Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Gentiloni, a Roma lo chiamano "Er moviola"
di Carlo Alberto Tregua

Affabile, competente, ma lento

Tags: Paolo Gentiloni



Qualche sera fa, a cena con amici, uno mi fa: “Lo sai come chiamano Gentiloni? Er moviola”. Sulle prime non mi è sembrato un apprezzamento, ma a ben pensarci, la definizione si adatta al personaggio, sempre gentile, pacato, forse un po’ lento.
Il suo periodare è attento a dire le cose giuste e nel modo giusto. Questo suo modo di comunicare ha attratto l’attenzione e il consenso di molta parte degli elettori, soprattutto quelli che si usano definire come maggioranza silenziosa.
Paolo Gentiloni sarà un valore aggiunto per questo Partito democratico che ha evidenti difficoltà nell’ottenere un consenso, forse oscillante tra il 22 e il 24%. In questa partita ovviamente giocheranno un ruolo importante gli astenuti.
Un altro protagonista della campagna elettorale è Silvio Berlusconi, il quale comunica esattamente come faceva nel 1994. Dice le stesse cose e nello stesso modo. Fa le stesse promesse (che poi non manterrà). Firma lo stesso contratto nella stessa scrivania del 2001, avanti a quel maestro di cerimonie che è Bruno Vespa nella sua trasmissione Porta a Porta. L’amarcord di Berlusconi susciterà probabilmente tanti pensieri sopiti negli elettori i quali forse gli consentiranno di approdare alla soglia del 18%.
 
Quando vedo Berlusconi mi viene in mente il famoso jukebox nel quale s’inseriva la monetina da 50 lire per ascoltare il 45 giri in voga in quel momento. Il jukebox, quell’apparecchio che ormai si considera modernariato e che è stato protagonista di un’epoca in cui ancora non c’erano le musiche scatenate che fanno ballare da soli, forse per scaricare le tensioni e le incomprensioni che albergano in molte persone.
Altro protagonista della campagna elettorale è Matteo Salvini che ripete senza alcuna novità i suoi motivi. Non si accorge che la ripetizione continua ha fatto stancare chi ascolta. Tuttavia forse riuscirà a raggiungere il sospirato 15%.
Ricordate com’era soprannominato Enrico Mentana? “Mitraglietta”. Il suo modo di parlare veloce fu una novità nella tv dell’epoca quando i mezzibusti avevano un modo di comunicare pacato, sobrio, soporifero. Mentre ora tutti fanno a gara per imitare “Mitraglietta”.
 
Nel forum pubblicato mercoledì scorso, Giorgia Meloni, che è venuta a trovarci, ha dimostrato una verve insolita nei politici perché ha cercato di spiegare le ragioni che dovrebbero indurre gli elettori a votarla con argomenti diversi dal solito tran tran. La sua gara è con Leu (Liberi e uguali) a chi prende di più.
Entrambe le ali dell’agone politico sono attestati intorno al 5% e forse farà la differenza qualche zero virgola.
Una sorpresa positiva verrà forse dal raggruppamento di Emma Bonino “Più Europa”, il quale dovrebbe superare l’ambita soglia del 3% con tendenza verso il 4%. Mentre avrà più difficoltà l’altra lista che affianca il Partito democratico “Insieme” che stenterà a superare la soglia dell’1%. Se tale soglia non dovesse essere raggiunta i suoi voti saranno dispersi.
A nostro avviso la super dose di presenza di tutti i protagonisti in questa campagna elettorale sta nuocendo a loro stessi perché gli elettori non ne possono più di sentire le stesse cose dette nello stesso modo. C’è una sorta di rigetto.
 
E infine, i due protagonisti, Matteo Renzi e Luigi Di Maio. Il primo è colpito da una sorta di antipatia generale, di cui non si capisce la ragione perché il ragazzo è intelligente, sa comunicare bene, ha le idee chiare e propone obiettivi raggiungibili, almeno in parte.
Tuttavia, i suoi elettori sono andati delusi dal suo cambio di rotta: il rottamatore, cioè l’innovatore, colui che andava contro l’establishment, atteso da gran parte degli italiani, da presidente del Consiglio è rientrato nel sistema andreottiano abbandonando la via della rottamazione e prendendo quella classica istituzionale che fa piccole modifiche ma non sostanziali riforme, prime fra le quali quelle della Pubblica amministrazione e della lotta alla corruzione.
Per Di Maio poche parole. è la vera novità e il vero rottamatore. Per questo attrarrà consensi fra il 28 e il 35%. Del 28 gli avversari si preoccuperanno; del 35 saranno terrorizzati.

Articolo pubblicato il 27 febbraio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