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Ars: il lungo elenco dei privilegi
di Raffaella Pessina

Bilancio preventivo 2017 da 160 mln, deputati pagati anche senza lavorare, Ufficio di Presidenza: casta della casta. Dopo due mesi ripristinato tetto a stipendi ma nel Palazzo lo sfarzo è di casa

Tags: Ars, Privilegi, Gianfranco Miccichè



PALERMO - Nonostante siano stati messi dei tetti agli stipendi e nonostante la spending review abbia ridotto le spese della politica in Sicilia, Palazzo dei Normanni resta ancora oggi una torre d’avorio inespugnabile e per nulla scalfita dalla grave situazione finanziaria e sociale che attanaglia la nostra Isola dove troppo spesso una occupazione non trova e ci si vede costretti ad emigrare verso altri lidi.
Persino i vescovi siciliani sono insorti ed hanno dedicato ai cosiddetti “stipendi d’oro” un capitolo del documento conclusivo della Sessione della Conferenza episcopale siciliana.
 
Alle critiche aveva subito risposto Gianfranco Miccichè, attuale presidente dell’Assemblea regionale siciliana, spiegando che non ci sarebbe stato alcun aumento contrattuale per i dipendenti. E così è avvenuto. Ma gli stipendi all’Ars sono e restano di una certa rilevanza e contrastano in maniera stridente con la povertà diffusa in Sicilia. Tutto sommato oggi, in tutta Italia, essere parlamentare conviene ancora.
È vero che si tratta di un lavoro di responsabilità, perché il Parlamento deve, o meglio dovrebbe, legiferare per il bene della comunità, ed intraprendere tutte quelle iniziative volte a fare ripartire l’economia isolana.
 
Ma quello che fa alzare il costo della politica son i rimborsi le agevolazioni e i contributi. Il dato di fatto è che i 70 deputati si sono insediati a dicembre, siamo a metà febbraio e ancora si parla di approvare il bilancio 2018, con la quasi certezza di dover prolungare l’esercizio provvisorio di un altro mese. Il bilancio è di una o due sedute a settimana, con pochissime leggi approvate, in attesa che il Parlamento torni al lavoro dopo le elezioni nazionali.
 
Ma il tempo perduto di certo nuoce ad una regione come la nostra che ancora fatica ad uscire fuori dal tunnel della crisi, complice un tessuto produttivo fragile e un immobilismo politico che ormai si trascina da decenni.
 
Costo dei deputati – “Limitatamente all’attuale legislatura, a salvaguardia del contratto di lavoro in essere - si legge sul sito ufficiale Ars - , è previsto un rimborso per le spese inerenti i collaboratori dei deputati”. Tale trattamento è stato equiparato, tramite legge regionale (44/65 mai abolita), a quello dei senatori della Repubblica. L'indennità è pari a 6.600 € lordi per dodici mensilità. A questa si aggiunge la diaria (rimborso spese di soggiorno): 4.500 €. Viene riconosciuta, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Palermo, indifferentemente se un parlamentare abiti proprio a Palermo o se venga da Ragusa. A ciascuno dei deputati viene corrisposta anche una cifra per i cosiddetti “portaborse”, pari a € 3.180. Una volta la cifra era più elevata (4.500 €), solo negli ultimi anni, dal 2014 in avanti si è provveduto alla sua riduzione. Sommando tutte le voci si arriva ad un totale di 14.280,00 € lordi che per 12 mensilità fanno 171.360,00 € per ciascun deputato. Ma altre voci vanno a aumentare l’esborso per i 70 deputati. Si tratta dell’indennità di ufficio, delle deputazioni e missioni , del contributo a favore del Fondo di solidarietà per il pagamento dell’indennità di fine mandato e del trasferimento dei fondi per il funzionamento dei gruppi parlamentari, che viene erogato in misura della quantità dei deputati presenti nel gruppo. Tutte queste voci fanno alzare il costo dei deputati a più di 20 mila euro al mese lordi, che moltiplicato per 70 in un anno diventano circa 17 milioni di €.
 
Ufficio di Presidenza – Un capitolo a parte di costi dell’Ars è rappresentato dall’Ufficio di presidenza, composto da: presidente dell’Ars, due vicepresidenti, il presidente del collegio dei deputati questori, due deputati questori e tre deputati segretari per un totale di 9 persone che percepiscono una indennità aggiuntiva a quella sopra descritta. Secondo quanto stabilito dall’articolo 2, comma 3, legge regionale 4 gennaio 2014, n. 1, al presidente dell’Ars vengono corrisposti altri 2.700,00 euro lordi mensili, ai due vicepresidenti 1800,00, ai tre deputati questori 1.622, 45 euro e ai tre deputati segretari altri 1.159,14 euro. L’Ars quindi paga altri 14.644,77 euro ogni mese per un totale di 175.737,24 euro lordi all’anno. Come viene spiegato nel sito ufficiale dell’Ars, il Consiglio di Presidenza si occupa di redigere ogni anno il bilancio interno, nomina il segretario generale, attribuisce gli incarichi dirigenziali e si occupa dell’assetto organizzativo dell’Amministrazione. Senza dubbio incarichi di responsabilità, ma le cifre a carico dei cittadini fin qui elencate sono obbiettivamente importanti. Proprio di recente è stato raggiunto l’accordo con i sindacati dei dipendenti che ha permesso di ripristinare il tetto agli stipendi d’oro, da cui però sono state escluse le indennità extra.
 
