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Quotidiano di Sicilia

Formazione, zero formati utili al lavoro
di Michele Giuliano

In 11 anni spesi 2,6 mld per creare profili che non servono al mercato. La svolta di Lagalla: “Si finanzierà la domanda”. Unioncamere: mancano specializzati nel legno, edilizia, commercio e settore nautico

Tags: Formazione, Lavoro, Sicilia, Unioncamere, Roberto Lagalla



Si potrebbero anche chiamare corsi e ricorsi storici. Nel senso che il tempo passa ma di fatto si è sempre al punto di partenza. La storia in questo caso è quella della formazione professionale siciliana la cui cura dimagrante auspicata e annunciata da anni in realtà è rimasta sempre e solo sulla carta. Basta andare a dare uno sguardo ai dati aggiornati ad oggi per rendersi conto che nulla davvero è cambiato nella sua impostazione: ci sono ben 9.035 iscritti all’albo regionale dei formatori, vale a dire persone che tra formatori e amministrativi avrebbero diritto a lavorare per realizzare le attività formative. Troppi per la Sicilia, in realtà troppi in rapporto alla popolazione e al potenziale bacino. Non si discostano da questo ragionamento anche gli enti di formazione accreditati: sono ben 543, ed anzi sono stati scremati rispetto ad una decina di anni fa quando ad un certo punto si superava quota mille. Ma restano ancora tanti.
 
Un mondo infinito fatto da numeri monstre che sono il frutto di tanto clientelismo della politica con effetti disastrosi. Il primo è quello che a causa proprio della creazione di questo enorme apparato tutti i corsi sono fermi oramai da due anni e mezzo. L’Avviso 8, che avrebbe dovuto far partire i corsi tradizionali, è rimasto impigliato tra ricorsi e nuove graduatorie anche perchè i soli 136 milioni disponibili non avrebbero potuto includere tutti gli enti e i dipendenti creati e assunti. Ma quel che è peggio è cosa questa formazione abbia prodotto e qui, se vogliamo, le note sono ancora più dolenti. Infatti la crisi del mercato del lavoro di oggi è frutto della mancanza di adeguati profili professionali.
 
I numeri dell’ultima annata formativa, confrontati tra la Sicilia e le altre regioni, sono emblematici. A mettere a nudo questo aspetto è l’Isfol, l’istituto per lo sviluppo della formazione professionale dei lavoratori, che in relazione all’annata 2014-2015, l’ultima quindi che si è sviluppata in Sicilia, fa emergere una realtà cruda fatta di incredibili sperperi. Anzitutto si parte dall’assunto che dal 2004 al 2015 sono stati spesi 2,6 miliardi di euro per circa 18 mila ore finanziate di corsi di formazione, sulla base del “rendiconto” fatto dal dipartimento regionale della Formazione. Un numero che potrebbe apparire sproporzionato ma che non riesce a dare il senso del reale spreco. è sui risultati prodotti, che chiaramente si ripercuotono nella realtà di oggi, che si realizza davvero il danno. La scadente qualità dei corsi, ed il mancato controllo della Regione, hanno portato ad effetti disastrosi: in quell’ultima annata di corsi non si è formato un solo operatore dell’abbigliamento o dell’edilizia, così come nessun tecnico termoidraulico. Zero in casella anche per profili specializzati nella lavorazione del legno o di tecnici adibiti alla manutenzione di imbarcazioni da diporto. In pratica stiamo parlando dei profili dove al contrario vi è una grande ricerca di personale in Sicilia, come ha avuto modo di attestare Unioncamere attraverso le sue ricerche dell’osservatorio Excelsior. Non a caso le altre regioni hanno puntato su questi profili, come la Lombardia che ha prodotto migliaia di questi profili, e così anche l’Emilia Romagna, il Veneto e il Piemonte, solo per citare le regioni che hanno investito di più. Difficilmente la Sicilia nei singoli profili ha fatto meglio in termini formativi.
 
La beffa sta nel fatto poi che in Sicilia tra le professioni più ricercate, secondo quanto attesta Unioncamere attraverso l’indagine Excelsior e l’Anpal, che hanno stilato un’analisi del mercato di lavoro, figurano “operai specializzati nell’industria del legno e della carta” ed ancora “operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione degli edifici”.
Qui non sempre la domanda di lavoro riesce ad essere soddisfatta: in 15 casi su 100, infatti, le aziende dell’Isola prevedono di avere difficoltà a trovare i profili desiderati. Allora ci si chiede: che fine hanno fatto 2,6 miliardi di euro spesi per la formazione?
 

