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Gli studi dell'Ido e il Progetto Tartaruga contro i disturbi dello spettro autistico
di Redazione

L’approccio dell’Istituto di ortofonologia di Roma per favorire sintonizzazione affettiva, capacità relazionali e inclusione scolastica 

Tags: Autismo



in collaborazione con ITALPRESS
 
ROMA - “Emma è una bambina di 4 anni e mezzo, problematica fin dalla nascita. Era sofferente, aveva crisi di pianto continue, era inconsolabile. Non ricordo una giornata tranquilla trascorsa al parco con il passeggino perché lei lanciava le scarpe. Era davvero ingestibile”. Queste le parole di una mamma, Laura Lo Monaco, pronunciate in occasione della XI giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo. Come lei, ci sono in Italia altre 500.000 famiglie con figli coinvolti nei disturbi dello spettro autistico.
 
“Emma – ha aggiunto - è nata con un forte reflusso gastroesofageo e noi attribuivamo a questo problema tutte le sue sofferenze, ma non era così. A 30 mesi non parlava, non diceva mamma e papà, non pronunciava nessuna parola. Fu l’otorino che ci nominò per la prima volta i disturbi dello spettro autistico e ci consigliò di andare all’Istituto di ortofonologia (Ido) per approfondire la mancanza della parola. Mia figlia fu visitata da Federico Bianchi di Castelbianco, il direttore dell’Ido, che la rimandò alla sua equipe. Arrivò così la diagnosi e fu sofferta perché nessun genitore vuol sentir parlare di questa sindrome”. La bambina venne subito inserita nel piano terapeutico previsto dal Progetto tartaruga dell'Ido, il primo modello evolutivo a mediazione corporea per i disturbi dello spettro autistico nell’infanzia.
 
“Il nome Tartaruga – ha spiegato il direttore dell’Ido - è stato scelto proprio per non dare una falsa aspettativa alle famiglie. Dura quattro anni e prevede dalle 6 alle 10 ore a settimana. Si tratta di un approccio integrato che abbraccia una visione globale del bambino e si struttura, infatti, in incontri informativi e di consulenza individuale e di gruppo per i genitori, miranti a favorire la sintonizzazione affettiva e a lavorare sulla dinamica relazionale genitore-bambino attraverso la condivisione ludica, il sostegno educativo a scuola per incoraggiare l’inclusione scolastica dei bambini con autismo, le visite specialistiche le osservazioni diagnostiche periodiche, le valutazioni psicologiche, neuropsichiatriche e inerenti le abilità cognitive e sociali e numerose attività tra cui la pet therapy. La terapia ambulatoriale comprende, invece, terapia a mediazione corporea sessioni di logopedia, musicoterapia, psicomotricità, psicoterapia e un lavoro pedagogico specificamente indirizzato alle difficoltà cognitive”.
 
Emma fa parte di un gruppo di quaranta bambini di tre anni presi in carico dall’Ido: “Precedentemente – ha evidenziato Castelbianco - avevamo condotto una ricerca su ottanta minori con disturbi dello spettro autistico dai tre ai quindici anni con un risultato di uscita dal disturbo del 30%. Successivamente abbiamo organizzato questi quaranta bambini dell’età di tre anni e dopo due anni di terapia sono usciti dalla diagnosi di autismo 18 bambini su quaranta, quasi il 50%. Siamo molto felici di questo risultato e abbiamo tanti scambi con l’estero”.
 
Il progetto terapeutico dell'Ido è oggetto di diversi articoli pubblicati su note riviste scientifiche internazionali che hanno giò totalizzato migliaia di lettori, esperti del settore. Sono tutte consultabili sul portale www.ortofonologia.it. Il crescente interesse internazionale ha anche portato l’Ido a esportare il suo approccio evolutivo in molte regioni italiane, tra cui la Sardegna e la Sicilia, nonché a sviluppare importanti scambi scientifici e formativi con le Università straniere in Brasile, Colombia, Stati Uniti e Israele.

Articolo pubblicato il 11 aprile 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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