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Quotidiano di Sicilia

Il Nord si smarca da Roma Sicilia, autonomia deleteria
di Raffaella Pessina

Ieri, intanto, firmata pre-intesa tra Stato e Lombardia, Veneto ed E. Romagna. Si trascina da anni ormai il dibattito sulla riforma dello Statuto

Tags: Davide Faraone, Autonomia, Sicilia, Statuto Siciliano



PALERMO - Nei giorni scorsi le regioni Valle d’Aosta e Sardegna hanno festeggiato l’anniversario dell’Autonomia. Come è noto, infatti, sono, insieme alla Sicilia, alcune delle regioni a Statuto speciale, e quello che colpisce più di tutto sono state le dichiarazioni, in tale occasione, del presidente della regione Valle d’Aosta, Laurent Viérin, che è intervenuto sul tema dell’autonomia finanziaria, sottolineando come “non possiamo parlare di autonomia se non c’è autonomia finanziaria”. Viérin ha aggiunto che per questo motivo “non si può subire dal livello centrale quella che non è una garanzia per la comunità della Valle d’Aosta, sottolineando che senza garanzie di poter investire sul proprio territorio, come la realizzazione di una zona franca, non c’è futuro. Viérin si è riproposto dunque di dare battaglia per ottenere questo risultato. Viene quasi naturale fare un paragone con la Sicilia, che dispone di uno Statuto molto più che speciale, mai attuato realmente, anzi di fatto smontato pezzo dopo pezzo anche in virtù dei recenti accordi firmati con lo Stato dal governo Crocetta. Tra gli effetti più eclatanti di queste intese, vi è la rinuncia a dei contenziosi relativi proprio a regole dello Statuto puntualmente disattese dallo Stato e per le quali era stato proposto ricorso costituzionale.
 
Anche la Sardegna non sta con le mani in mano: il Presidente della regione, Francesco Pigliaru, si è soffermato sulla questione degli accantonamenti, cioè quelle somme che lo Stato impone alla Regione di “accantonare” per contribuire agli equilibri di bilancio: “è importante che siano anche finalmente rese chiare le regole in base alle quali ci viene imposto un livello così alto di accantonamenti – ha detto - pare ingiustificato, ingiusto, indifferente al problema dei costi dell’insularità che limitano il nostro sviluppo e causano tassi di disoccupazione inaccettabili”.
 
Ma non finisce qui: anche le regioni cosiddette a statuto ordinario si stanno muovendo per ottenere maggiore autonomia. Proprio ieri il sottosegretario per gli Affari regionali, Gianclaudio Bressa, ha partecipato all’incontro “per la firma dell’accordo preliminare in merito all’intesa raggiunta tra Governo, Regione Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto” che ha per oggetto i principi generali, la metodologia e le materie per l’attribuzione alle regioni di maggiore autonomia.
 
“L’accordo preliminare ha per oggetto i principi generali, la metodologia e le materie – ha ribadito Bressa - per l’attribuzione alle Regioni che ne hanno fatto richiesta tramite atto formale dei loro organi, di maggiori forme di autonomia differenziata, ai sensi dell’art. 116, comma Terzo, della Costituzione. La firma è frutto del lavoro avviato il 9 novembre 2017 con l'istituzione di un tavolo di negoziato tra Governo, Emilia Romagna e Lombardia, e di un ulteriore confronto avviato anche con la Regione Veneto il primo dicembre”.
 
La Sicilia quindi, che è stata la prima ad avere uno Statuto speciale, addirittura un anno prima della Costituzione italiana, rischia così di restare al palo rispetto ad altre regioni, che al contrario rivendicano con forza le proprie caratteristiche di autonomia, mentre in Sicilia non solo non si sono mai applicate queste prerogative, ma in più occasioni la Regione si è trovata a dover fare i conti con tributi che invece di confluire nelle proprie casse sono finite dritte dritte a Roma (vedi le accise).
 
Serve senza dubbio riaprire con unrgenza un dialogo con il governo centrale così come peraltro annunciato più volte, come ad esempio nelle dichiarazioni programmatiche che nell’ultimo Defr appena presentato dal Governo regionale: la Sicilia deve poter fare affidamento su entrate tributarie certe per una giusta programmazione di sviluppo, accompagnata da una seria revisione di uno Statuto ormai datato.

Articolo pubblicato il 01 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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