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Un nuovo Piano di emergenza nel Polo industriale di Siracusa
di Giuseppe Solarino

Presentata nel Comune di Augusta la strategia di protezione civile per ridurre i rischi nell’area aretusea. Presi in considerazione 16 stabilimenti ed elaborati 77 scenari di possibili incidenti 

Tags: Siracusa, Inquinamento



PRIOLO (SR) - Presso il salone di rappresentanza “Rocco Chinnici” del Municipio di Augusta è stato presentato al pubblico il Piano di emergenza esterna (Pee) di Area del polo industriale di Siracusa. Il Pee non è altro che un piano di protezione civile elaborato dalla Prefettura che organizza, con il concorso delle altre Amministrazioni pubbliche locali, le risorse disponibili sul territorio per ridurre o mitigare gli effetti di un incidente industriale sulle aree esterne al perimetro di uno stabilimento industriale a rischio di incidente rilevante. Questo è il caso del Petrolchimico di Priolo che occupa una buona parte della superficie dei Comuni di Siracusa, Augusta, Priolo Gargallo e Melilli.
 
La Prefettura aretusea ha avviato da alcuni mesi la procedura di revisione e di aggiornamento del Pee. All’incontro hanno preso parte il sindaco di Augusta, Cettina Di Pietro, il vice Prefetto, Filippo Romano, il dirigente dell’area V per la Protezione civile della Prefettura, Marco Oteri e il vice comandante provinciale dei Vigili del Fuoco, Roberto Di Bartolo.
 
Dopo una breve introduzione del sindaco Di Pietro, ha preso la parola Marco Oteri che ha seguito l’aggiornamento del Piano, la cui prima stesura risale a circa dieci anni addietro. Per aggiornarlo si è formato un gruppo di lavoro costituito da tecnici dei Vigili del Fuoco, dell’ex Provincia, dell’Arpa, della Protezione Civile regionale e dei quattro Comuni interessati.
 
Vi è stato un impegno non indifferente durato diversi mesi che ha portato alla stesura di “un prodotto di alto livello che di fatto è un unicum a livello nazionale”. Subito dopo è intervenuto Roberto Di Bartolo, che con l’ausilio di diapositive, ha illustrato gli aspetti tecnici del Ppe. L’aggiornamento si rende necessario per le evoluzioni normative intercorse negli ultimi anni, come la direttiva “Seveso III”, per le evoluzioni scientifiche e tecnologiche, per le modifiche apportate all’interno dei singoli stabilimenti.
 
Nel Piano sono stati presi in considerazione 16 stabilimenti, soggetti a direttiva Seveso. Sono state elaborate 16 schede informative e ben 77 scenari di incidenti che si potrebbero verificare con una certa probabilità.
I rischi connessi all’attività di questi impianti sono correlati alle caratteristiche fisiche e chimiche delle sostanze che vi vengono lavorate. Gli incidenti che si potrebbero verificare sono: incendi, esplosioni, diffusione di sostanze tossiche in atmosfera, rilascio di sostanze eco tossiche nell’ambiente.
 
Il Pee stabilisce anche i messaggi di emergenza da far eseguire ai sistemi di allarme, affinché la popolazione possa assumere le adeguate norme comportamentali, preventivamente indicate dal Comune.
 
Il Piano individua le tre zone maggiormente a rischio:
1. Zona di massima esposizione (o di sicuro impatto) che rappresenta la zona immediatamente adiacente allo stabilimento ed è generalmente caratterizzata da effetti sanitari gravi ed irreversibili.
 
2. Zona di danno che rappresenta una zona dove le conseguenze dell’incidente sono ancora gravi, in particolare per alcune categorie di persone (bambini, anziani, malati, donne in gravidanza, ecc.).
 
3. Zona di attenzione che rappresenta la zona più esterna all’incidente ed è caratterizzata da effetti generalmente non gravi.
Infine ha preso la parola il vice Prefetto Romano che ha invitato i cittadini presenti a fare delle osservazioni o ad inviarle alla Prefettura per migliorare il Piano così come disposto dal D.M. 29 settembre 2016 n.200 entro un breve lasso di tempo. Il Piano (non nella sua interezza) è consultabile sul sito della Prefettura di Siracusa. Si prevede che l’aggiornamento del Pee venga approvata dal Prefetto entro un mese.
 
Tra gli interventi quello del dirigente di Legambiente Sicilia, Enzo Parisi, che ha fatto presente il pericolo di collisione tra una petroliera carica con un pontile che si potrebbe verificare all’interno del porto di Augusta o dei pericoli connessi al trasferimento di liquidi infiammabili tra nave e nave.
 
Rossana Zerega del Comitato “Stop Veleni” ha chiesto che vengano compresi nel Piano anche gli stabilimenti minori che possono rappresentare un rischio come quelli maggiori e che si effettui una maggiore informazione nelle scuole e tra i cittadini.

Articolo pubblicato il 24 maggio 2018 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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