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Imprese, per le srl nuove spese da affrontare
di Michele Giuliano

Nuovo obolo per le aziende: dovranno dotarsi di organo collegiale di controllo (con relativi aggravi), in Sicilia interessate in 5 mila 

Tags: Impresa, Tasse, Cgia Mestre



PALERMO - Ancora tasse, spese che vanno a pesare sulle imprese già cariche di balzelli e spese che spesso rendono difficile sbarcare il lunario a fine mese. Altri 3.500 euro l’anno da spendere per le società a responsabilità limitata (Srl), che dovranno dotarsi di un organo di controllo collegiale o, in alternativa, di un revisore legale dei conti. 133 mila in tutta Italia, 5.755 in Sicilia, per una spesa complessiva di oltre 20 milioni di euro.

La Cgia di Mestre denuncia l’ennesima spesa che va a pesare su chi tenta di lavorare investendo su se stesso e sulle proprie capacità. “Dopo aver deciso di rinviare di un anno - dice il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo - sia l’entrata in vigore dell’Iri, vale a dire la nuova imposta che avrebbe consentito alle società in nome collettivo di beneficiare di un’aliquota sui redditi del 24 per cento, sia l’abolizione degli studi di settore, arriva a sorpresa questo nuovo balzello”.

In altre parole, invece di migliorare i bilanci delle piccole imprese attraverso la diminuzione delle tasse, della burocrazia inutile e dannosa o facilitando il ricorso al credito, il legislatore, viceversa, ha deciso di farlo “affiancando” alle Pmi un tutor che, di certo, appesantirà i costi aziendali. Con la vecchia normativa, in una Srl la nomina dell’organo collegiale di controllo o del revisore dei conti non era sempre obbligatoria. Lo diventava quando era prevista dallo statuto, oppure se si verificavano alcune condizioni particolari. Con la nuova disposizione di legge, invece, le piccole imprese a responsabilità limitata comprese tra 10 e 50 addetti che, secondo i calcoli della Cgia ammontano a poco meno di 133.000 unità in tutta Italia, e quasi 6 mila in Sicilia, saranno costrette a nominare il collegio o il revisore dei conti accollandosi un costo aggiuntivo di circa mezzo miliardo di euro l’anno.

Per il segretario della Cgia, Renato Mason, è altresì necessario fare un’ulteriore riflessione: “Oltre a ridurre il peso delle tasse è indispensabile, in particolar modo per le micro imprese, diminuire anche il numero di adempimenti fiscali che, invece, continua ad aumentare e costituisce un grosso problema per moltissime attività. Non dobbiamo dimenticare che i più penalizzati da questa situazione, così come avviene per le tasse, sono le piccole e piccolissime imprese che, a differenza delle realtà più grandi, non dispongono di una struttura amministrativa in grado di farsi carico autonomamente di tutte queste incombenze”.

In generale, il carico fiscale sulle imprese italiane non ha eguali nel resto d’Europa quando misuriamo l’incidenza percentuale delle tasse pagate dalle aziende sul gettito fiscale totale. Se da noi la percentuale è del 14,9, la media dell’Unione europea è pari all’11,5%. E i dati si riferiscono solo ad alcune imposte, quali l’Irap, l’Ires, la quota dell’Irpef in capo ai lavoratori autonomi, le ritenute sui dividendi e sugli interessi e le imposte da capital gain. Non considerando quindi altri esborsi come i contributi previdenziali, l’Imu/Tasi, il tributo sulla pubblicità, le tasse sulle auto aziendali, le accise, i diritti camerali, etc..., che sono esclusi dall’analisi. Si può quindi affermare con buona approssimazione che in questa elaborazione l’ammontare complessivo del carico fiscale sulle imprese italiane è sicuramente sottostimato. “Noi siamo convinti che sia necessario far ripartire con forza la domanda interna – conclude il segretario della Cgia Renato Mason - in particolare bisogna aumentare il numero degli occupati e lasciare a questi ultimi più soldi in tasca”.

Articolo pubblicato il 13 aprile 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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