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Quotidiano di Sicilia

Corruzione negli appalti affidarli a magistrati e GdF
di Carlo Alberto Tregua

Il disservizio diventi un reato



La diffusione capillare della corruzione nelle migliaia di stazioni appaltanti è un fenomeno inarrestabile e incomprimibile perché all’interno degli Enti ove esse si trovano non vi sono gli anticorpi, cioè gli organismi che la dovrebbero prevenire e snidare.
Nella Pubblica amministrazione, si sa, la situazione è critica perché manca un modello organizzativo che potrebbe trovare consistenza nel Piano aziendale. E manca il Nucleo anti corruzione (Nac) che dovrebbe avere proprio la funzione del cane da tartufo, ovviamente sostituendo quest’ultimo col corruttore.
Mancando il binario rigoroso entro cui la Pa dovrebbe andare, qualunque fatto distorsivo può accadere, e non essendo paragonabile con le regole rigorose e tassative diventa un fatto normale.
Nella Pa ognuno fa ciò che vuole e se si muove con cautela non sarà mai punito. Immaginiamo quando questa disfunzione governa processi economici anche di rilevante entità (milioni o miliardi di euro) in cui vi sono regole formali ma non sostanziali.
 
Il magistrato di Catania, qualche decennio fa, in una sentenza per corruzione di appalti, scrisse nero su bianco che senza la tangente questi ultimi non si potevano acquisire. La sentenza fece scalpore ma diceva la verità.
Ancora oggi i meccanismi perversi esistono, beninteso non in tutti gli appalti ma in molti di essi, e quando arrivano Procura e GdF i reati sono ormai stati commessi e il danno per la comunità è stato perpetrato.
C’è una soluzione contro questo andazzo di ordine generale? Sicuramente. Infatti un problema è tale in quanto c’è la soluzione, diversamente non è un problema. L a morte non è un problema perché non ha soluzione.
Basterebbe affidare a Procura e GdF, opportunamente rinforzate, il controllo preventivo degli appalti e il loro affidamento a chi ne ha il diritto, in quanto con le carte in regola. Siamo convinti che magistrati e militari specializzati e normalmente immuni da deviazioni di alcun genere, saprebbero gestire bene gli appalti evitando quelle interruzioni che creano l’ulteriore danno di prolungare in un tempo indefinito l’esecuzione dei lavori.
 
Non sono solo gli appalti ad avere lacune, ma anche gli affidamenti diretti di opere e servizi che saltano la concorrenza, vengono dati spesso ai soliti noti (parenti e amici) a prezzi nettamente maggiori di quelli di mercato perché da essi devono essere tratte le tangenti che sono poi riversate a chi fa tali affidamenti.
Anche in questo caso vogliamo precisare che non tutti i dirigenti che provvedono ad affidare direttamente opere e servizi a imprese commettono reati. Anzi, la maggioranza di essi è formata da persone oneste e capaci che fanno interamente il proprio dovere. Non intendiamo criminalizzare una categoria bensì mettere in evidenza che in ognuna di esse vi sono mele marce. Ma quando il numero di esse è elevato anche quelle buone possono marcire.
I riflessi economici per i ritardi nelle realizzazioni delle opere pubbliche e l’aumento dei prezzi che le aziende appaltatrici riescono a spuntare con mille scuse, qualche volta plausibili, sono due danni che subisce la collettività.
 
Ci si chiede: ma in Europa funziona tutto così? Non sembra a giudicare dal tasso infrastrutturale di Paesi come Germania, Danimarca o Francia, ove sfrecciano treni ad alta velocità da Nord a Sud, da Est a Ovest, ove gli aeroporti aumentano di numero e di capienza, ove i porti sono sempre più competitivi per attrarre i traffici che provengono anche dall’Oriente. Di tutto questo l’Italia, e in particolare il Sud, sono sprovvisti, quest’ultimo in misura notevole.
L’affidamento degli appalti a Procure e GdF avrebbe non solo il vantaggio di eliminare gran parte della corruzione, ma anche quello di far sì che il maggior numero degli appalti si concluda nei tempi previsti, perché le magagne sarebbero smascherate prima, con la conseguenza che molti, per paura o convenienza, cercherebbero di evitarle.
Va dunque modificato in radice il sistema, non solo riformando quel colabrodo che è il Codice degli appalti, mettendo in testa alla filiera soggetti pubblici di sicura esperienza e di grande onestà e approvando un nuovo reato: il disservizio pubblico.

Articolo pubblicato il 07 aprile 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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