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Quotidiano di Sicilia

Efficienza giustizia civile: Sicilia indietro
di Lucia Russo

Si arriva a 1.901 giorni per le cause in materia di lavoro. Litigiosità in aumento soprattutto nel Mezzogiorno. I procedimenti di cognizione al tribunale di Messina durano tre volte di più di quelli di Torino

Tags: Giustizia



PALERMO – Nel divario di efficienza nel settore della Giustizia civile, la Sicilia risulta ai livelli più bassi. Il dato emerge nello studio di Carmignani e Giacomelli (2009) pubblicato all’interno del volume a cura della Banca d’Italia, dal titolo “Mezzogiorno e politiche regionali”.
La durata nei tribunali del Mezzogiorno risulta sensibilmente superiore a quella delle altre aree. Nel 2005, essa era pari a 1.124 giorni per la cognizione e a 1.011 giorni per le cause in materia di lavoro, valori superiori a quelli medi nazionali rispettivamente del 22 e del 15 per cento.

Considerando i singoli distretti, la durata dei procedimenti di cognizione nei tribunali del distretto meno efficiente (Messina) è pari a circa 3 volte quella del distretto più efficiente (Torino); più marcate sono le differenze nel caso dei procedimenti in materia di lavoro: la durata media nel distretto meno efficiente (Taranto) è pari a circa 6 volte quella del distretto maggiormente efficiente (Torino).

I divari territoriali nei tempi della giustizia riscontrati in primo grado permangono in grado di appello. Considerando entrambi i gradi di giudizio, si accentua lo svantaggio delle regioni meridionali rispetto al resto del paese. Nel 2005, la durata complessiva dei procedimenti nei distretti del Mezzogiorno era pari a 2.103 giorni per la cognizione ordinaria e a 1.901 giorni per le cause in materia di lavoro, previdenza e assistenza (durata effettiva) e, per entrambe le tipologie di procedimento, superava il valore medio nazionale del 13 per cento. Rispetto al 2000 sia la durata (stimata) dei procedimenti di cognizione ordinaria sia la durata (effettiva) dei procedimenti in materia di lavoro in primo grado sono lievemente diminuite (passando rispettivamente da 1.062 a 918 giorni e da 935 a 877 giorni).

Sebbene la diminuzione sia stata generalizzata, il fenomeno ha avuto maggiore intensità nel Nord Ovest e al Centro dove la durata dei procedimenti di cognizione ordinaria si è ridotta rispettivamente del 22 e del 15 per cento e quella dei procedimenti in materia di lavoro si è ridotta rispettivamente del 23 e del 25 per cento.
La più lunga durata risente della maggiore litigiosità, soprattutto con riferimento alle cause in materia di lavoro, previdenza e assistenza, che caratterizza le regioni meridionali.

A sua volta, l’elevata durata delle procedure giudiziarie può costituire un incentivo ad intraprendere liti, con il conseguente allungamento dei tempi della giustizia. La litigiosità, inoltre, risulta in aumento negli anni più recenti; nel Mezzogiorno la crescita è più accentuata che nel resto del paese.
La durata dei procedimenti dipende anche dalle risorse a disposizione per l’esercizio della giustizia. In particolare, il numero di magistrati per abitante è superiore nel Mezzogiorno rispetto alle altre aree; la più elevata concentrazione di magistrati tiene conto della maggiore litigiosità corrente in quelle regioni.

Tuttavia, i magistrati del Mezzogiorno si trovano a dover smaltire un carico pro capite superiore a quello dei colleghi del Centro Nord dovuto all’accumulo di cause pregresse non definite. I dati relativi alla  distribuzione del personale amministrativo, alla mancata copertura di posizioni in organico e alla spesa pubblica territoriale nel settore della giustizia non risultano penalizzanti per il Mezzogiorno nel confronto con le altre aree. È possibile che sulla più elevata durata dei procedimenti nelle regioni meridionali incida negativamente il maggiore carico dovuto all’accumulo di procedimenti non definiti.

Articolo pubblicato il 21 gennaio 2010 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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