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Quotidiano di Sicilia

La quarta rivoluzione industriale, tecnologia al servizio dell'uomo
I cambiamenti, dalla seconda metà del ‘700, che hanno segnato la storia dell’umanità migliorandone vivibilità e produttività. L’interazione uomo-macchina per una produzione sempre più automatizzata e interconnessa 



RAGUSA - Il termine rivoluzione indica un “giro completo”, quindi un cambiamento radicale, che abbia, in qualche modo, segnato la storia dell’umanità.
La prima rivoluzione industriale – seconda metà del Settecento - introdusse il vapore e l’automazione nei processi produttivi, cambiando profondamente il volto della società, spopolando i campi e popolando le città. Tutto ciò modificò anche la visione del mondo e i rapporti familiari.
 
La seconda rivoluzione fu un processo che rappresentò la seconda fase dello sviluppo industriale; in questi anni – seconda metà dell’Ottocento - l’Europa occidentale consolidò la propria presenza nel mondo con l’introduzione dell’elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio. Tutto ciò provocò una profonda trasformazione che coinvolse, non solo il sistema economico, ma anche quello sociale, determinando la nascita del Capitalismo. Le periferie delle città si popolarono di un’inquietante edificio: la fabbrica. Qui l’uomo scopriva la parcellizzazione del lavoro e percepiva la propria spersonalizzazione, riducendosi esso stesso a macchina.
 
La terza rivoluzione coincide, invece, con tutta una serie di processi di trasformazione della struttura produttiva, e del tessuto socio-economico, avvenuto nella seconda metà del Novecento, sotto la spinta dell’innovazione tecnologica. La ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie diventarono un fattore essenziale della crescita economica, nonché un indicatore estremamente efficace per stabilire una gerarchia tra paesi ricchi e poveri. Le tecnologie concentrate nei settori dell’informatica e della telematica avviarono un nuovo sistema di produzione, che determinò il declino delle lavorazioni basate sull’impiego di grandi quantità di manodopera.
 
Oggi è cominciata, anche in Italia, la quarta rivoluzione industriale, ossia il processo che porterà a una produzione industriale completamente automatizzata e interconnessa. Secondo un rapporto della multinazionale di consulenza McKinsey, le nuove tecnologie digitali eserciteranno un forte impatto nell’ambito di quattro direttrici di sviluppo: la prima è l’utilizzo dei dati, la seconda è l’analisi dei dati, la terza è l’interazione tra uomo e macchina, la quarta riguarda il settore che si occupa del passaggio dal digitale al “reale”, per utilizzare in modo mirato l’energia razionalizzando i costi e ottimizzando le prestazioni.
 
Tutto questo si chiama “Industry 4.0”.
Con questo termine inglese si indica una tendenza dell’automazione industriale che integra alcune nuove tecnologie produttive, al fine di migliorare condizioni di lavoro, produttività e qualità produttiva degli impianti. Industria 4.0 prende il nome dall’iniziativa europea “Industry 4.0”, ispirata a sua volta ad un progetto del governo tedesco. Tale progetto prevedeva investimenti che riguardassero infrastrutture, scuole, aziende eccetera, allo scopo di portare la manifattura tedesca ai vertici mondiali. I risultati ottenuti dalla Germania nel campo della produzione, hanno portato molti altri Paesi a perseguire questa politica. Da ricerche varie è emerso che nei prossimi anni tutto ciò influenzerà profondamente l’evoluzione del lavoro. L’effetto sarà la creazione di due milioni di posti di lavoro ma contemporaneamente ne spariranno sette milioni. A livello di gruppi professionali pare che le perdite si concentreranno nelle aree amministrative della produzione. Secondo la ricerca queste perdite saranno parzialmente compensate dall’area finanziaria, management, informatica e ingegneria. Cambiano dunque competenze e abilità e diventano rilevanti pensiero critico e creatività.
Il rischio concreto è che in una società così progredita dal punto di vista tecnologico-scientifico, l’uomo perda le ataviche, consolidate certezze, che per millenni sono state universalmente condivise.
 
L’avvento di nuove parole – che gli onnipresenti media rendono palesi a tutti – come ad esempio “biopolitica, bioetica, biodiritto”, porta l’umanità ad alienarsi, consegnandosi ad un’evoluzione intrinsecamente legata al dominio della tecnica, che si rivela l’unico potere del nostro tempo.
 
Classe V A,
Liceo Scientifico Enrico Fermi, Ragusa
 

Articolo pubblicato il 28 aprile 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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