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Sono 7,8 milioni gli italiani che usano le erbe per curarsi
di Elio Sofia

Coldiretti su dati Eurispes: il consumo di piante officinali ha superato le 25.000 tonnellate all’anno. Tra le più diffuse: mirtillo nero, vite rossa, Ginkgo biloba, valeriana, genziana 

Tags: Coldiretti, Eurispes



CATANIA – Sempre più italiani curano il proprio mantenimento psicofisico utilizzando piante o estratti. Secondo una indagine di Coldiretti effettuata su dati Eurispes sono infatti circa 7,8 milioni coloro i quali adoperano rimedi del tutto naturali, il che ha dato spinta e slancio all’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri della storica riforma della Legge 6 gennaio 1931, n. 99, ormai vecchia di quasi 90 anni, che disciplina la coltivazione, la raccolta e il commercio delle piante officinali.
 
Le novità per il settore sono quelle contenute nel “Testo unico in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali ai sensi dell’articolo 5 della legge 28 luglio 2016, n. 154”. Il decreto, ai sensi dell’articolo 5 della legge delega, fa proprie le conclusioni del Tavolo di filiera delle piante officinali, istituito nel 2013, e, tenendo conto delle normative europee, adegua finalmente la disciplina vigente dando un nuovo assetto al settore, in modo da favorirne la crescita e lo sviluppo e da valorizzare le produzioni nazionali, garantendo al contempo una maggiore trasparenza e conoscenza al consumatore finale. La nuova legge soddisfa le esigenze di regolamentazione del settore delle piante officinali che ha registrato negli ultimi tempi un notevole incremento della domanda di prodotti.
 
Secondo i dati riportati nel Piano di settore delle piante officinali, sono 2.938 le aziende agricole italiane con una superficie destinata a “piante aromatiche, medicinali e da condimento” per un totale complessivo di 7.191 ettari. Sono quasi 300 le piante officinali coltivate in Italia e tra quelle più diffuse – rileva la Coldiretti – ci sono, oltre a mirtillo nero e zafferano, anche vite rossa, Ginkgo biloba, passiflora, camomilla, genziana, valeriana, cardo mariano, finocchio, incarnata, camomilla, cipolla, origano, rosmarino, liquirizia, assenzio, aglio, coriandolo, anice, meliloto, carciofo e rabarbaro.
 
Per comprendere a fondo l’importanza dei prodotti di trasformazione delle piante officinali nel panorama economico italiano, occorre tenere presente che circa il 50 % degli integratori alimentari attualmente in commercio in Italia sono a base vegetale con gli infusi che generano un valore al dettaglio di 130 milioni di euro con un aumento del 7,9% in un anno secondo i dati Iri 2017. I fattori che spiegano tale incremento sono riconducibili al desiderio da parte del consumatore di utilizzare prodotti di origine naturale per il benessere del proprio corpo.
 
In Italia il consumo di piante officinali ha superato le 25mila tonnellate all’anno ma il 75% di queste è rappresentato però da importazioni estere; è quindi necessario sostenere la crescita della produzione nostrana; esigenza confermata anche dal ritorno dei cosiddetti “rimedi della nonna” con più di sei italiani su dieci (62%) che si difendono dai malanni di stagione affiancando alle medicine usuali, un’adeguata alimentazione integrata con l’assunzione di infusi ed estratti a base di frutti ed erbe. Ad esempio le foglie del prezzemolo hanno azione diuretica e stimolano la digestione, mentre il rosmarino aumenta l’appetito; la mentuccia è rinfrescante, la salvia è un ottimo digestivo e tranquillante ed acuisce la memoria e la maggiorana combatte tosse e catarro bronchiale, è antispasmodica per mestruazioni dolorose, calmante e utile per emicranie e spasmi intestinali.

Articolo pubblicato il 24 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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