 
La telenovela dell’Avviso 8 una farsa tra ok e stop
 
Una storia giudiziaria infinita, quella dell’Avviso 8, che ha visto un continuo alternarsi di punti a favore e contro l’amministrazione regionale che, con il vecchio governo Crocetta, ha sempre dato comunque per certa la partenza delle attività.
L’ultimo atto era stato sempre il Tar a sancirlo, con il rifiuto di alcuni ricorsi che miravano alla sospensione degli effetti della graduatoria dei corsi finanziati. Secondo i giudici del tribunale amministrativo la Regione in questo caso non avrebbe fatto degli errori di valutazione nello stilare la graduatoria.
In pratica due enti di formazione avevano presentato ricorso all’ultima graduatoria, con richiesta di sospensiva, perchè non gli sarebbero stati assegnati dei punteggi premiali rispetto alle consolidate esperienze nel settore. Ancora prima, invece, il Cga che espresse parere negativo in riferimento all’attribuzione dei punteggi per i criteri ‘B4’ e ‘B5’, inerenti l’esperienza e l’anzianità del personale assunto a tempo indeterminato. In tutta risposta, l’assessorato regionale ha preferito depennare i due criteri, portando sullo stesso piano enti nuovi ed enti storici. Più recentemente invece la sezione di Palermo del Tar Sicilia ha accolto il ricorso presentato da un altro ente di formazione professionale, consentendogli di partecipare alle nuove procedure selettive e condannando la giunta regionale siciliana a pagare le spese giudiziali.
La giunta nel 2017 approvò le linee guida della formazione, consentendo la partecipazione ai soli enti che, oltre a possedere il requisito dell’accreditamento, avessero realizzato la sperimentazione dei percorsi di istruzione e formazione professionale, restringendo così l’accesso alle attività formative, in violazione dei principi comunitari di libera concorrenza.
Una serie di stop e aggiustamenti che alla fine non ha portato a nulla lasciando fermo un intero settore.
 

 
L’assessore Roberto Lagalla parla al QdS della svolta data al settore
 
La formazione professionale siciliana cambia. Lo garantisce il neoassessore regionale Roberto Lagalla che quindi, dall’alto della sua esperienza alla guida di un ateneo importante come quello di Palermo, vuole dare segnali di inversione di rotta.
A cominciare dal finanziamento del sistema che non sarà più chiuso su sè stesso e di questo ne è convinto: “Gli enti di formazione saranno spinti a cambiare mentalità se vorranno restare sul mercato e guadagnarsi i finanziamenti pubblici” specifica Lagalla. In che modo? Per l’assessore l’assetto dato al bando in via di uscita che finanzia i corsi tradizionali con 110 milioni di euro è l’esempio lampante: “Non si finanzia più l’offerta, ma la domanda - sostiene -. I corsi sono spendibili anche a livello nazionale e ci sarà più raccordo col mondo del lavoro. Quanto fatto in Sicilia è straordinario, gli unici confronti sono con Lombardia, Liguria e Piemonte ma qui si è fatto meglio, grazie anche alle esperienze delle altre regioni che hanno consentito di evitare errori”.
Tra i settori economico-professionali che la Regione intende privilegiare, ci sono i servizi turistici, trasporti e logistica, servizi socio-sanitari, l’agroalimentare, l’energia e l’edilizia. Lagalla però vuole puntare ancora più in alto e si mostra molto ambizioso nonostante navigare nel “magma” della formazione non è per nulla semplice: “Anzitutto questo è il primo passo in modo che da qui ai prossimi mesi vi sia un riavvio delle attività formative bloccate da tempo - precisa -. La nostra preoccupazione è stata quella di raccordare il tempo della formazione con quello del lavoro e il prossimo passo sarà quello di concordare alcuni percorsi formativi direttamente in azienda”.
Insomma, stringere la formazione al mondo del lavoro: progetto sempre annunciato ma sino ad oggi mai concretizzato.
 

Articolo pubblicato il 08 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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