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Quotidiano di Sicilia

La burocrazia blocca lo sviluppo
di Lucia Russo

Nel Rapporto Svimez 2009 dati significativi di politica economica per il confronto Sud-Nord. Un procedimento di autorizzazione in Sicilia dura 4 anni, in Lombardia 583 gg

Tags: Burocrazia, Sviluppo



PALERMO – In Sicilia tra la progettazione e l’avvio della realizzazione di un’opera pubblica passano fino a 1.582 giorni, ovvero 4 anni. Lo ha reso noto il Rapporto Svimez 2009 che contiene un confronto nazionale di politica economica, ed impegni strutturali sul futuro del Mezzogiorno e dell’Italia.
Le difficoltà, presenti nell’intera Italia, pesano come un macigno sulle prospettive di realizzare significativi avanzamenti nell’economia meridionale, in particolare nel realizzare le opere pubbliche.

I dati dell’ultima Relazione dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici mostrano una durata complessiva delle fasi amministrative necessarie solo a “decidere” di circa 900 giorni; si tratta del periodo che passa tra la data di incarico per la progettazione esterna e la data dell’aggiudicazione definitiva. Questi 900 giorni però nascondono grandi variabilità territoriali: si passa, infatti, dai 583 giorni della Lombardia ai 1.120 della Campania, fino ai 1.582 della Sicilia.
Questi dati confermano come si trascini irrisolta al Sud ancor più che al Nord la questione dei rapporti tra poteri politici e poteri amministrativi; da qui la continuità di un rapporto di sudditanza del dirigente pubblico al potere politico.

Le esperienze straniere di maggiore successo, attribuiscono al dirigente pubblico una autorità e responsabilità nell’applicare una dettagliata procedura di pianificazione strategica ed operativa, favoriscono la maggiore trasparenza nei processi decisionali, consentendo di meglio tracciare i confini tra ciò che appartiene al potere politico e ciò che appartiene al potere amministrativo.
Al tema della debolezza della pubblica amministrazione, è scritto nel rapporto Svimez, si intreccia quello di un inadeguato sistema di Welfare; i due ambiti sono entrambi strettamente connessi con il livello e la qualità delle prestazioni erogate ai cittadini.

In termini di spesa complessiva per la protezione sociale rapportata al Pil, l’Italia non si discosta di molto dalla media europea: nel 2006 era al 26,6% a fronte del 27% della UE a 25. L’anomalia italiana sta nella quota molto elevata della spesa previdenziale destinata alla popolazione in età avanzata (58,8% della spesa sociale complessivamente erogata, a fronte di valori inferiori al 50% della quasi totalità dei paesi europei). Proprio per effetto della concentrazione delle pensioni nel Centro-Nord, la spesa del Welfare che riceve ogni abitante è pari a 7.200 euro al Nord e a 5.700 euro al Sud, con un divario a sfavore del cittadino del Sud di circa 1.500 euro.

Diversi i commenti su questo punto, in sede di presentazione del rapporto Svimez, cui hanno partecipato con proprie relazioni lo scorso 11 gennaio il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, il presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, la senatrice Anna Finocchiaro, il sottosegretario agli Esteri Vincenzo Scotti, il ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto.

Gli interventi di riforma sin qui adottati, troppo timidi nel modificare lo status quo, hanno solo parzialmente contenuto la tendenza espansiva della spesa previdenziale. Nonostante le diverse riforme del sistema previdenziale, l’età media di pensionamento permane nel nostro Paese, e soprattutto nel Centro-Nord, piuttosto bassa: 56,3 anni al Nord e 58,3 anni al Sud, in entrambe le aree con circa 35 anni di contributi versati.

Articolo pubblicato il 15 gennaio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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