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Finta democrazia, Oligarchia contro il popolo
di Carlo Alberto Tregua

Un Paese con tre minoranze



La situazione paradossale venuta fuori dalle elezioni del 4 marzo, e cioè che nel nostro Parlamento non vi è alcuna maggioranza ma tre minoranze, è la conseguenza dell’irresponsabilità e della pochezza di tutto il ceto politico italiano, che ha approvato una legge elettorale, detta Rosatellum, con il compito di approdare a questo triste risultato.
Non si è trattato dunque del caso, bensì di un preciso progetto delle tre minoranze, che, pur sapendo di non poter diventare, nessuna delle tre, maggioranza, sono andate pervicacemente a chiedere i voti al popolo italiano sapendo che non l’avrebbero potuto governare.
Un comportamento, questo, irresponsabile e contro lo stesso popolo, perché l’assenza di un governo per quasi due mesi, e ancora non si sa bene per quanto tempo, è fortemente deleteria per il buon andamento delle istituzioni.
Il centrodestra con i suoi tre oligarchi (Salvini, Berlusconi e Meloni), il centrosinistra costituito dal Pd e da qualche cespuglio centrista in cui non si individua la leadership, che però esiste ed è fortemente ferita dai propri elettori; una sinistra totalmente azzerata che non conta più nulla; e infine la novità (si fa per dire) del M5S, dove c’è un capo apparente (il pupo) mentre le sue fila sono agitate dal puparo Grillo e, forse, da Casaleggio.
 
È evidente come lo scenario, con pochi protagonisti che si annullano fra di loro, è certamente preoccupante e non si vede lo sbocco di questa crisi.
In altri termini, stiamo assistendo all’esercizio di una Democrazia senza Popolo in cui vi sono tre squadre di oligarchi che non si mettono d’accordo (perché non possono), le quali pur nel loro stato di impotenza continuano a fare una comunicazione ai cittadini del tutto falsa e piena di menzogne, scaricando la responsabilità di ogni mancato accordo sull’altra parte.
Aveva ragione Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896 - 1957) quando sosteneva che bisogna far finta di cambiare tutto per non cambiare niente.
Il teatrino dell’epoca, democristiano, socialista e comunista, tripolare, si è ripresentato di nuovo: come dire che la storia non è per nulla maestra di vita, anche se molti continuano a ripetere, pappagallescamente, il contrario.
 
Alexis de Tocqueville (1805 -1859), già duecento anni fa, scrisse un testo sulla democrazia che ancora oggi è di grande valore: La Democrazia in America (1835, prima parte e 1840, seconda parte).
Egli appunto sosteneva che il popolo, che dovrebbe conferire il Potere, elegge i propri rappresentanti i quali costituiscono una oligarchia dalla quale, in suo nome, fa e disfà tutto quello che vuole contro lo stesso Popolo.
Del resto la più importante rivoluzione degli ultimi secoli, quella francese, che cominciò con la presa della Bastiglia del 14 luglio 1789 è la dimostrazione palese di quanto veniva affermando de Tocqueville mezzo secolo dopo.
Il richiamo storico non è un esercizio mentale, ma serve per farci capire la situazione odierna nella quale abbiamo un Parlamento immobilizzato, le istituzioni inchiodate, i servizi pubblici senza capi, il che equivale a pensare a una nave senza capitano: non può che andare sugli scogli.
 
Una vera Democrazia, come quella nordamericana o quella francese, esprime il suo governo la sera delle elezioni, che dura quattro-cinque anni senza baratti, ricatti o altre nefandezze.
L’alternanza al governo è la vera forma di Democrazia perché consente di consolidare le istituzioni, di decidere e far giudicare in maniera lampante chi fa bene e chi fa male.
Negli Stati Uniti la Carta del 4 luglio 1776 costituì l’inizio di quella democrazia, che ebbe in George Washington, nell’aprile 1789 (lo stesso anno della rivoluzione francese), il suo primo Presidente.
Da allora, a distanza di 229 anni, gli Stati Uniti hanno eletto appena 45 Presidenti (l’ultimo è Donald Trump). Quella stabilità, quella certezza di chi ha le responsabilità di guida del Paese, hanno fatto degli Usa la potenza economica, sociale e militare più grande del mondo coi suoi 18.000 miliardi di dollari di Pil (Banca Mondiale).
Ora, non si vede la soluzione allo stallo italiano che dovrà essere affrontato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in maniera precisa e cioè nominando un presidente del Consiglio non politico con i compiti che abbiamo più volte elencato.

Articolo pubblicato il 27 aprile 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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