normalità, avrebbe un costo per interessi che passerebbe da 60 a 80 miliardi, cioè 20 miliardi in più.
Il che significa tagliare spese in proporzione all’aumento indicato e quindi comprimere ogni possibile manovra di sviluppo.
 
Dunque, il vero incremento del Pil indicato dal ministro dell’Economia è dello 0,2%, mentre quello nominale è dell’1,4%, conseguenza dell’effetto droga messo in moto da Draghi.
Così, l’Italia non ha avuto sviluppo. Cosa avrebbe dovuto mettere in pratica, invece? tre iniziative: tagliare la spesa corrente improduttiva, destinare le risorse così recuperate ad investimenti, diminuire la pressione fiscale in maniera sostanziale.
Ripetiamo, la regola di macroeconomia secondo la quale la spesa corrente muove l’economia in pari misura (uno a uno) mentre la spesa per investimenti muove l’economia (da cinque a dieci volte in più).
Risulta evidente come sarebbe stato necessario girare dalla spesa cattiva quella per investimenti il maggior numero di risorse finanziarie.
Ma, per tagliare la spesa corrente, ci volevano governi forti e decisi a sottrarre ai parassiti provvidenze pubbliche. I parassiti, però, come gli evasori e i corrotti, votano e si trascinano dietro famiglie e amici.
Solo politici di alto valore etico e competenti avrebbero potuto procedere in questa direzione. Ma abbiamo vista e non ne vediamo.

Articolo pubblicato il 24 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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