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Ex sportellisti, albo aggiornato: dentro in 1.835, solo 161 esclusi
di Michele Giuliano

Regione: revisionato l’elenco degli aventi diritto. Troppi per le effettive disponibilità degli uffici regionali. Costati quasi mezzo miliardo di euro senza mai risolvere i problemi occupazionali 

Tags: Lavoro, Sicilia, Sportelli Multifunzionali



PALERMO - Un nuovo elenco per i lavoratori degli ex sportelli multifunzionali. I numeri rimangono importanti: l’elenco è composto da ben 1.835 elementi, mentre gli esclusi rimangono appena 161. Questo il risultato dell’ultimo aggiornamento, come da avviso n. 6587 del 6 marzo trascorso, pubblicato dal servizio VIII dell’assessorato regionale all’Istruzione e alla Formazione professionale.
 
Un numero molto alto, che va sempre a cozzare con le effettive disponibilità degli uffici regionali, che, ormai da qualche anno, non hanno in nessun modo trovato una soluzione per un numero così alto di lavoratori rimasti a casa. E dire che in passato questi servizi sono costati tanto, forse troppi soldi, alle casse dei siciliani. Mezzo miliardo di euro, spicciolo più, spicciolo meno.
 
 
Queste strutture sono nate con lo scopo di favorire l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro, aiutando dunque i disoccupati, gli inoccupati e successivamente anche gli studenti a trovare un impiego. La loro nascita porta la firma messa in calce dal governo di allora attraverso la circolare dell’assessorato al Lavoro numero 2 del 8 giugno 2000. Con la Convenzione quadro del 4 luglio 2000 tra la Regione Siciliana e gli enti gestori della formazione professionale siciliana, viene stabilito che gli uffici provinciali del lavoro e della massima occupazione possono sottoscrivere apposite convenzioni con gli organismi titolari di sportelli multifunzionali operanti nel proprio territorio al fine di avvalersi dei servizi da questi offerti come specificati nella circolare dell’assessorato al Lavoro numero 2 del 8 giugno 2000. In pratica sono andati ad affiancare, con ulteriori implementazioni, i centri per l’impiego.
 
Secondo i dati ufficiali, dal 2005 (anno in cui è stato istituito un apposito capitolo di bilancio alla Regione per gli Sportelli) al 2010 gli Sportelli multifunzionali sono costati la bellezza di 334 milioni di euro. Soldi andati sprecati, visti i risultati apportati sul piano occupazionale. Anzi, la situazione siciliana è progressivamente peggiorata. I dati statistici dell’Istat, dicono che nel 2005 in Sicilia c’erano 1.440.000 occupati. Nel 2010 di occupati se ne contano 1.471.000, con una perdita netta di ulteriori 31 mila posti di lavoro, al ritmo di oltre 5 mila occupati in meno all’anno.
 
Un quadro impietoso della situazione, che si scontra con l’enorme investimento fatto, che si realizza in un apparato enorme, costituito da 252 sportelli istituiti in tutta l’Isola, 1.541 lavoratori (all’epoca in cui erano nati), di cui la quasi totalità (1.385) assunti a tempo indeterminato. Appare del tutto evidente che questo sistema ha fatto e continua a fare acqua da tutte le parti. Anche perché, soprattutto, sembra essere stato concepito teoricamente in maniera efficace, ma nella realtà è rimasto avulso dall’intero mondo del lavoro, per cui la possibilità di trovare effettivamente un impiego attraverso la loro azione erano minime.
 
Come hanno rilevato diversi operatori, gli utenti erano obbligati a rendere dichiarazione di disponibilità, mentre le aziende non avevano alcun vincolo, per cui i pochi posti disponibili non venivano segnalati agli sportelli e ai Cpi, i quali erano impossibilitati a segnalare le opportunità di lavoro nel territorio. L’unica attività possibile, quindi, era quella di supportare i giovani indirizzandoli dopo colloqui orientativi, aiutandoli a compilare il curriculum vitae in maniera efficace, per cercare di comprendere al meglio le possibilità del singolo utente.

Articolo pubblicato il 10 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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