Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia

Mafia: il re dell'Eolico finanziava la latitanza di Messina Denaro
di Redazione

L'imprenditore Vito Nicastri arrestato in un blitz condotto da cento tra carabinieri e uomini della Dia a Trapani con altre undici persone tra cui i capi delle famiglie di Vita e Salemi. Il boss è latitante dal 1993

Tags: Mafia, Vito Nicastro



L'imprenditore trapanese Vito Nicastri - soprannominato il "re dell'eolico" o il "signore del vento", perché è stato tra i primi in Sicilia a puntare sulle energie pulite - è finito in carcere oggi insieme ad altre undici persone sospettate di aver coperto e finanziato la latitanza del boss ricercato Matteo Messina Denaro, padrino di Castelvetrano.
 
 
L'arresto è scattato nel corso di un blitz condotto da oltre cento uomini tra Carabinieri del Nucleo investigativo di Trapani, del Raggruppamento operativo speciale e della Dia, per eseguire dodici ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal gip di Palermo su richiesta della Dda che hanno azzerato i clan trapanesi di Vita e Salemi.
 
Gli arrestati sono accusati di associazione mafiosa, estorsione, favoreggiamento e fittizia intestazione di beni, tutti aggravati da modalità mafiose.
 
Le indagini, coordinate dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi e dall'aggiunto Paolo Guido, hanno consentito di individuare i capi dei due clan e di scoprire gregari ed estorsori delle cosche.
 
Gli arrestati, servendosi anche di professionisti nel settore di consulenze agricole e immobiliari, sarebbero riusciti attraverso società di fatto riconducibili all'organizzazione mafiosa ma fittiziamente intestate a terzi a realizzare notevoli investimenti in colture innovative per la produzione di legname e in attività di ristorazione.
 
L'operazione nasce da un'inchiesta avviata nel 2014 su esponenti delle famiglie di Vita e Salemi, ritenuti favoreggiatori del capomafia latitante Matteo Messina Denaro.
 
E' stato scoperto che parte del denaro derivante dagli investimenti delle cosche trapanesi sarebbe stata destinata al mantenimento del boss latitante Matteo Messina Denaro ricercato dal 1993.
 
In particolare, i due clan avrebbero realizzato ingenti guadagni investendo nel settore delle agricolture innovative e della ristorazione.
I Carabinieri, nel corso dell'operazione, hanno sequestrato tre complessi aziendali, comprensivi degli immobili e dei macchinari, fittiziamente intestati a terzi ma ritenuti strumento per il business dell'organizzazione criminale.
 
Tornando a Nicastri, il suo non è un nome nuovo per i carabinieri e il personale della Dia: i suoi legami col boss gli sono costati sequestri per centinaia di milioni di euro.
 
Di lui, tra gli altri, ha parlato il pentito Lorenzo Cimarosa, nel frattempo morto, indicandolo come uno dei finanziatori della ormai più che ventennale latitanza di Messina Denaro. Il collaboratore di giustizia ha raccontato di una borsa piena di soldi che Nicastri avrebbe fatto avere al capomafia attraverso un altro uomo d'onore, Michele Gucciardi.
 
Nel 2015 Nicastri era stato condannato, dal Tribunale di Milano a quattro anni di reclusione per omessa dichiarazione fiscale e truffa ai danni dello Stato.

Articolo pubblicato il 13 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