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L'affermazione della legalità per contrastare il fenomeno del cyberbullismo
Fattori socio-culturali, quale la difficoltà di dialogo interculturale, alla base del fenomeno. Il ruolo della famiglia e della scuola per una condivisione corretta dei propri diritti, doveri e responsabilità 



GELA (CL) - Il concetto di legalità è difficile da definire visto che ognuno lo “sente” e lo attua in modo diverso.
I principi su cui essa si fonda vengono appresi in maniera elementare sin dalla nascita, all'interno del nucleo familiare, attraverso le reciproche attenzioni che il bambino adotta con le persone con cui si rapporta seguendo l’esempio trasmesso dai genitori ma è solo quando l’individuo si rapporta all'interno della società che inizia ad apprenderne il vero significato.
 
Educazione e legalità, in fondo, sono quasi sinonimi infatti portano entrambi ad uscire dal proprio io, dal proprio egoismo per condividere con gli altri diritti, doveri e responsabilità.
 
La difficoltà che si riscontra spesso nel parlare di educazione alla legalità nei confronti degli adolescenti è addebitabile ad una serie di fattori socio-culturali quale la difficoltà di dialogo intergenerazionale che ha portato i giovani a crearsi un ‘mondo a parte’.
Negli ultimi anni si è fatta largo nel nostro gergo e nelle notizie di cronaca, la parola cyberbullismo; questo fenomeno ha avuto larga diffusione in seguito allo sviluppo che la tecnologia ha avuto attraverso un uso più frequente dei social network che hanno permesso una maggiore facilità di comunicazione con gli altri.
 
Il fenomeno è in crescita, anche perché attraverso il web o il cellulare il “bullo” può agire indisturbato, in quanto è protetto dall’anonimato garantitogli dall’utilizzo di tali tecnologie e può cambiare anche diverse volte la sua “identità virtuale”.
 
L’offesa del cyberbullo può fare il giro del mondo, infangare l’intera vita di un adolescente, arrivando persino alle persone più lontane. Inoltre, può trovare altri “complici” in rete e deridere la vittima insieme a più persone.
In più, ha un ‘pubblico’ potenzialmente enorme anche se rimane anonimo e questa ampia e palese popolarità derivante dalle sue azioni lo gratificano parecchio.
 
Il cyberbullo può essere un estraneo, spesso, una persona conosciuta dalla vittima. è possibile che metta in atto comportamenti denigratori verso la propria vittima singolarmente o, come accade spesso, essere supportato da altri cyberbulli.
 
L’altro elemento importante di questo tipo di bullismo che passa attraverso le nuove tecnologie è l’anonimato.
Per limitare i fenomeni del cyberbullismo è stata promulgata una legge il cui obiettivo è quello di contrastarlo in tutte le sue manifestazioni, cercando di educare e tutelare i minori coinvolti.
 
Negli ultimi anni anche le scuole hanno adempiuto alla sensibilizzazione dei più giovani attraverso progetti, questionari e attività, offrendo agli alunni l’opportunità di comprendere meglio i temi della criminalità e della sicurezza dati online.
 
L’I.I.S. “Luigi Sturzo” di Gela ha aderito al progetto “Scuola 4.0” ed è tra le scuole attive di Identitadigitaledefender contro il cyberbullismo. Questo progetto ha permesso la realizzazione di una serie di attività, gli alunni sono stati coinvolti nella compilazione di un questionario online inerente le proprie competenze digitali e la loro conoscenza del fenomeno del bullismo on-line. L’iniziativa è stata lodevole perché ha coinvolto i genitori , veri protagonisti dell’educazione dei figli, fondamentali per la prevenzione e la lotta a questo tipo di fenomeni, che partecipando al progetto hanno ricevuto un attestato di “cittadino digitale”.
 
Questa giornata è servita per sensibilizzare tutti nel contrasto a questo fenomeno che può rovinare per sempre la vita di un individuo.
 
Giuseppe Cirignotta
Lidia Di Fede
Sofia Pampinella
classe V B SIA Luigi Sturzo di Gela

Articolo pubblicato il 23 marzo 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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