Presidenti Gruppi Ars – Attualmente vi sono 9 gruppi parlamentari, compreso il Misto, che raggruppa tutti coloro che rappresentano un partito che non ha avuto almeno 4 deputati in Parlamento o che non si riconoscono in uno dei partiti presenti. In ciascun gruppo viene nominato un presidente che a sua volta percepisce 1.159,14 euro lordi al mese di indennità, quasi 14 mila euro all’anno in più. Naturalmente più gruppi, più capigruppo, più spese. Da ricordare che l’articolo 23, comma 3 del Regolamento interno dell’Ars prescrive che l’Ufficio di Presidenza può autorizzare la costituzione di un Gruppo con un numero inferiore di deputati purché questi siano stati eletti in almeno due circoscrizioni, nonché rappresentino partiti o movimenti organizzati nell’intera Regione e/o abbiano rappresentanza, organizzata in Gruppi parlamentari, al Parlamento nazionale.” Ad oggi godono di questa deroga, ben tre gruppi parlamentari: si tratta di Fratelli D’Italia (3), di Sicilia Futura (2) e del gruppo Misto (3). I capigruppo peraltro hanno la responsabilità delle spese del Gruppo che gestiscono, grazie ai fondi che vengono traferiti dall’amministrazione dell’Ars, che nell’ultimo bilancio di previsione per il 2017 si sono attestati a 6 milioni, 230 mila cinquecento euro.
 
Stipendiati anche senza lavorare – I deputati regionali, come quelli nazionali del resto, guadagnano anche senza lavorare. Ciò si verifica grazie alla legge costituzionale 1/1972 che ha modificato l’art. 3 dello Statuto, secondo cui la vecchia deputazione rimane in carica, a legislatura conclusa, fino all’insediamento del nuovo parlamento, senza l’obbligo di riunirsi. Ed è stato così che, chiusa dall’allora presidente dell’Ars Ardizzone la legislatura al 19 di settembre 2017, i deputati hanno continuato a percepire uno stipendio di tutto rispetto fino all’insediamento ufficiale dei nuovi 70 deputati avvenuto il 15 dicembre dello scorso anno. Quindi anche i 54 deputati non risultati rieletti si sono portati a casa tre mesi di stipendio senza lavorare un giorno, oltre a percepire una liquidazione di 26.400 euro. Una bella consolazione per coloro che non sono riusciti a riconquistare una poltrona a Palazzo dei Normanni, ma un vero e proprio salasso per i cittadini siciliani, che hanno dovuto mantenere per tre mesi 90 deputati che non hanno lavorato un solo giorno. Nessun addebito per i deputati, ma solo la necessità di aggiornare una legge che non può essere sopportata da una regione così in crisi economica come la Sicilia.
 
Bilancio da 160 milioni di euro – Continua a costare molto l’Ars ai cittadini. Il bilancio di previsione per il 2017, pubblicato sul sito ufficiale dell’Ars alla voce “Amministrazione trasparente” si attesta per il 2017 a 143 milioni di euro, cifra identica a quella del 2016. Tuttavia, viene anche indicato che tale cifra è quella a carico della Regione, ma sono stati utilizzati trasferimenti ministeriali, entrate extratributarie e gli avanzi di esercizio degli anni precedenti per programmare i lavori di ristrutturazione del Palazzo dei Normanni. il contributo da ricevere dallo Stato per la ristrutturazione di Palazzo ex-Ministeri ammonta ad 829.463,40 euro, le entrate extratributarie superano di poco i 16 milioni mentre le quote di avanzi degli anni precedenti arrivano a complessivi 12 milioni. A conti fatti, il costo totale del Parlamento siciliano, quindi, per quest’anno si attesta a 160,2 milioni di euro. Inevitabile il consueto confronto con il Consiglio regionale della Lombardia, simile per estensione di territorio, che per il 2017 ha previsto la cifra di 82,5 milioni euro di spesa. Praticamente la metà. A partire da questa nuova legislatura il numero dei deputati scende di venti unità nella speranza che anche il mantenimento della politica possa essere meno costoso per il cittadino.

Articolo pubblicato il 02 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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